Intervista

#Intervista: Viviana Toniolo, “il teatro è un gesto d’amore reciproco”

Il Teatro Vittoria rappresenta per Roma ed in particolare per il quartiere di Testaccio il crossover fra il passato, il presente ed il futuro del teatro di prosa. Viviana Toniolo, direttrice artistica di questa culla della cultura nazionale ci racconta come è nato lo spirito che ha mosso lei ed Attilio Corsini a fondare la compagnia Attori&Tecnici.
Abbiamo cercato, grazie alle parole della stessa Viviana, di farvi partecipi della valenza culturale del Teatro Vittoria (vi ho parlato della nuova stagione 2017/2018 QUALCHE GIORNO FA) e della straordinaria eredità che il lavoro della loro compagnia ha costruito generosamente per il pubblico e non solo.

viviana-toniolo-intervista-teatro-vittoria-2017-3322-9

Viviana Toniolo, facciamo un salto nel tempo? Come inizia la storia del Teatro Vittoria?
Dobbiamo partire da tempi molto recenti e partiamo solo dal 1977! Le sembra una storia abbastanza giovane? (ridendo) Tornando seri, insieme ad Attilio Corsini, nel 1977 fondammo la Compagnia Attori&Tecnici. Io ed Attilio eravamo due giovani attori. Quando ci siamo conosciuti abbiamo immediatamente compreso che avevamo entrambi lo stesso tipo di problema che spesso hanno i giovani con le istituzioni: già allora non ci piaceva come funzionava il teatro in Italia!

Perché?
Perché… Partiamo prima da una considerazione che faccio spesso: “Magari oggi ci fossero i problemi che incontravamo noi!”. Tutto è peggiorato in modo catastrofico ed inenarrabile. Sia io che Attilio abbiamo fatto l’accademia ed abbiamo lavorato in teatri stabili. Tutto questo era bellissimo perché si facevano 6 mesi di tournée e di contratto, senza considerare le date estive. Si lavorava e tanto. Ma cosa succedeva realmente ad un attore “giovane”? Intanto, chi decideva le cose era necessariamente un capo, una politica, un colore e a noi questo non piaceva affatto. Ci sentivamo delle pedine mentre credevamo fermamente che fossero gli attori a fare il teatro ed invece gli attori ci sembravano “in mano” a qualcuno che li dirigeva.
In più c’era un altro problema: potevamo essere attori bravi, bravini (di fatto ci chiamavano sempre per lavorare!) però si facevano per 6 mesi sempre gli stessi ruoli, magari piccoli. Ci si ritrovava così a guardare i primi attori -quelli importanti- per imparare, per rubare con gli occhi, per capire se tu domani saresti stata all’altezza di una Marisa Fabbri, solo per fare un esempio. Comprendemmo quindi che con un piccolo ruolo non sempre riuscivi a verificarti. Allora ci siamo messi al lavoro e ci siamo detti: “Perché non ce lo facciamo noi il teatro? Come piace a noi!”.

Cosa volevate rivoluzionare?
Gli spettacoli ai quali assistevamo e nei quali partecipavamo ci facevano spesso pensare che fossero belli però ridendo ci si diceva: “che palle!”, “povero pubblico!”, “ma perché fanno ‘ste robe!”, “bisognerebbe fare un teatro sempre colto, divertente ma non certo banale”.
In una notte milanese abbiamo costruito tutto: Attori&Tecnici prese forma esattamente così. Gli attori dovevano scegliersi i loro testi. Dovevamo essere una cooperativa vera, un luogo in cui un attore non doveva mai sentirsi frustrato. Anche il ruolo piccolo doveva essere esaltato. E questa è stata tutta la nostra storia. Dovevamo presentare testi che mai nessuno aveva ancora rappresentato in Italia, portare in scena spettacoli nuovi.
Un’altra nostra particolarità era che tutti suonavamo uno strumento e sapevamo cantare in scena. La dicitura nei titoli era infatti “commedia con musiche”. Abbiamo avuto compositori come Carpi, Annecchino, Giovanna Marini e anche Viviana Toniolo ha composto musiche per gli spettacoli. In quegli anni i giornali e la critica teatrale erano molto attenti a quello che accadeva sui palcoscenici italiani. Riguardo a noi e alle nostre performance uscivano articoli bellissimi, con i grandi titoli. La gente leggeva, si incuriosiva ed il pubblico veniva a teatro. Siamo stati anche invitati dalle trasmissioni televisive più importanti.

Caro Corsini, il tuo teatro poteva essere un teatro di quartiere e, per merito tuo, è diventato un Teatro della Città – Pietro Garinei, “Rumori di Scena – Novemila sere a teatro con gli Attori&Tecnici”

Attilio Corsini era un regista, un poeta, un uomo pieno di idee, di fantasia e di grande cultura. Egli ebbe la lungimiranza di capire già 30 anni fa, anche se a me sembra ieri, che stava cambiando il mondo. Che i teatri stabili si stavano trasformando, cominciava la logica degli scambi e che poteva diventare problematica la situazione delle tournée. Così decidemmo di cercare una casa. Prendemmo in affitto e ristrutturammo il Vittoria che allora era un cinema chiuso da tre anni. Quando abbiamo scelto il quartiere di Testaccio ci hanno detto che eravamo pazzi. Dal momento in cui è finalmente nato il Teatro Vittoria il quartiere è cambiato radicalmente. Hanno aperto molti altri locali e si diceva per Roma che Testaccio fosse diventata come una piccola Parigi.

