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“Anfitrione”, una dualità tra inganno e divertimento

Quando la letteratura latina incontra la penna di Marco Cavallaro, ecco che l’”Anfitrione” di Plauto diventa una commedia musicale ed il divertimento è assicurato.

Presentata il 30 e 31 luglio sul palco del Teatro Marconi con attori di eccezione come Andrea SpinaSelene Demaria, Chiara Amati, Maria Sessa, Martina Cenere, Daniele De Rogatis e lo stesso Cavallaro tra i protagonisti, accompagnati dalle musiche originali di Matteo Musumeci, L'”Anfitrione” è una commedia in cinque atti e un prologo, scritta verso la metà del III sec a.C.

anfitrione-teatro-marconi-2017-2Il testo plautino cerca di coniugare l’arte comica della commedia greca e i gusti eterogenei, per cultura e sensibilità, del pubblico romano. La storia è particolarmente  succulenta, tra intrighi e poteri divini, fraintendimenti ed equivoci tipicamente umani, anzi in questa riscrittura romani, napoletani e siciliani.

Il tutto è ambientato nella città di Tebe e più o meno comincia così: c’era una volta Giove, padre degli dèi, un abile e credibile Andrea Spina convinto di poter avere tutto ciò che desiderava o anche solo pensava, specialmente se il suo fulmine aveva come destinazione una bella fanciulla.

anfitrione-teatro-marconi-2017-4Al suo fianco, saggio sostenitore e fedele occultatore di marachelle, un esilarante Daniele De Rogantis nei panni di Mercurio. Fin qui sembrerebbe una vicenda già sentita e quasi banale, ma la faccenda si complica quando l’occhio furbesco di Giove si posa su Alcmena (Selene Demaria), dalla voce soave e moglie di Anfitrione, generale dell’esercito tebano momentaneamente assente poiché impegnato in guerra.

Facile a dirsi, ma ancor più facile a farsi, ciò che può limitare l’uomo non ferma di certo Giove e Mercurio, che grazie ai poteri divini prendono le sembianze di Anfitrione e del suo servitore Sosia avendo così l’opportunità, seppur ingannevole, di avvicinarsi all’amata.

anfitrione-teatro-marconi-2017-6Se quanto raccontato finora vi appare un po’ immorale e per certi versi anche un po’ drammatico, in realtà non smetterete di allietarvi fin dalla prima scena perché l’imprevisto gioca la sua carta e Anfitrione torna dalla guerra, incrementando le vicissitudini di ambiguità e tradimenti presunti o reali.

E mentre Sosia, rivolgendosi al pubblico, afferma: “Tra i discorsi di amanti tu vai dritto e guarda avanti”, in realtà i sospetti cominciano a farsi strada tra bugie e inspiegabilità,  l’inganno viene scoperto, ma il divertimento continua.

anfitrione-teatro-marconi-2017-3Si susseguono così una serie di sketch con doppi sensi e battute improvvisate che rendono protagonista anche il pubblico ormai coinvolto e conquistato dalla sintonia creata dagli attori, sul palco e con la sala.

Peculiarità, quest’ultima, che fa rimarcare quanto detto dall’autore latino e dal suo “teatro nel teatro”: coinvolgere il pubblico nel suo lavoro dichiarando che il compito del poeta è rendere “illum veri simile quod mendacium est”, ovvero offrire agli spettatori delle bugie che siano il più verosimile possibile.

anfitrione-teatro-marconi-2017-5Diventa così, il poeta comico, un ingannatore che però si autodenuncia continuamente proprio in presenza di chi deve essere ingannato, il suo pubblico. In definitiva, il nucleo principale dell’opera accentuato da Cavallaro è proprio l’inganno, l’intreccio e il senso dell’humor nel raccontarlo. E ancora, il tema dell’ambivalenza evidenzia un lato tragico e un lieto fine, essenziale per far felici gli spettatori che dimenticano così per un po’ gli affanni quotidiani.

L’esplosiva comicità dei bravissimi personaggi e la geniale riscrittura dell’”Anfitrione” ha ingentilito una situazione eticamente e moralmente scomoda regalando senso dell’umorismo, spunti di riflessione e centrando completamente l’obiettivo del teatro romano, cioè quello di intrattenere e divertire il pubblico che per circa due ore non ha mai smesso di ridere.

The Parallel Vision ⚭ _ Valentina Cittarelli)

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