Musica

Esce “Tregua 1997-2017 Stelle buone” di Cristina Donà

Compie vent’anni e il 15 settembre ha deciso di farsi e di farci un bel regalo infiocchettato. E allora buon compleanno! La ragazzina in questione è la carriera di Cristina Donà. Vent’anni, tutti buoni e sani, celebrati con “Tregua 1997-2017 Stelle buone” per Believe Records, riedizione del suo disco d’esordio uscito all’epoca per Mescal in cui la rocker fatta “mamma” cede i suoi undici pargoli, nati tutti dallo stesso parto, alla interpretazione delle nuove leve della musica alternativa. Tutti tranne uno, “Stelle buone”, lasciato gelosamente per sé.

Era Milano, in radio impazzavano brani come “Staring at the sun” degli irlandesi U2, dall’Inghilterra arrivava “Karma Police” dei Radiohead e dalla Francia “Around the world” dei Daft Punk. Le sperimentazioni davano i migliori risultati nel resto del mondo. In Italia, invece, nell’underground, si restava tenacemente ancorati ad una ideologia musicale che privilegiava parole e musica a discapito della loro industrializzazione commerciale.

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(Foto: © David Serni. Courtesy: Mescal)

Nel mondo si proiettava “Pulp Fiction“, in Italia il cinepanettone. Era il periodo in cui la pop art veniva classificata come carta “da culo”, un’arte sommaria, immondizia, che violentava le regole classiche delle belle arti. Valeva lo stesso per letteratura, cinema, musica. L’imperativo era restare nell’ombra per non tradire la libertà, per non farsi etichettare o, peggio, sottomettere alle lobbies di politica e tv.

Le contestazioni ai padri si facevano con voci ingrossate da Tangentopoli ma si restava in fondo ragazzini acerbi e privi di esperienza. Si lottava con il santino di Bob Dylan in una mano e nell’altra una caipiroska alla fragola. Gli Afterhours, sempre da Milano, in quello stesso anno, producevano Cristina Donà, la sua voce inconfondibile, i suoi ritmi lunari e la tenacia tutta femmina di dire no.

I singoli brani di “Tregua 1997-2017 Stelle buone” sono lasciati alla libertà artistica dei musicisti chiamati a raccolta. Si parte in trio con Io e la tigre e Cristina Donà nel brano d’apertura Ho sempre me” diventata mascolina, irriverente, aggressiva. La seconda traccia è un‘incantevole connessione di suoni. La presenza è di Birthh. Bellissima la sua versione di “L’aridità nell’aria”, la più sapiente in assoluto.

La magia della voce di “mamma” Cristina non può lasciare dietro di sé nessuno, perché nessuno può prendere parte a questa gara contro di lei. Lei è sola, proprio come la vogliamo nella sua “Stelle buone”. Questa nuova versione di “Labirinto” di Sara Loreni è psichedelìa tagliente. Arianna è ferma e canta, mentre Teseo scappa veloce ma si incastra nel filo che avrebbe dovuto salvarlo e che invece lo strozza. I sintetizzatori buoni sono quelli di Martino Cuman.

cover_tregua-494x494Raso e chiome bionde” è un duetto armonico con Chiara Vidonis fatto di versetti e altre prestanti modulazioni vocali. “Le solite cose” una ballata tribale, la collaborazione è con Simona Norato. Qui la Donà resta in vetta, ma la Norato si rivela un’ottima compagna di scalata. “Piccola faccia”, reinterpretata magistralmente da Blindur, è stupenda nelle sue mille scanalature. “Senza disturbare” appartiene ora agli Zois, non può essere diversamente dopo una versione così nominale.

Si ritorna ai più armonici martellamenti con “Ogni sera”, voluta semplice e sommessa da Il geometra Mangoni. “Risalendo” è in duetto con La rappresentante di Lista e infine “Tregua” è arrangiata da Sherpa che fanno del brano un crocevia tra Oriente e Africa. L’album nella sua versione originale è di per sé un gran bel lavoro. Oggi però in esso convivono nelle stesse note e parole oltre all’edonismo, alla ricerca e alla rivoluzione, un’eccellente e pregiata eufonia.

The Parallel Vision ⚭ _ Elisa Mauro)

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