Cultura Teatro

#Intervista: A. Calabrese, “ricordiamo al mondo la bellezza”

#Intervista: Annabella Calabrese, “ricordiamo al mondo la bellezza”

Un intenso scambio di emozioni caratterizza questa mia nuova intervista esclusiva per The Parallel Vision dedicata a un’artista elegante e raffinata: Annabella Aurora Calabrese.

Una professionista che fa del suo entusiasmo e della sua determinazione qualità contagiose. 

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Annabella Aurora Calabrese

Ho avuto il piacere di applaudirti in scena con lo spettacolo “Quando eravamo repressi 3.0”: i molteplici volti dell’amore e delle insicurezze personali. Uno spettacolo che ricordo per la sua allegra intensità. Ti va di iniziare la nostra conversazione proprio da questo ricordo in teatro?

Grazie mille Raffaella, sono davvero felice che tu abbia avuto la possibilità di apprezzare il nostro “Quando eravamo repressi 3.0”, che è uno spettacolo al quale sono particolarmente legata e del quale, dunque, parlo con estremo piacere. 

Quando eravamo repressi 3.0” è stato uno spettacolo di grande successo che ha registrato il tutto esaurito per ben 2 stagioni teatrali (2016/2017 e 2017/2018), scritto e diretto da Pino Quartullo e con in scena me, Tiziano Floreani, Matteo Cirillo e Francesca Bellucci

Il testo teatrale era stato scritto 27 anni prima da Pino e adattato al cinema nell’omonimo film di grande successo del 1992 con Pino Quartullo, Lucrezia Lante della Rovere, Alessandro Gassman e Francesca D’Aloja.

Lo spettacolo teatrale aveva poi visto una seconda edizione sempre con Pino Quartullo, Chiara Noschese, Giampaolo Morelli e Federica Di Martino, per poi arrivare alla versione 3.0, ovvero quella nel quale ho avuto il piacere di interpretare l’eccentrico e divertente ruolo di Petra

Per me è stato un grande onore essere scelta per questo ruolo da Pino Quartullo, in primo luogo perché è un artista con una visione del mondo unica e geniale e che stimo moltissimo, in secondo luogo perché il mio ruolo era stato interpretato nelle edizioni precedenti da grandi professioniste e questo ha rappresentato per me una grande e allettante sfida. 

Con Pino abbiamo lavorato per molti mesi nella definizione del personaggio, sia esteriormente che interiormente.

Ho cambiato taglio e colore di capelli, ho dovuto definire il corpo e indossare costumi eccentrici, ma al tempo stesso trovare quella fame d’amore e quella richiesta di attenzioni che contraddistingue il personaggio, quell’equilibrio sottile tra l’aggressività e il desiderio di essere amata e protetta, senza dimenticare ovviamente il tenore estremamente comico da cui è caratterizzato il personaggio e che con Pino abbiamo voluto marcare inserendo una cadenza fortemente pugliese.

Poi i costumi eccentrici di Giuseppe D’Andrea e i cambi costumi alla velocità di un trasformista hanno reso la sfida ancora più divertente.

Replica dopo replica ho scoperto nuove cose su Petra, affezionandomi a lei sempre più e per questo non posso che ringraziare l’autore e regista Pino Quartullo per aver ideato un personaggio così vero, reale e pieno di sfumature. 

Da allora quali nuovi progetti ti hanno coinvolta ed entusiasmata?

Fortunatamente ho avuto l’opportunità di affrontare sempre più sfide dopo “Quando eravamo repressi 3.0”.

In primis il film del quale sono coprotagonista “Un nemico che ti vuole bene”, diretto da Denis Rabaglia e con Diego Abatantuono, Antonio Folletto e Massimo Ghini, che è stato proiettato in anteprima al Festival di Locarno, per poi essere distribuito al cinema e in tv.

Nel film interpreto un personaggio molto eccentrico, la figlia di Diego Abatantuono, un professore universitario succube della propria famiglia al quale un killer professionista, Antonio Folletto, offre l’occasione di uccidere un nemico.

