Intervista

#Intervista: Rossella Pugliese e il gentile potere dell’onestà

Intervista: Rossella Pugliese e il gentile potere dell’onestà

Vulcanica, eclettica, lucida, rigorosa e piena di passione. Rossella Pugliese è un’artista sorprendente, una delle tante gemme creative italiane che lavorano ogni giorno spingendo l’asticella sempre un po’ più in su, alla continua ricerca di ulteriore nutrimento. Da ricevere e da dare al suo pubblico.

Oggi su Parallel mi racconta della sua storia professionale e umana, in entrambi i sensi ricchissima. Con la speranza di rivederla presto su un palco romano.

Nel frattempo, gli amici campani possono godersela nei prossimi giorni tra Reggia di Portici e Casino della Regina a Capodimonte.

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Rossella Pugliese

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Rossella?

Nasce da piccolina, in un paesino sperduto sulle montagne dove abitavo, quando aprirono una scuola di danza.

Mia madre ebbe l’idea di iscrivermi per placare la mia iperattività. Sono molto vivace tuttora.

Dopo il percorso di studio, il diploma di insegnante e danzatrice della British art di Londra e l’Associazione Italiana danzatori a Roma, i primi lavori furono dei musical.

Il teatro è arrivato subito dopo. Quando vidi la prosa, ne rimasi fulminata.

Parlami delle tue attività: cosa ti piace proporre, sul palco, soprattutto? 

Mi piace lavorare con personaggi attraversati da forti sentimenti, o creare appunto in loro un vissuto immaginifico per renderli più credibili e autentici prima di tutto a me stessa.

Se credo in quel personaggio sono tranquilla nel proporlo, altrimenti rimane nel cassetto fino a quando non ha trovato la sua forma più veritiera.

A volte sbocciano da soli dopo lunghi tempi di sonno. A un certo punto, nei luoghi più disparati, arriva l’idea e il personaggio si completa.

Cosa distingue il tuo modo di esprimerti, di proporti, di interpretare, da quello di altri tuoi colleghi?

Non saprei, personalmente quello che mi preme è l’onestà verso il pubblico.

Spesso mi chiedono “perché non scrivi di questo o quell’argomento, è il momento giusto tutti ne parlano”. Ecco questa cosa non fa per me, non è una mia esigenza, sarebbe un inganno, mancherei di motivazione.

Anche quando mi chiedono di scrivere, mi rendo conto che il personaggio ruba sempre un sentimento mio personale che diventa fondamentale poi per lo sviluppo drammaturgico della sua storia.

Racconto quello che conosco e mi documento tantissimo prima di scrivere qualcosa.

Al momento di cosa ti stai occupando?

Come ben sappiamo, a causa del Covid-19, tanti lavori sono stati momentaneamente messi da parte.

Prima di far ripartire tutto quello che è stato rimandato sarò in scena con nuove cose principalmente su Napoli, una città che vive d’arte e di cultura che non riuscirebbe a respirare se i suoi abitanti non cantassero per strada e recitassero battute di grandi come Totò o Troisi, per citarne alcuni.

Sono colmi d’arte.

Dal 25 giugno al 12 luglio sarò alla Reggia di Portici con “Racconti per cominciare”. Interpreto “Ultimo strip“, un monologo scritto da me che racconta di una donna coinvolta in una spirale autodistruttiva e i suoi piccoli passi avanti per cercare di uscirne.

Poi il 17 luglio, per il Napoli Teatro Festival, sarò a Capodimonte – Casino della Regina con un meraviglioso monologo: “La tentazione di Milone”.

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Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche? 

Ho debuttato col primo spettacolo nel 2008. Se penso a quel periodo sento tutta l’incoscienza e la determinazione servite per perseverare verso una strada del tutto ignota.

Da allora, con grandi sacrifici, si sono susseguiti altri lavori teatrali e cinematografici.

Negli anni sono cambiata tantissimo, per molti motivi.

