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Finale AltroquandoFolkstudio: trionfa la musica e vince Ruggero

Altroquando è pieno e ci si muove a fatica. Va bene che è piccolo ed è quella cantina buia dove noi, però c’era veramente tanta gente per la finale dell’AltroquandoFolkstudio. Sotto al palchetto, un tavolo ben fornito di facce esperte intona “I giovani del surf”, sotto la direzione divertita di Gianni Togni, anima e testa della competizione. Continua ad arrivare gente. Arriva The Niro. Arriva anche Massimo Ranieri che, dopo un abbraccio da vecchi amici con Togni, si appoggia al corrimano delle scale e da sotto il cappello si gode la musica giovane di quella cantina.

Sale Margherita Schirmacher sul palco e dice che si può iniziare. Ruggero, Lepore, Febo. L’ordine di esibizione è estratto a sorte da un magico cilindro. Due canzoni inedite a testa, senza presentazione dei pezzi da parte degli autori più un altro pezzo a scelta. Qualche breve domanda da parte di Margherita, organizzatrice tuttofare di questo bel contest arrivato al suo epilogo e si comincia per davvero.

Danilo Ruggero ricorda, da molto lontano, l’americano John Butler. Nel suo primo pezzo, il testo è prima sussurrato e poi urlato su un’intonatura particolare e personale. Nella cifra cantautorale si mette sulla falsariga dei colleghi concorrenti del Folkstudio Augenblitz, che quindi fa capo alla scuola Niccolò Fabi. Il capotasto, da metà manico, si muove all’inizio per la seconda canzone ritmata e urlata su chitarra maltrattata e meno arpeggiata di prima. S’interrompe dopo un paio di barrè. “Un lapsus“, confessa. Poco male, emozione e metrica giocano di questi brutti scherzi.

Nel complesso Ruggero è un punkettone, nel senso che se suonasse in band sarebbe quello l’effetto. Punk cantautorale per dirla bene, una cosa tipo Il Branco. C’è anche una cifra politica alla fine del pezzo, forse poco originale, ma parlare di politica in musica è cosa difficile e per pochi. Nella terza e ultima canzone canta in dialetto. Il risultato è bello perché semplice, puro, sussurrato sopra un giro basilare di chitarra. Ma non si capisce se non si è nati più vicini a Tunisi che a Palermo, come nella Pantelleria di Ruggero. Poco male, la poesia è poesia.

Lorenzo Lepore ha solo diciannove anni ma l’esperienza non gli manca e ha già calcato palchi importanti e sentito sulla pelle le luci della ribalta, merito di The Voice of Italy 2016. Il suo primo pezzo, “Ambulanze”, racconta del senso di ristrettezze, non economiche ma emozionali. Disagio messo su un pezzo da radio, quasi estivo, anche se non da tormentone.

Anche “Notti” è poetica e dolce, su un tappeto arpeggiato dalla sua chitarra, uguale a quella che gli regalò il papà a tredici anni. Già, ha iniziato a tredici anni a scrivere canzoni e a suonare. Parla come Ricky Memphis e, forse, da giovane gli assomiglia pure, infatti rimane simpatico già solo a guardarlo sorridere dietro al microfono. “La fine del liceo”, l’ultimo pezzo, è semplice, genuino e ingenuo. Proprio come la fine del liceo, appunto.

Per ultimo sale Febo, il più maturo dei tre. Nella voce, nell’arrangiamento e anche all’anagrafe. Attacca con una chitarra bella, dal gusto country. Infatti si muove quasi solo sulle corde gravi, per una melodia tra il blues e il country. Voce profonda e calda, sporca sugli alti. Ricorda Zibba, ma ha più sfumature sulla sua gamma vocale. Nel suo primo pezzo, però, il giro di chitarra porta alla mente quel “motocicletta / 10HP” di Battisti.

Nel secondo pezzo, invece, sembra il primo Vasco, quello di “Colpa d’Alfredo”. Nei testi c’è quella sporcizia alla Bukowski, quella maledizione Baudelairiana che è sempre più rara e che fa piacere ritrovare di tanto in tanto. Nell’ultimo pezzo prende un’armonica e, oltre a conquistarmi definitivamente, conferma la sua anima blues e country.

Arriva il momento del voto, con una giuria artistica formata da Gianni Togni, Sandra Cesarale (Corriere della Sera), Luigi Maiello (Il Fatto Quotidiano), Paolo Somigli (Chitarre.com), Noemi Serracini (Armadillo – Radio Kaos Italy), Paolo Gresta (The Parallel Vision), Daniele Sidonio (Rockit.it). Nella frangia cantautoriale invece erano presenti Stefano Palmieri (finalista della prima edizione), The Niro, Mascolini, Ivan Talarico e Massimo Ranieri.

Mentre Margherita raccoglie i voti di tutti, due musicisti non di primo pelo salgono sul palco, Mascolini e Stefano Lenci. Omaggiano Togni con una versione teatrale, quasi jazz della sua “Luna”. Si procede allo spoglio in diretta dei voti, che sanciscono una vittoria su tutti i fronti – critica, pubblico e bancone – di Danilo Ruggero.

È la prima volta che vinco veramente qualcosa”, dice emozionato il vincitore di questa seconda edizione di AltroquandoFolkstudio. Ora registrerà quello che riuscirà nei tre giorni che gli spettano nella sala di registrazione R&B di Civitavecchia. Chissà che non sia solo la prima, di tante vittorie. Noi glielo auguriamo, come a Febo e Lepore e a tutti gli altri, ottimi partecipanti.

The Parallel Vision  _ Simone Zivillica)
(Foto: © Veronica Martorana)

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