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#Intervista: Giulia Caminito e un sogno chiamato Strega

Intervista: Giulia Caminito e un sogno chiamato Premio Strega

Una vita intera spesa in mezzo ai libri, a 2 genitori bibliotecari, a studi di filosofia politica che hanno fatto sbocciare naturalmente l’amore per il confronto con le questioni sociali dei nostri tempi.

Oggi Giulia Caminito è tornata con il suo nuovo romanzo “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani) che sta raccogliendo tantissimi riscontri positivi, compresa la proposta di Giuseppe Montesano per una sua candidatura al Premio Strega 2021.

Nella sua analisi del testo, che vede al centro le vicende di Antonia, una madre potente e prepotente e di sua figlia Gaia, la voce narrante della storia, Montesano sottolinea che “colpisce il modo in cui la Caminito sa cogliere una realtà contemporanea tracciando una parabola sociale che punta inesorabilmente verso il basso“.

La maturità narrativa raggiunta da Giulia Caminito” conclude lo scrittore “sta proprio nella voce e nei gesti di Gaia, nella quale la timidezza affilata e la rabbia soffocata vengono nutrite dalla vergogna, la fatica di un’adolescenza sgraziata sboccia in violenza e la tenerezza si deforma in strazio, secondo una scrittura che è capace allo stesso tempo di distanziamento stilistico e di immedesimazione emotiva“. 

Con Giulia ho parlato di questa prestigiosa candidatura, della questione di genere all’interno della letteratura (e più in generale della società) italiana, dello sviluppo della sua scrittura e dei progetti che ha in mente per i prossimi mesi.

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Giulia Caminito

Mi racconti da dove nasce la storia letteraria di Giulia Caminito? 

Nasce da una bambina assediata dai libri perché ha 2 genitori bibliotecari e passa tra i libri la maggior parte del suo tempo.

Una bambina che poi diventa una giovane donna che dei libri non vuole saperne nulla e dopo una adulta che invece senza rendersene conto inizia a scrivere e a leggere voracemente, trovando in quello spazio il proprio modo di esserci e dilatarsi.

Parlami dei tuoi libri: cosa ti piace proporre, soprattutto? 

Mi interessa sfruttare il mio bagaglio di studi in filosofia politica per trattare in narrativa alcuni temi politici e sociali.

In passato ho guardato alla mia storia di famiglia per affrontare alcuni temi della storia d’Italia meno battuti dall’opinione pubblica, come il colonialismo e l’anarchismo.

In questo ultimo lavoro cerco di far emergere alcune considerazioni sulla società dei consumi, l’individualismo e il problema della formazione scolastica e della crisi economica.

“L’acqua del lago non è mai dolce” è il tuo ultimo lavoro. Di cosa si tratta e come hai lavorato sulla stesura del testo?

È un romanzo che parla di una ragazza, la quale viene da una famiglia con pochi mezzi e che soffre queste mancanze.

La protagonista reagisce a ciò che non ha e ai piccoli torti della sua adolescenza con sempre maggior furore e violenza, all’ombra di una madre invece granitica, giusta e poco tollerante.

È di pochi giorni fa la proposta di Giuseppe Montesano del tuo libro al Premio Strega 2021. Emozioni/impressioni/sensazioni/paure/gioie?  

È una candidatura che mi rende molto contenta, soprattutto perché fatta da uno scrittore che ammiro.

Per il resto, manca ancora tempo, non posso che aspettare ed essere speranzosa.

Il Premio è una occasione per il libro per farsi conoscere e leggere.

Secondo te c’è un problema di genere all’interno della letteratura italiana?

Credo ci sia un problema di genere nella società italiana contemporanea, quindi sì.

Poi questo problema arriva anche alla letteratura e a come vengono ancora considerati i libri delle donne, sia quelli del passato che quelli del presente, anche se si va per tendenza a un sempre maggiore riconoscimento.

Mi dici un’autrice che per te è da sempre una musa ispiratrice e un’altra invece che reputi un talento emergente?

La mia musa ispiratrice è Mercè Rodoreda, autrice catalana pubblicata da La Nuova Frontiera in Italia.

Per il talento emergente, resto su nomi stranieri per una volta, mi viene subito in mente Brit Bennett, giovanissima autrice americana pubblicata da Giunti con il suo primo romanzo “Le madri”.

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Da quanti anni ti occupi di letteratura? E da allora com’è cambiato il tuo modo di scrivere e raccontare? 

Mi occupo di libri da quando ho finito l’università, quindi 8 anni fa circa.

Sicuramente lavorare sui libri altrui ha affinato anche la mia scrittura, il mio modo di rapportarmi al testo, di analizzarlo e guardarlo.

Il mio bagaglio di ricerche, interessi e approfondimenti in questi anni è cresciuto molto e mi ha dato più sostanza e materia per i miei libri.

Quale è secondo te il pubblico-tipo di Giulia Caminito?

Sinceramente non saprei, spero con questo libro di poterlo allargare e arrivare a lettori e lettrici della mia età o più giovani.

I primi 2 sono stati letti soprattutto da persone più adulte, forse perché trattavano materiale storico.

Mi piacerebbe essere trasversale e leggibile a ogni età, penso sia un po’ l’aspirazione di chiunque.

C’è una cosa che una scrittrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Mai scrivere di qualcosa in cui non crede e sempre leggere, progettare, accumulare, decidere, scegliere, immaginare.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro? 

Ha inciso come in tutti i lavori.

Ovviamente sono stata meno colpita perché molte delle mie attività posso farle anche a distanza, persino le presentazioni, quindi penso non serva lamentarmi.

Anche se sul piano personale ha impattato, la situazione del lavoro si è modificata ma senza peggiorare.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Nei prossimi mesi mi dedicherò molto ad accompagnare il romanzo, anche se a distanza, a conoscere possibili lettrici e lettori e poi comincerò il mio lavoro come editor della narrativa italiana per la casa editrice romana Giulio Perrone Editore.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

2 raccolte ebook che sono uscite per la casa editrice Elliot.

Si intitolano “Donne eccezionali” volume I e II, dentro si trovano 6 autrici del ‘900 italiano un po’ dimenticate con i loro romanzi o racconti: Giuliana Ferri, Bruna Piatti, Ada Negri, Laudomia Bonanni, Livia de Stefani, Leda Muccini.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Giulia Caminito con un’immagine e con 3 parole?

Direi un pozzo profondo, scuro, scosceso ma che dà accesso a dell’acqua limpida, e spero rigenerante.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)
(Foto: © Luca Di Benedetto)

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