Arte Cultura

#Intervista: Marta Bianchi, “un’artista deve sempre divertirsi”

#Intervista: Marta Bianchi, “in questo lavoro bisogna sempre divertirsi”

Marta Bianchi è una psicologa e un’illustratrice. Non necessariamente in quest’ordine.

Il suo lavoro artistico infatti abbraccia spesso entrambe le sfere all’interno delle quali si sviluppa il percorso creativo che Marta porta avanti fin da giovanissima.

E che oggi le permette di tenere laboratori e workshop aperti a bambini e bambine e alle loro famiglie.

Marta sarà in mostra domani, 26 ottobre, da Risma Bookshop con “Graphiste“, la collettiva al femminile curata da Rossana Calbi.

Nel frattempo qui vi presento una piccola fetta del suo mondo, che al momento comprende la realizzazione di serigrafie per gli arcani maggiori dei tarocchi, un logo creato per un musicista e gli amati laboratori espressivo-creativi in giro per il Lazio.

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Marta Bianchi

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Marta?

Disegno da sempre, fin da bambina. Quando ero piccola, fin da piccolissima, riempivo ogni minuto libero della mia vita disegnando.

Durante gli anni dell’università, invece, dovendo sia studiare che lavorare, non ho potuto dedicare molto tempo al disegno, ma una volta terminato il mio percorso universitario ho ripreso alla grande, iscrivendomi a una scuola di illustrazione a Roma, Officina B5.

Intanto ho frequentato dei corsi di illustrazione per l’infanzia tenuti da Simone Rea, uno tra gli illustratori italiani che stimo di più e che reputo anche un bravissimo docente.

Mentre frequentavo i corsi di Simone Rea ho capito che quella che era stata sempre una passione che avrebbe potuto trasformarsi in una professione.

Per questo motivo, terminato il percorso di studi in psicologia, ho iniziato a lavorare come psicologa e contemporaneamente a studiare illustrazione. Una volta terminata la scuola di illustrazione ho gradualmente cominciato a lavorare anche con questa.

Oggi posso dire di poter sentire e vivere concretamente il frutto di questi sforzi, tanto che oltre a lavorare come psicologa e come illustratrice sto iniziando a integrare le 2 sfere di competenza, con risultati molto soddisfacenti.

Parlami della tua arte: cosa ti piace proporre, soprattutto?

Se dai un’occhiata al mio portfolio puoi capire quanto possa mettermi in crisi questa domanda!

Mi piace spaziare e cambiare in continuazione, mettermi in gioco in ambiti diversi, trattare e proporre tematiche differenti tra loro e sperimentare continuamente diverse tecniche.

Passo dall’illustrazione editoriale alla grafica, per lavorare anche con la pittura e la decorazione, fino a organizzare laboratori espressivi creativi rivolti a bambini, adulti e adolescenti.

La verità è che fare e proporre sempre le stesse cose agli stessi target mi sembra proprio una cosa noiosa.

Rossana Calbi, una delle curatrici con cui ho avuto modo di lavorare, ha capito subito questa mia peculiarità e quando mi ha invitato a partecipare alla mostra collettiva “Graphiste“, la cui ultima tappa sarà ospitata da Risma Bookshop dal 26 ottobre, ha sempre detto di apprezzare la varietà della mia produzione artistica rincuorandomi sul fatto di essere comunque sempre riconoscibile.

Cosa distingue il tuo modo di esprimerti da quello di altri tuoi colleghi?

Diciamo che in questo caso la risposta la dovrebbe dare un ipotetico pubblico di tecnici o di appassionati, però posso sicuramente dire di aver ricevuto feedback positivi in tal senso.

Mi è stato detto, spesso, di essere poco “vendibile” e di avere uno stile che non risponde alle richieste del mercato, mi è stato suggerito di produrre immagini più “rassicuranti” e di smorzare i toni cupi.

Io me ne sono sempre fregata e forse, il fatto di aver proseguito e insistito sulla mia strada ora sta dando i suoi frutti, in senso positivo.

Se la cosa che mi riesce di più è trasmettere stati d’animo con il segno, con il tratto, con la materia lavorata in un certo modo… Smettere di farlo per iniziare a scimmiottare l’illustratore X o Y, perché è quello o quella che oggi vende di più sul mercato, non mi sembra una mossa intelligente.