Avete dato un volto nuovo al quartiere quindi.
Abbiamo fatto proprio risorgere il quartiere. Se ripenso a quel lungo cammino mi chiedo sconcertata: “Cosa possono fare oggi i giovani solo per tentare di gestirsi?”. Oggi vanno nei teatrini, rischiano anche di fare dei danni a loro stessi perché quando si è giovani, se non hai imparato prima dai registi di esperienza valevoli, se non hai appreso la tecnica, la professionalità, il mestiere, si rischia anche di acquisire dei difetti.

Per questo le stanno così a cuore i giovani talenti?
Bisogna tornare a scrivere di teatro. L’anno che è mancato Attilio ho scelto di impegnarmi molto, oltre che alla direzione artistica del teatro, ad aiutare i giovani. C’è bisogno di promuovere il fermento che si agita nei piccolissimi teatri off. “Salviamo i Talenti” è una rassegna che offre al vincitore di stare in cartellone qui da noi. Non le sembra una cosa importantissima? Eppure i giornali non ne parlano. Persino al Ministero siamo considerati con una valutazione che assolutamente non tiene conto di quello che realmente facciamo. Questa pochezza mi ha addolorata ma mai fatta arrendere.

viviana-toniolo-intervista-teatro-vittoria-2017-2

Dove ha trovato forza e risorse?
Le risorse non ci sono, sono soltanto risorse umane, di volontà e di coraggio, per amore di quello che abbiamo fatto. Attilio Corsini non poteva finire. Il premio “Salviamo i Talenti” l’ho intitolato a lui perché i giovani devono ricordare, devono sapere chi fosse Attilio Corsini e che valenza abbia avuto fondare Attori&Tecnici.
Tutta la nostra storia è stata meravigliosa, una “meravigliosa faticata” anzi! Abbiamo imparato a far tutto. Persino le prime scenografie. I primi 8 sipari di “Notte con ospiti” ci sarebbero dovuti costare 640 mila lire. Li ho fatti io con i consigli di Bruno Garofalo e ho speso solo 45mila lire…

Come si è trasformata la programmazione nel tempo?
Il successo di “Rumori fuori scena” nel 1982 fu un fatto incredibile. Abbiamo inaugurato il Vittoria con questo spettacolo che per 3 mesi consecutivi ha registrato il tutto esaurito. Attilio preferiva lavorare su progetti interessanti per creare spettacoli affascinanti ed originali vedi “I due sergenti”, “Il gatto con gli stivali”, “La pulzella d’Orléans”. E laddove doveva attenersi alla commedia definita dall’autore, abbiamo privilegiato le commedie che divertissero con intelligenza ed eleganza. Molti ci fanno notare come lei quanto sia ricca e variegata la nostra programmazione. Vuol dire che lo spirito è quello giusto.

Qual è, secondo lei, l’importanza del teatro a livello sociale per i giovani.
Ha un’importanza enorme, intanto perché è aggregazione e poi perché il teatro è un gesto d’amore reciproco. Vi si provano emozioni che sono uniche, non ripetibili in altri contesti. La cosa che fa veramente male è assistere impotenti a come si stia trasformando Roma e l’Italia tutta in confronto all’estero e alle sue proposte.
In tutta Europa il teatro non è questo “fatto strano ed incredibile”! Qui in Italia si parla di crisi del teatro da quando io ero ragazzina che volevo far l’attrice, quindi si figuri lei! Il teatro all’estero esiste, la gente ci va! E qui come siamo ridotti? Semplicemente non se ne dà la giusta notizia.
Il ministro Franceschini, l’ho detto anche in conferenza stampa, ha parlato di tutti i generi di spettacolo, anche del circo (cosa che mi ha fatto piacere) ma del teatro di prosa no!

Perché?
Perché non c’è cultura, non si informano, c’è disattenzione, non sanno proprio come funziona il teatro e non ci vanno nemmeno a teatro! È atroce quello che succede e io mi accaloro ogni volta. I giovani sono il teatro di domani. Io li voglio aiutare!

Cosa è necessario fare? Cosa si potrebbe fare?
Se non esce notizia di quello che fai, per chi lo fai? Bisogna tornare a scrivere del teatro e di quello che è! Non bisogna avere paura come non ne ho io quando penso a progetti nuovi anche se sono a rischio remissione economica ma nei quali credo. Sopravviviamo coraggiosamente.

Cosa augura al Teatro Vittoria e al teatro in generale?
Che possa andare avanti a vivere, come deve vivere!

The Parallel Vision  _ Raffaella Ceres)

1 risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...