Dopo il rifiuto iniziale del professore, il killer si insinuerà nella famiglia, seducendone la figlia Ivana (il personaggio che interpreto), ingenua e con il sogno di diventare una cantante lirica nonostante la totale mancanza di talento. 

Per me avere la possibilità di confrontarmi con grandi talenti come Diego Abatantuono, ma anche la grande Sandra Milo, che nel film interpreta il ruolo di mia nonna, è stato molto stimolante, anche grazie alla direzione attenta e magistrale di Denis Rabaglia che è riuscito a creare tra noi attori un vero clima familiare.

A questa splendida esperienza ne sono seguite altre, come lo spettacolo “Ctrl z – Indietro di una mossa” scritto e diretto da me e Daniele Esposito, che è stato vincitore del premio “Teatro de’ servi” al Roma Comic Off 2019 e nel quale interpreto il ruolo di Clara, una fotografa che acquisisce il potere di tornare indietro di una mossa nella realtà spingendo i tasti Ctrl z sulla tastiera del proprio computer, o come il formatShakespeare in wine”, nato da una mia idea nel 2010 con l’intento di riavvicinare il grande pubblico ai classici shakespeariani grazie alla creazione di un momento di convivialità simile a quello che accadeva nel Teatro Elisabettiano e con un grande successo di pubblico nelle edizioni del 2019 e del 2020. 

Infine non posso non nominare un altro importante tassello del mio percorso, ovvero quello che riguarda la mia attività come autrice e regista, ma anche attrice, di opere teatrali ispirate alle fiabe tradizionali italiane che ha trovato la sua massima espressione negli spettacoli “Le fiabe del Castello”, finanziato dalla Regione Lazio nell’ambito dell’iniziativa “Itinerario Giovani”, e “Il giardino delle fiabe”, vincitore dell’Avviso Pubblico Estate Romana 2020-2021-2022.

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“Shakespeare in wine”

Oggi viviamo una situazione di profonda incertezza culturale: quale riflessione puoi condividere con noi riguardo questo argomento?

Questo è sicuramente un momento difficile per tutti: per la prima volta la nostra generazione e le generazioni a noi vicine si sono trovate ad affrontare qualcosa di totalmente nuovo e imprevedibile e questo non può che causare spaesamento, incertezza e, inutile negarlo, grande tristezza.

Non possiamo dimenticare le vittime che questo terribile virus ha fatto ma, al tempo stesso, non possiamo e non dobbiamo arrenderci. 

Quando mi sento preoccupata per il mondo che mi circonda, di solito, attingo ai libri di storia e vado a vedere se in passato si sono verificate situazioni simili e in che modo e, a essere sincera, ho fatto la stessa cosa in questo caso, quando per la prima volta ho sentito avvicinarsi la minaccia dell’emergenza epidemiologica.

Le pandemie non sono nuove alla nostra specie e c’è una sorta di ciclicità in grandi malattie che sconvolgono le società che colpiscono (si pensi alla “spagnola” agli inizi del secolo scorso).

Ma, nel corso della storia, l’uomo è riuscito sempre a combatterle e a lasciarsele alle spalle. 

Beh, credo che questo è quello che tutti noi possiamo e dobbiamo augurarci: di sconfiggere questo terribile virus e di lasciarcelo alle spalle, senza dimenticare ovviamente tutti coloro che purtroppo ne sono stati vittima.

Sono un’inguaribile ottimista e non posso non sperare che tutto questo terribile periodo storico ci porti qualcosa di buono: magari una sensibilità maggiore o un’attenzione verso l’arte e la cultura che si sono rivelate così importanti in questi periodi di lockdown e semi lockdown

A grandi periodi di sofferenza seguono periodi di grande rinascita e che spesso coincidono con un’offerta culturale pregna di una nuova forza, è una fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

Noi artisti dobbiamo fare questo: rinascere dalle nostre ceneri per ricordare al mondo la bellezza.

