Teatro

#Recensione: “Rusina” al Teatro Brancaccino

Rusina” è il nome di una storia d’amore senza tempo che Rossella Pugliese ha portato a Roma, al Teatro Brancaccino dal 23 al 26 gennaio, grazie al suo originale lavoro drammaturgico preceduto di fama dagli innumerevoli successi e riconoscimenti nei teatri d’Italia e che proseguirà il suo viaggio almeno fino al prossimo 26 marzo.

Rielaborazione di una storia autobiografica, “Rusina” si apprezza per l’originalità del testo e si ama per l’intensità dei contenuti e per l’indiscussa bravura della protagonista, Rossella Pugliese. Un monologo tragicomico che fotografa il patto d’amore imperituro fra nonna Rusina e la sua amata nipote, Rossella appunto. Un viaggio nel tempo a ritroso che inizia dalla fine, dagli ultimi giorni di vita dell’anziana donna che saluta la vita brindando alla sua bellezza, nonostante tutto, nonostante tutti.

Non esiste inizio senza una fine: questo il primo messaggio che ci lascia il testo di “Rusina”. Ci sono finali che straziano l’anima, ma è proprio in quegli strappi lacerati che si possono formare nuovi spiragli di speranza. Rossella è la nipote prediletta, l’angelo custode che accoglie e protegge nonna Rusina, dopo essere stata a sua volta accolta e amata.

RUSINA35

Recitato completamente in dialetto calabrese, “Rusina” non lascia tempo per abituarsi alle sonorità inusuali di parole sconosciute. Immerge lo spettatore in un fiume in piena di termini che diventano presto la cornice degli eventi che caratterizzeranno la vita delle 2 donne. L’effetto di iniziale spiazzamento che sollecita tale turbinio di vocaboli nuovi, permette di compiere un’azione essenziale nel teatro: abbandonare qualsiasi forma di pre-giudizio verso la scoperta di un nuovo testo, perché l’attenzione del pubblico si sposta velocemente dal dialetto da scoprire al cercare di entrare pienamente nelle sfumature della storia.

I gesti scenici diventano la melodia che sostiene il testo narrato. Tutto in “Rusina” racconta. La scenografia è essenziale e minuziosa, composta da una cabina armadio, invidia del migliore scenografo in grado di trasformarsi grazie ai gesti eleganti di Rossella Pugliese. Le fa compagnia solo una sedia. I 2 elementi scenici si trasformano così nella metafora di quel bagaglio di emozioni esogene ed endogene che si fondono per restituire agli spettatori l’alfabeto emotivo stipato nei ricordi lontani dei nonni che ciascuno di noi ha amato, o ama, in modo speciale.

Rusina”, in poco più di un’ora, diviene omaggio verso tutte quelle figure femminili che con dignità e forza che mai si esauriscono vivono la loro vita con pienezza a dispetto di tempo e spazio. Rusina è una donna semplice con l’intelligenza viva e arguta di chi sa plasmare le mancanze in nuove risorse: un matrimonio faticoso, una vita sognata e una vissuta. Per lei e per la sua amata Rossella, quella che porta il suo stesso nome.

Dormi, che a sognare siamo ancora in tempo

Dare un nome significa lasciare una traccia, imprimere in colei o colui che lo riceverà il sigillo di un futuro espresso in potenza. Rossella Pugliese non si risparmia un solo momento in scena: ritmo incalzante, monologhi che svelano l’intimità di un amore tenero e inossidabile. Ci regala attimi di grande intensità e una sagace ironia che omaggia senza alcun dubbio il temperamento solenne della grande “Rusina”.

Con incedere svelto e deciso la storia ci accompagna a passo di gambero fino alla genesi di questo rapporto speciale. Lei, Rusina, chiederà aiuto una sola volta nella sua vita: per sopravvivere al dolore straziante della perdita di 2 dei suoi adorati figli. Un maschio, e una femmina, la zia di Rossella che moriva mentre la piccola veniva alla luce.

E sarà la nonna adorata ad avere cura di quella dolcissima bimba. E sarà la bimba ad essere la cura per la coraggiosa Rusina. Inizio che diventa fine, fine che si fa nuovo inizio. La drammaturgia svela la sua essenza più profonda cogliendo tutti in contropiede e lasciando spazio a una commozione generale che fa venir voglia di stringersi forte alla propria nonna.

IMG_9093-1

Raramente si assiste a spettacoli così belli per completezza e articolata armonia. E di quella rara bellezza è necessario godere istante per istante, proprio come nonni e nipoti dovrebbero godere della loro reciproca presenza.

The Parallel Vision  _ Raffaella Ceres)

1 risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...