Recensione

#Recensione: “Giorgio”, passato prossimo del verbo vivere

Spalle al pubblico, movimenti impercettibili e precisi come quelli di un metronomo, un monologo che diviene affluente di un dialogo impetuoso giocato tra ieri e oggi. Si presenta così “Giorgio” andato in scena al Teatro Studio Uno per il Festival Inventaria 2018, la festa del teatro off.

Già vincitore del Premio della Critica e Premio Special Off al Roma Fringe Festival 2017, “Giorgio” è un atto unico che merita una (ri)lettura minuziosa così come lo è la performance offerta dall’incredibile Nexus, regista, performer e art educator dal 2011 che scrive e dirige spettacoli a cavallo tra street dance, teatro e media art.

giorgio-inventaria-2018-teatro-studio-uno-15384388_1247246312034249_1262442999227634907_oLa storia, che offre al pubblico una vasta gamma di suggestioni, suggerimenti e sfide di approfondimento culturali e sociali, è apparentemente semplice: siamo a Terni, alle porte di quell’epoca nuova che in molti hanno soprannominato 2.0. Giuseppe, (Nexus), racconta il dramma della perdita del padre Giorgio e del suo modo di vivere il rapporto filiale. Lo fa usando strumenti che appartengono ad un passato recente che permette di sorridere ai molti giovani adulti presenti in sala.

Lo fa immaginando una possibile sala giochi e attraverso citazioni che spaziano da Roger Rabbit a Schwarzenegger, utilizzando un televisore con il tubo catodico, un proiettore per diapositive, video cassette dal fascino eterno. Lasciando che per ogni fermo immagine strutturato, la consapevolezza di chi ascolta si posi sugli oggetti mostrati così da lasciare che riflessioni dagli orizzonti più ampi possano prendere una forma unica e personale.

giorgio-inventaria-2018-teatro-studio-uno-15443025_1247249085367305_3888204769774414691_oIl rapporto padre-figlio in “Giorgio” è descritto in modo ironico ed i passaggi più drammatici diventano camei sostenuti dai movimenti della street dance. Quanto tempo passiamo a criticare quello che facciamo con i nostri genitori e quanto poco tempo abbiamo a disposizione per accorgerci di quanto prezioso fosse proprio quel tempo, per assurdo che ci potesse apparire. Prima riflessione.

Il rapporto con Terni e il suo colorato dialetto diventa la scusa per rimanere affascinati dall’uso veloce e preciso, come il lavoro di un abile cesellatore, delle parole che la drammaturgia di “Giorgio” ci offre. Spunti filosofici e filologici degni di una lezione universitaria fra Nietzsche, Jung, Freud ed ambiguità antropologiche più o meno indagabili. Le parole sono importanti. Seconda riflessione.

I ricordi sono orme invisibili calcate sulla corteccia della memoria

Il rapporto fra padre, figlio e Terni è l’occasione, in ultimo, per indagare sui parallelismi che appartengono alla vita di molti di noi, le risate amare per un lessico familiare comune e per le “strategie sovversive che occorrono per fronteggiare le strategie educative”, così come ci suggerisce il testo di “Giorgio”. E ancora è opportunità per accedere alle illusioni consumistiche verso le quali ci ha accompagnato il nuovo millennio (apprezzabile ricordare nella drammaturgia la crisi che vive Cinecittà), il ruolo della politica che promette allori a chi sa fare e ricompensa in oro chi invece sa solo parlare. Terza riflessione.

In gara per la sezione Monologhi/Perfomance, “Giorgio” di e con Nexus è il risultato di un grande lavoro di squadra con Laura Garofoli (aiuto regia), Claudia Salvatore (assistente alla regia) e Andrea Simonetti (scenografie).

giorgio-inventaria-2018-teatro-studio-uno-32645252_1785370808221794_5848807307445534720_oQuesto spettacolo riesce a condensare all’interno dei sui 50 minuti una grande ricchezza di contenuti, vestiti di un teatro che fa muovere ogni parte del corpo. Con pochi quanto essenziali elementi scenici, riempie lo spazio di emozioni tangibili. E senza girarci troppo intorno ci consegna un compito importante: non sprecate il tempo, non fermatevi a cercare “cose che non ci sono più” (come nella canzone “Abat-jour” di Henry Wright) e provate a capire che “la vita non è un film amatoriale”.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)
(Foto: © Manuela Giusto)

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