Cultura Intervista

#Intervista: Il teatro puro e catartico di Gloria Giacopini

Intervista: Il teatro puro e catartico firmato da Gloria Giacopini

Mi aveva già convinta e divertita moltissimo quando, in scena al Teatro Trastevere, l’ho vista per la prima volta con lo spettacolo “Signorina, lei è un Maschio o una Femmina?”.

Un monologo originale, appassionato e libero da inutili stereotipi di genere. Ma libero davvero. Non così per dire.

E sapete da cosa si riconosce la vera libertà? Dal senso di semplicità, ben diverso da quello di superficialità, che ti comunica.

Ho intervistato Gloria Giacopini che ha scritto, insieme a Giulietta Vacis, questa interessante pièce portata nuovamente in scena al Teatro Tor Bella Monaca lo scorso 25 settembre, per scoprire qualche dettaglio in più su di lei.

Il risultato è stato un dialogo schietto e onesto come lo è la stessa Gloria Giacopini.

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Gloria Giacopini

“Signorina, lei è un Maschio o una Femmina?”: dai, quante volte ti sarai sentita fare questa domanda?

Se ero un maschio o una femmina sempre! Anzi, addirittura lo chiedevano a mia madre quando io ancora non parlavo.

Ma con “Signorina” davanti alla domanda, ammetto, solo una volta! Ed è stato proprio mentre scrivevo lo spettacolo.

Quindi io sono sicura che quel signore sia venuto a darmi un’idea per il titolo!

Gloria Giacopini e il teatro: quando nasce il vostro amore?

Il nostro amore nasce dalle scuole superiori, quando ho iniziato a fare l’imitazione dei miei professori.

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Ma tu, cosa vorresti fare da grande?

Io da grande vorrei fare un teatro bello per me, onesto, con le persone che stimo.

Viaggiare per e grazie al mio lavoro, conoscere il mio pubblico sempre di più e sempre meglio.

In pratica, vorrei fare quello che faccio adesso, ma con meno paura. 

“Sapete, è sempre complicato scrivere di cose personali, senza perdere la lucidità”

Hai riportato il tuo monologo in scena di recente al Teatro Tor Bella Monaca: che emozioni hai provato?

Emozioni singolari. Considerate che avevo davanti una platea dove 2 posti su 3 erano fuori uso, e ogni spettatore si guardava lo spettacolo da solo e con la mascherina, senza un vicino con cui condividere una risata o un commento.

È stata la prima replica al chiuso dopo la pandemia… Direi che è una sensazione che non dimenticherò facilmente.

Tutto era ovattato, strano.

E sono veramente grata a quelle persone che nonostante tutto hanno deciso di esserci, di stare di nuovo insieme, anche se in questo modo così “scomodo”!

Chi vuoi ringraziare per questo bel monologo che ho avuto il piacere di applaudire nella sua versione originale?

Voglio ringraziare Giulietta Vacis: mia coautrice e mia compagna.

Lei ha intuito immediatamente il potenziale di questa storia e mi ha incitata a superare i miei pudori e la mia paura di non interessare a nessuno.

Sapete, è sempre complicato scrivere di cose personali, senza perdere la lucidità. Lei è stata la mia mente lucida.

Mi faceva vedere il senso delle mie intuizioni e mi ha guidata verso una struttura solida.

Mi ha aiutata a credere di poter fare il nostro spettacolo anche senza il supporto di una produzione, anche solo per amore.

E così, ecco che sono 2 anni che giriamo tutta Italia con uno spettacolo che davvero ci assomiglia e che finora ci ha permesso di parlare a tantissime persone.

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Giulietta Vacis e Gloria Giacopini

Mi hai detto che ci sono state delle modifiche rispetto alla versione che ho visto io: puoi raccontarcele?

La versione che avevi visto tu era una prima bozza, avevo ancora il leggio.

Ora lo spettacolo ha quasi la struttura di una stand up. Ci sono solo io e una sedia.

Il testo è scritto, ma nel tempo ho allenato la possibilità di variare dei dettagli nel live, nell’interazione col pubblico.

A livello testuale, abbiamo approfondito la questione della percezione del genere fin dall’infanzia, attraverso l’implemento di miei racconti autobiografici. 

Gloria e l’arte: che rapporto avete?

A me la parola arte spaventa. Non ho ancora capito cos’è arte e cosa no.

Rispetto al concetto di arte in generale, mi sono sempre sentita un’ignorante.

Provengo da un contesto dove l’educazione all’arte era quasi nulla e da quando ho iniziato a interessarmene, mi sento in una costante posizione di recupero dalla quale, temo, non mi emanciperò mai.

Frustrante e stimolante al tempo stesso.

Per quanto riguarda il mio lavoro, che comunque resta sempre la mia prima passione, io, tanto per cambiare, mica ho capito se ha a che vedere con l’arte, o più con l’artigianato… Insomma, un rapporto confuso! Non sono pronta a rispondere.

Cosa ti piace fare quando non sei impegnata nel teatro?

Cucinare. A volte ho anche pensato di fare la cuoca, poi mi sono detta: perché trasformare la cosa che mi piace di più in un mestiere?

Questo errore l’ho fatto già una volta e non lo ripeterò!

Gloria, cosa ti piace dire quando sai che devi raggiungere un meta?

Tra 50 anni tutto questo non avrà alcuna importanza.

Qual è il tuo augurio per il teatro da oggi in poi?

Che gli “artisti” scendano dal piedistallo, che si sporchino le mani, che vadano incontro alle esigenze storiche, politiche, sociali.

Che parlino a tutti, che non si sentano diversi da tutti.

Mi auguro che si ritorni al teatro come rito catartico, come festa.

Mi auguro un teatro popolare, ma di altissimo livello.

Io comunque, lavorerò per questo.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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