Cultura Teatro

#Intervista: Emanuela Panatta: “Sul palco amo proporre la vita”

#Intervista: Emanuela Panatta: “Sono interessata a proporre la vita”

Impegnata tra l’uscita del suo secondo libro, il ritorno sul palcoscenico e i molteplici progetti che bollono in pentola con l’Associazione Monolocale Produzioni, Emanuela Panatta attraversa la vita culturale del nostro Paese da oltre 30 anni tra musica, danza, recitazione, televisione, cinema, letteratura.

Una carriera luminosa e sempre in piena evoluzione scandita dal costante interesse nel “raccontare storie che ci facciano riflettere, perdonare, comprendere“.

Emanuela mi ha raccontato di quando ha iniziato ad amare il mondo dello spettacolo letteralmente dal… grembo materno, fino ad arrivare alla festa per i 6 anni di Monolocale che si terrà venerdì 22 ottobre presso lo spazio D.d’Arte di Viale Mazzini 1.

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Emanuela Panatta

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Emanuela? 

Tutto ebbe inizio nella pancia della mia bellissima mamma Emilia. Cantava per passione e ha una voce bellissima.

L’arte ha sempre fatto parte della nostra cultura famigliare, fin dai miei bisnonni.

Mia madre ricorda che mentre l’ascoltavo cantare danzavo a piedi nudi in casa e che quando “gattonavo” mi muovevo a ritmo di musica.

Ho iniziato prima a danzare, poi a camminare. Ho un filmato del mio primo saggio di danza al Teatro Olimpico di Roma: avevo 4 anni, ero in prima fila, feci tutta la coreografia di spalle al pubblico rivolta verso le altre bambine perché pensavo di essere la prima ballerina dello spettacolo… Quando dovetti scendere piansi per tutto il tempo.

La mia storia artistica nacque anche dalla valigia di mio nonno nella quale mettevo diversi oggetti che tiravo fuori, con cui dialogavo inventando storie, ripetendo spesso che ero pronta per partire… 

Parlami delle tue attività in tempi di “non pandemia”: cosa ti piace proporre, sul palco, soprattutto? 

Amo lavorare con artisti, registi che stimo, che quando creano mi arrivano al cuore.

Quando recito o danzo è importante per me emozionarmi, arrivare al cuore appunto.

Sono interessata a proporre la vita. Raccontare storie che ci facciano riflettere, perdonare, comprendere.

Il mio posto è in teatro e ora più che mai sento l’esigenza di recitare, di voler abitare il palcoscenico. 

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Dal 1990, l’anno in cui ho firmato il mio primo contratto e ho aperto la partita iva.

Lo studio, gli incontri, la formazione, le scelte hanno cambiato il mio modo di intraprendere iniziative artistiche.

Se non avessi incontrato Beatrice Bracco nel 1999 (che è stata la mia insegnante di recitazione che ho seguito fino al 2012, lavorando al suo fianco come assistente) forse non avrei approfondito i miei studi da attrice, avrei continuato a lavorare come danzatrice o showgirl e oggi non sarei ciò che sono, non insegnerei il lavoro del corpo finalizzato a quello dell’attore, non avrei scritto un libro, non avrei detto i “NO” che ho detto…

Ciò che mi ha sempre interessato è l’evoluzione dal punto di vista umano, ogni progetto al quale ho partecipato mi ha aiutato a crescere, a scoprire una parte di me, un’espressività differente.

Ogni giorno con impegno cerco di essere una persona migliore.

Oggi rischio mettendomi in gioco e prendendomi meno sul serio, il tempo mi ha insegnato a non avere paura del giudizio e a godermela fino in fondo.

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Secondo te qual è il pubblico-tipo di Emanuela Panatta?

Un pubblico capace di vedere e ascoltare, attento. Il pubblico che vorrebbero in molti. 

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta? 

Un’attrice non deve mai smettere di ricercare, studiare, indagare la vita.

Un’attrice deve avere personalità, essere unica, interessata.

Domanda retorica (forse): l’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Molto. È stato terribile.

Avevo sentito i miei nonni parlare della guerra che l’hanno fatta e vissuta, ho sentito il pericolo di cui parlavano.

Un stop improvviso che ha interrotto tutto, che ci ha messo in ginocchio e coperto la bocca, molta paura per gli affetti. Essere in contatto con la morte.

Ho continuato a lavorare online e questo mi ha aiutato. 

Ho scritto e terminato il mio secondo libro prossimamente in uscita. 

Al momento di cosa ti stai occupando?

Scrittura e teatro. Dirigo laboratori di teatro fisico e danza sarò a Dello, in provincia di Brescia, il 23 e 24 ottobre.

Insegno movimento scenico in 2 importanti scuole di recitazione di Roma (lo Studio Emme di Sergio e Sara Martinelli e il Laboratorio di Arti sceniche di Massimiliano Bruno), ho degli allievi giovani e motivati, sono ambiziosi. 

Nel 2013 mi sono certificata trainer di Gyrotonic, una metodologia di allenamento che sviluppa le potenzialità fisiche e il benessere psico-fisico, che prtico e insegno abitualmente.

Teatri e cinema sono rimasti chiusi praticamente per tutta la durata dell’emergenza pandemica e sono stati gli ultimi luoghi culturali ad aver riaperto. La cultura è davvero “non necessaria”?

Non riesco a capire come si possa pensare una cosa simile…

Non fa parte della mia educazione, del mio vivere.

La cultura è necessaria, fondamentale per evolvere. 

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Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Tornerò presto in scena per recitare.

Uscirà il mio secondo libro, una biografia poetica.

Vorrei realizzare un progetto audiovisivo legato a Civico 33

Insieme a Daniele Coscarella e Dario Tacconelli abbiamo diversi progetti che vorremmo realizzare con la nostra associazione Monolocale produzioni.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Il progetto di messa in scena che ruota attorno al mio libro “Civico 33 monologhi di donne“.

La passione per la scrittura che coltivo mi regala molte soddisfazioni, non avrei mai pensato di scrivere un libro tutto mio, di cui ho curato ogni dettaglio.

Di poter condividere con altre attrici e “dare voce” a testi che ho scritto e scrivo.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Emanuela Panatta con un’immagine e con 3 parole?

Una tela grande, dove predomina il bianco delle nuvole, il nero del buio, il viola del mio umore.

Ci sono anche gli altri colori: l’azzurro del cielo, il blu del mare, il giallo del sole, il grigio del vento, il verde dei boschi, il rosso del fuoco, il marrone della legna, l’arancione delle arance, l’argento delle luci sul palcoscenico e l’oro.

Un quadro astratto, che si sposta, viaggia, non viene appeso e non resta mai per troppo tempo nello stesso luogo…

3 parole: Aquila – Reale – Volerei.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Paolo Gresta)
(Foto: © Paola Panatta)

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