Teatro

#Recensione: “Signorina, lei è un maschio o una femmina?” al Teatro Trastevere

Signorina lei è un maschio o una femmina?”: il 19 gennaio scorso al Teatro Trastevere ho potuto assistere all’appassionato, divertente quanto provocatorio monologo scritto e diretto da Gloria Giacopini (protagonista anche in scena) e Giulietta Vacis.

Tutto ebbe inizio con un grembiule di scuola. O forse tutto ebbe inizio proprio dall’inizio: una bambina in fasce alle prese con 2 neonate fashion fin dai primi vagiti. Gloria Giacopini interpreta sé stessa in un perfetto stand up comedy style durante il quale con leggerezza, disinvoltura e puntualità affronta il tema della differenza di genere e della violenza sulle donne.

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Gloria Giacopini

L’ispirazione per il testo dello spettacolo nasce, proprio così come raccontato dalla stessa protagonista, da un fatto realmente accaduto nei suoi confronti: “Mi trovavo in centro a Ferrara, ero seduta su un gradino e facevo le parole crociate. Passa un signore di mezza età, uno a modo, mi guarda, si ferma, scende dalla bici e mi fa: ‘Signorina, lei è un maschio o una femmina?’. Ho capito subito che non era una domanda reale, anche perché mi ha chiamata signorina perciò invece di offendermi, ho pensato: ‘Ma guarda che generosità! È venuto a suggerirmi il titolo!’. Essere donna non è facile. Specialmente quando non se ne accorge nessuno, che sei una donna”.

Gloria Giacopini in scena è padrona delle parole e delle emozioni che suscitano i suoi racconti. Da quelli della compagna di scuola incredula del fatto che lei possa essere una femmina, al far emergere la possibilità che la stessa compagna potesse essere innamorata di lei. Oppure quello del suo primo giorno di asilo dove un semplicissimo grembiule rosa poteva rappresentare la speranza verso la certezza che il mondo la incasellasse in una categoria chiara. Semplice.

signorina_locandinaE da questo piccolo primo sostegno per l’identità di genere banalizzata da decenni, si innesta un’argomentazione che deve essere premiata per la complessa semplicità con la quale inchioda il pubblico alla drammaturgia proposta. Essere un soggetto di diritti e non un oggetto di supposizioni. Essere una donna e rispettata in quanto tale a prescindere dalle apparenze.

Signorina lei è un maschio o una femmina?” è un testo che accompagna il pubblico verso un altalenante stato di suggestioni ma che si distingue immediatamente per la profonda empatia in grado di far emergere fra tutte le persone presenti in sala: grembiuli azzurri, rosa o verdi che siano o che siano stati.

Sembra facile distinguere un calcio in faccia da una scialuppa di salvataggio

Essere una signora, una bambina alla quale piacciono tanto le cose da maschio è ancora un motivo di imbarazzo? E se lo è, riguarda chi? Forse chi non ha il coraggio di essere risolto nella vita, ci invita a riflettere il testo della performance. Non risolte come le mamme delle vanitose amiche della Giorgia bambina. Non risolte come il suo amichetto e primo amore dell’asilo che per ottenere affetto ha bisogno di usare violenza.

Oppure non risolti come tutti coloro che sono convinti che nella vita ci siano dei doni da aspettare, dei segni decodificabili, possibilmente dalla maggioranza, per i quali la nostra felicità sia meritevole di essere. Ricattati quindi da un apparente stato di libertà. Questa è la genesi della violenza, non necessariamente un atto di forza fisica ma di costrizione inteso nel suo senso più ampio e articolato. Mi piace pensare che la lezione offerta da questo testo originale sia proprio questa: non possiamo non definire violenza qualsiasi gesto che tolga la libertà alla dignità di essere semplicemente sé stessi.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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