Festival

Roma Fringe Festival, parola chiave: fiducia nel teatro

Si è conclusa sabato 2 settembre la prima settimana del Roma Fringe Festival 2017. Un inizio faticoso e sospirato che ha caparbiamente tagliato il nastro di partenza trasformando ogni possibile ostacolo in una risorsa in grado di garantire qualità e bellezza.

L’immaginazione è finita? Con questa provocazione, afferrata in prestito dall’interessante testo di “Prove aperte” di Max Mazzotta, apriamo la nostra riflessione riguardo la prima serata di semifinali del Roma Fringe Festival 2017.

Accolti nuovamente (e finalmente, aggiungiamo noi) nella storica sede di Villa Mercede, polmone verde del quartiere di San Lorenzo, la nuova edizione romana del Fringe Festival scuote dal torpore il pubblico che si ritrova volentieri in fila per assistere agli spettacoli presentati sui tre storici palchi allestiti all’interno della villa.

Sono 150 gli eventi proposti fra performance, commedie e soprattutto: Teatro. Quello che non ha bisogno di scenografie sontuose, orpelli ed alibi. È il Teatro che chiede fiducia ed immaginazione. È il Teatro che chiede compartecipazione. Catarsi del pubblico. Empatia e coinvolgimento.

Sintetizzano pienamente queste necessità i primi due spettacoli che si sono conquistati la serata di semifinale del Fringe sotto il cielo minaccioso dei temporali romani. Cielo che non ha però fatto desistere il generoso pubblico presente.

“È necessario vivere per l’arte e non fare l’arte per vivere”

Il piccolo guitto” di e con Massimiliano Aceti è un monologo divertente e coinvolgente che racconta le avventure di un bambino di sette anni che scopre per caso di avere il dono di saper imitare la voce degli adulti che lo circondano, diventando per i suoi coetanei “il guitto”.

Prove aperte” è un omaggio a tre voci sul ruolo che l’immaginazione veste ed investe sul teatro ed in qualche modo sulla vita quotidiana di chiunque guardi oltre ciò che ci viene imposto da altri. Tre attori in scena alle prese con uno spettacolo teatrale da allestire con pochissimi mezzi. Le risate che accompagnano l’intera performance indicano allo spettatore le istruzioni per l’uso di un finale che merita una menzione speciale per originalità ed efficacia scenica.

In ultima, o forse prima analisi, verrebbe da chiedersi: di cosa ha bisogno il teatro oggi? Forse partecipando attivamente alle serate del Roma Fringe Festival potremmo trovare risposte nuove a questa domanda.

Risposte che permettano di (ri)costruire una coscienza critica che sappia discernere la qualità degli spettacoli generalmente proposti. Che non si accontenti della velocità dei messaggi scenici veicolati da roboanti pubblicità ma che sappia trarre piacere anche delle parole difficili, dai non detti, dai sussurrati.

È possibile consultare il calendario della settimana dal 3 al 9 settembre sul sito www.romafringefestival.it.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)
(Foto: © Roberta Gioberti)

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