È la nostra vocazione e da essa non possiamo prescindere. 

Ho notato il tuo interesse per il mondo della fiaba! Raccontaci qualcosa in più

Ho scoperto le fiabe quando ero molto piccola grazie a mio padre, che incoraggiava il mio amore per la lettura regalandomi libri dedicati alla nostra tradizione fiabesca.

Sono cresciuta, quindi, con le fiabe tramandate da Basile e da Calvino, per poi espandere con il tempo ulteriormente le mie conoscenze fino a tracciare una sorta di “mappa” del mondo fiabesco italiano.

Per questo, in quanto autrice e regista, non potevo non confrontarmi con questo grande amore ed è così che è nata, insieme a Daniele Esposito, l’idea di adattare al pubblico di oggi fiabe tradizionali italiane, attualizzandole e privandole degli elementi fortemente gotici che non sarebbero stati adatti ai bambini di oggi.

Un altro elemento per me fondamentale è il rapporto con il pubblico e così è nata l’idea di creare un mondo fiabesco immersivo, nel quale i bambini potevano aggirarsi tra storie fantastiche e immedesimarsi nei protagonisti delle fiabe della nostra tradizione.

Lo spettacolo “Le fiabe del Castello” e il festival “Il giardino delle fiabe” si basano proprio su questi principi fondamentali, che sono i cardini anche della web serie che ho diretto durante il primo lockdownResto a casa con le fiabe”.

In questi progetti abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico e critica ma, a esser sincera, ciò che mi riempie maggiormente il cuore è la reazione dei bambini, meravigliati ed estremamente partecipi, alcuni dei quali hanno fatto dei personaggi della nostra tradizione i loro nuovi eroi (ne è un esempio la fiaba bolognese di Giricoccola, che ha conquistato bambini e bambine, molti dei quali hanno voluto approfondirne la storia ulteriormente).

In un mondo in cui l’offerta dell’intrattenimento per bambini è davvero vasta e l’infanzia è tempestata da impulsi pubblicitari credo che questa sia la migliore ricompensa in assoluto per il nostro lavoro. 

A breve sarai presente in un videoclip musicale, giusto?

Esattamente. Sono protagonista, assieme a Pierfrancesco Scannavino di “Un raggio a strapiombo”, il nuovo singolo di Innocente, diretto da Daniele Esposito.

Nel videoclip interpreto una donna intrappolata in una storia d’amore ripetitiva e diventata intollerabile a causa della continua ripetizione dovuta al lockdown. Con il compagno cerca di inventarsi qualsiasi cosa per fuggire dalla monotonia, come partite di tennis in salotto, passeggiate sotto la pioggia nella doccia o gite in barca sul letto, ma alla fine capisce che l’unica soluzione è separarsi e che non sempre l’essere troppo simili in una coppia fa bene. 

Ci siamo divertiti molto a girare il videoclip.

In primis perché il regista è Daniele Esposito, che oltre ad essere mio marito, è a mio parere un grande talento.

In secundis perché dare vita a quelle situazioni surreali è stato davvero esilarante dal punto di vista interpretativo, senza parlare del fatto che Daniele ci ha fatto lavorare su una mimica facciale quasi da Buster Keaton e a volte era davvero difficile rimanere seri. 

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“CTRL Z – Indietro di una mossa”

Annabella e l’amore per l’arte e il teatro: una scelta di vita che inizia quando?

Probabilmente nella culla. Vengo da una famiglia nella quale c’è sempre stato grande amore per l’arte ma per certi versi i miei familiari avevano dovuto prendere altre strade.

Il mio bisnonno voleva aprire un cinema in un piccolo paesino della Puglia ma poi, convinto dalla mia bisnonna, decise di aprire un’industria di panificazione (al tempo il cinema veniva considerato l’opera del diavolo e la mia bisnonna era molto credente).

Mio nonno voleva fare l’attore ma poi venne richiamato nell’attività di famiglia e mio padre sebbene lavori come avvocato ha un po’ la recitazione nel sangue.