Ora riesco a scegliere quello che mi piace, senza timori, nel mio piccolo non mi sento obbligata a dover prendere tutto per paura di interrompere una continuità lavorativa, ciò che faccio mi deve piacere, anche perché oltre al lavoro c’è tanto da fare. Per esempio bisogna studiare, leggere, vedere il mondo. Sono forti stimoli creativi.

A volte penso “non so niente di arabo“. Oppure “non so niente delle formiche rosse” o “chissà come si costruisce un ponte”.

Faccio ricerche, studio e colmo quei vuoti. Non escludo di iscrivermi di nuovo all’università. Sono curiosissima. 

Hai un pubblico-tipo?

La sfida che mi sono prefissata è proprio quella di non avere un pubblico-tipo e ne ho avuto conferma con il mio ultimo lavoro, pensavo che potesse interessare solo ad alcuni. Mi sbagliavo.

Ho imparato che non è sempre “l’argomento” ad attrarre il pubblico ma come viene trattato quell’argomento.

Mi piacerebbe che chi viene a vedere i miei spettacoli ricordasse di poter ritornare in serenità perché magari racconto una storia, indagata già da molti, ma in un modo nuovo.

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Un attore non deve mai sentirsi migliore di un collega, ma forse è un concetto che va ampliato a qualsiasi categoria di lavoro e a chiunque. Sentirsi superiori è sbagliato.

Bisognerebbe, invece, porsi sempre in modo onesto, umile e soprattutto gentile verso il prossimo.

Carlo Mazzacurati disse: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”. Questa frase spiega tutto, mi accompagna, ne faccio tesoro.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro? 

Moltissimo, ero in piena attività.

Ciò che mi rincuora è che stavo lavorando a spettacoli validissimi e che verranno ripresi dopo questa tempesta.

Ma questo periodo di stop ha fatto sbocciare nuove idee e alcune come dicevo prima vedranno la luce a brevissimo.

Tornerò in scena al fianco di Patrizio Oliva, campione olimpico e campione del mondo di boxe, con “Patrizio VS Oliva” e naturalmente riporterò in scena “Rusina”, uno spettacolo che mi sta regalando grandi soddisfazioni.

In cantiere ci sono altri progetti sia teatrali che cinematografici e non vedo l’ora di iniziare.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Se parliamo di iniziative ho un’agenda piena zeppa che aspetta di avverarsi dove segno idee, progetti, cosa da fare.

Molte trovano una forma precisa, altre hanno bisogno di tempo e purtroppo altre ancora rimangono lì dentro.

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“Rusina”

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Senza dubbio “Rusina”, che ho scritto, diretto e interpretato.

Racconta la storia di mia nonna. Interpreto mia nonna. Tra me e lei c’era un rapporto viscerale, potente, tangibile. È stata una grande donna che mi ha dato tutti quegli insegnamenti antichi di cui mi sto avvalendo soprattutto ora che sono una donna adulta.

È come se fossero rimasti sopiti ma presenti pronti a intervenire. Mi chiedevo a chi sarebbe interessato vedere, ascoltare la storia di una donna che ha vissuto una vita dura e faticosa come tante altre persone, che è caduta e si è rialzata, che ha cresciuto una nipote fra mille difficoltà e che è morta col sorriso.

Mi chiedevo quale fosse il pubblico-tipo. Mia nonna mi ha insegnato tantissime cose anche dopo la sua morte.

Dopo il debutto al Napoli Teatro Festival e Segreti D’autore Festival e la vittoria nella sezione teatro per MarteLive di Roma, “Rusina” è stato selezionato per il Torino Fringe Festival. Ne sono orgogliosissima prima di tutto per come viene accolto dal pubblico.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Rossella Pugliese con un’immagine e con 3 parole? 

I miei progetti sono pianeti, accoglienti e in movimento, a volte travolti da qualche meteorite, ma la funzione dell’impatto serve a generare forza.

Vedo così il mio processo artistico e la mia crescita di donna.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Paolo Gresta)

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