C’è da dire che io mi trovo nella condizione di poter rifiutare un lavoro, di selezionare solo le commissioni che mi piacciono, di potermi esprimere liberamente, poiché ho anche un’altra professione che mi consente di non vivere con l’ansia dell’affitto da pagare.

Lavoro come psicologa e organizzo e conduco workshop e laboratori artistici, contesti in cui psicologia e arte si integrano.

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In the WOODoo

Al momento di cosa ti stai occupando?

Il 26 ottobre ci sarà l’inaugurazione dell’ultima tappa della mostra collettiva itinerante di illustrazione solo al femminile, di cui dicevo precedentemente, “Graphiste“, a cui partecipo anche io da alcuni anni.

Inoltre in questi giorni sto lavorando su un logo commissionatomi da una musicista, mentre contemporaneamente, assieme ad Amedeo Colantonio aka Amedeo Kvis, disegnatore e tatuatore, stiamo progettando le serigrafie per gli arcani maggiori dei tarocchi.

Sono già usciti il Diavolo e l’Appeso e hanno riscosso un discreto riscontro, cosìcché abbiamo deciso di proseguire con altri arcani maggiori. Sicuramente uscirà a breve La Morte e poi chissà!

Oltre a questo sto iniziando a progettare una giornata di laboratori artistici tenuti da me e aperta a bambini e bambine e alle loro famiglie, assieme a un’associazione con cui ho iniziato da poco una collaborazione.

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Faith

Com’è andato il progetto “Faith” assieme ad Andreina Bochicchio e Rossana Calbi?

Nonostante il progetto sia stato inizialmente ostacolato dalla gestione della pandemia, ad oggi possiamo dire che sta andando bene.

Purtroppo la mostra con le tavole di Faith, da Inferno Store, è durata solo un giorno perché poi è scattato il lockdown.

Però il libro è iniziato a circolare lo stesso, sono state moltissime le richieste di interviste per parlare di Faith ed è stato anche selezionato dal Fruit Festival di Bologna, con cui è stato un immenso piacere lavorare assieme.

Il trio ha funzionato bene e per questo abbiamo deciso di lavorare insieme a nuovi progetti.

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Ho iniziato a provare a lavorare come illustratrice dal 2017/2018, lavoro come illustratrice dal 2019.

Hai un pubblico-tipo?

Mmm… Non penso.

C’è una cosa che un’artista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Secondo me in questo lavoro la cosa fondamentale da fare è divertirsi.

Si nota quando l’illustratore o l’illustratrice non si diverte e semplicemente si “adatta”.

Ma a lungo andare, fare questo tipo di lavoro con stress o noia può diventare veramente controproducente, poiché non si hanno nemmeno i lati positivi di lavori potenzialmente noiosi (sicurezza economica, stabilità contrattuale etc..).

Quindi alla fine ci si ritrova precari e in più pure annoiati o stressati.

Dunque ecco la risposta: un’artista non deve mai annoiarsi e deve sempre divertirsi.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

A livello economico fortunatamente per niente, non ho notato grandi differenze nella mole di lavoro.

Il fatto è che, a seguito del lockdown, la mia dose di iperattività è aumentata in maniera esponenziale e quindi mi sono invorticata in mille progetti diversi.

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Autoritratto di ragazza che legge

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Proseguire il mazzo degli arcani maggiori (il progetto di cui ho parlato sopra) assieme ad Amedeo Colantonio (Amedeo Kvis) e a Screamprinting Serigrafia.

Continuare a pensare assieme a Rossana Calbi e ad Andreina Bochicchio un progetto di cui ancora non posso dire nulla.

Continuare a organizzare laboratori espressivo-creativi in giro per il Lazio e poi chissà.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Be’, sicuramente il primo fra tutti è Faith!

Mi descriveresti il lavoro artistico di Marta Bianchi con un’immagine e con 3 parole?

L’immagine che mi viene in mente è il cerchio che in quasi tutte le mie tavole si vede in lontananza, in alto, nel cielo.

È un sole o una luna o non so, è che mi sembra che stia sempre bene quel cerchietto lì dove lo metto.

Si tratta di ricerca di armonia nella composizione, non ha alcun significato razionale né funzionale.

Le 3 parole: solipsismo, intimismo, oscurità.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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