Diciamo che io, forse, sono stata la prima a dar concretezza a una passione che scorreva nelle vene della mia famiglia da diverse generazioni, anche sicuramente grazie ai miei genitori che mi hanno sempre incoraggiata e stimolata. 

Il primo corso di teatro professionale l’ho cominciato a 14 anni al Teatro Abeliano, un teatro storico di Bari, la mia città di origine.

Ricordo ancora che mia madre dovette andare a parlare con la mia insegnante per assicurarle che anche se ero minorenne avrei dato il massimo, senza trascurare la scuola (come poi effettivamente accadde). 

Da quel momento il teatro non l’ho mai più abbandonato ed è per questo che questa separazione forzata mi fa un po’ male, ma sto cercando di far fruttare questa “pausa di riflessione” per lavorare sull’aspetto attoriale e tornare più forte di prima.

Durante il primo lockdown, ad esempio, è nata l’idea del testo “Shakespeare in Plexiglass” dove 2 attrici cercano di mettere in scena l’autore più famoso e amato di tutti i tempi rispettando le misure imposte dal Dpcm ma in modo goffo e rocambolesco, portando a un comico excursus nell’opera shakespeariana tra storia e paragoni con ciò che abbiamo dovuto vivere in questo difficile periodo storico. 

Spero che questo nuovo stop possa portare a nuovi spunti e a nuove creazioni, anche se devo ammetterlo è difficile mantenere il morale alto in questo periodo, ma come ho detto prima sono un’inguaribile ottimista e non mi arrendo.

Come ti definiresti in un solo aggettivo?

Un solo aggettivo? Beh è difficile… Direi sicuramente determinata.

Ma anche testarda e un po’ pazza. Lo so, sono 3 aggettivi, ma ammetto che quando hanno consegnato il dono della sintesi io probabilmente non c’ero.

Sogni, progetti e desideri che ti va di condividere con noi?

Sicuramente la seconda edizione del festival del quale sono ideatrice e direttrice artistica, ovvero “Il giardino delle fiabe”, 3 giorni di eventi dedicati alla tradizione fiabesca italiana nella splendida Villa Carpegna a Roma.

Il festival si terrà ad agosto 2021 ma stiamo già lavorando all’elaborazione dei testi, dato che l’evento prevede ben 6 spettacoli diversi ispirati alle fiabe italiane. 

Per quanto riguarda progetti di prossima realizzazione siamo in attesa di capire se riusciremo ad andare in scena con lo spettacolo “Ctrl z – Indietro di una mossa”, programmato all’interno della stagione del Teatro de’ Servi per fine gennaio.

Ma in questo periodo storico è difficile fare previsioni, quindi possiamo solo incrociare le dita.

Concludendo chi vorresti ringraziare e ricordare per i traguardi che hai raggiunto fino a oggi?

Prima di tutto la mia famiglia, i miei genitori, le mie sorelle, i miei nonni, tutti loro mi hanno dato qualcosa per costruire quello che sono diventata oggi.

Poi i miei maestri, i registi o gli insegnanti che hanno aiutato la mia strada a delinearsi.

Penso a Pino Quartullo, a Roberto D’Alessandro, a Denis Rabaglia ma anche a mostri sacri come Rita Forzano e Antonio Salines, con i quali ho avuto il piacere di collaborare, senza dimenticare chi mi ha aiutato a formarmi come Margarete Assmuth e Marzia Dal Fabbro (insegnanti dalle quali ho attinto molto durante i miei studi). 

Mi sento di ringraziare anche i miei colleghi, gli attori con i quali lavoro e che mi seguono con tanta fiducia e amore come regista. Sono un tassello importante nel mio percorso.

Infine non posso non ringraziare colui che mi sopporta e supporta ogni giorno, che mi aiuta a non mollare mai e a pormi obbiettivi sempre più distanti e difficili, lavorando al mio fianco e ideando sempre nuovi favolosi progetti: mio marito Daniele Esposito

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)

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