Cultura Intervista

#Intervista: Giorgia Palmucci, dalle marionette ai desaparecidos di “Mar del Plata”

Giorgia Palmucci ha 23 anni e pur così giovane, vanta già un lungo curriculum fatto di cinema, corti, pubblicità, televisione. E teatro, soprattutto. Un mondo che Giorgia incontra a 3 anni grazie ai suoi genitori, che le fanno frequentare un laboratorio di marionette al Teatro Mongiovino di Roma. Da allora, l’attrice romana non si ferma più. E dopo il recente “Dark Experiment“, lo spettacolo di cui vi ho parlato qualche tempo fa, è pronta a tornare sul palco di un teatro storico come il Vittoria di Testaccio con “Mar del Plata – Gli ‘angeli del rugby’ che osarono sfidare il regime argentino“, un testo di Claudio Fava per la regia di Giuseppe Marini sul tema dei desaparecidos sudamericani che in questo caso riguarda il team La Plata Rubgy, decimato pian piano dalla dittatura di Videla.
Ho incontrato Giorgia in un afoso pomeriggio di fine giugno e mi ha raccontato dei suoi inizi e delle sue esperienze artistiche. Oltre che del suo prossimo spettacolo, in scena dal 3 al 13 novembre. Ascoltiamola.

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Giorgia Palmucci (© Fabrizio Di Giulio – http://fabriziodigiulio.wix.com/ritratti)

Giorgia, tu chi interpreti in “Mar del Plata” e perché hai accettato questo ruolo?
Il mio personaggio si chiama Teresa ed è l’unica donna dello spettacolo. E anche della compagnia! È la fidanzata di Raul, il capitano di questa squadra di rugby. È il classico ruolo che nonostante sia poco in scena risulta poi cruciale perché sarà Teresa quella che convincerà il compagno a scappare in Francia. Raul infatti è l’unico sopravvissuto di quel gruppo, è tutt’ora vivo e fa l’architetto a Buenos Aires.

Questo testo è stato portato in scena per la prima volta l’anno scorso all’Eliseo. Il pubblico come ha reagito?
In linea di massima, da quello che ricordo, sono stati tutti pareri positivi. La cosa che un po’ mi ha impressionato è stata che in molti non conoscevano il tema dei desaparecidos, soprattutto i più giovani. Non la storia della squadra di rugby, (quella neanche io, a dire il vero), ma proprio di queste persone che sparivano nel nulla. Quindi alla fine, anche se non fosse piaciuto, è stata comunque una cosa nuova di cui è giusto e forse necessario sentir parlare. Alla fine è stato emozionante. E la cosa intelligente che ha fatto Giuseppe Marini è stata quella di aver concentrato tutti gli avvenimenti in un’ora, così da farti arrivare addosso una vera e propria bomba, che quindi non ti annoia.

Rispetto a quel testo porterete in scena qualcosa di diverso?
Questo non lo so, dobbiamo ancora iniziare le prove e magari Giuseppe avrà pensato a delle modifiche. Lo vedremo dopo l’estate.

Ho visto che nel 2013 hai interpretato “Nunca Mas – Voci dall’Inferno di una Dittatura”, uno spettacolo simile nei contenuti ma non nella forma, in quanto si trattava di un reading. Hai trovato qualche analogia con “Mar del Plata”?
Sono due storie diverse. La tematica era la stessa, ma con la differenza che lì si parlava di figli che vengono a scoprire che i loro genitori non sono quelli veri. Erano stati adottati da famiglie del regime, infatti, perché i veri genitori erano appunto desaparecidos. Quindi molte famiglie dei militari prendevano in adozione questi bambini. In “Mar del Plata” invece si tratta dei veri “scomparsi”, di una squadra di rugby che ha vissuto in pieno questa esperienza.

Tu hai 23 anni ma hai già fatto un sacco di cose tra cinema, tv, corti, pubblicità e teatro. A che mondo senti di appartenere?
Io direi teatro, perché alla fine ho cominciato da lì. Poi iniziando a fare corti, che sono stati e sono ancora la mia palestra, mi sono accorta di essere affascinata anche da questo mondo e man mano che li faccio inizio a sentirmi bene anche davanti alla macchina da presa. Quindi, forse, in questo momento direi sia teatro che corti. Però adesso che ci penso, a 12 anni ho fatto un film! Anche se non è mai uscito (ride). Si trattava di “Balletto di Guerra“, di Mario Rellini: lì ero una bambina sotto le macerie. Forse era un segno, dovevo capire qualcosa da allora! Intorno ai 3 anni, poi, i miei genitori mi hanno portato a fare un laboratorio di teatro al Mongiovino, che prevedeva l’utilizzo delle marionette. Pensa che uscita dal liceo ci sono tornata e ho lavorato lì per due anni. Quindi, forse, quando ho detto di aver iniziato col teatro non ho mentito!

A proposito dei tuoi inizi, ho letto che sei stata scoperta dal regista e produttore Patrizio Cigliano. Mi racconti com’è andata?
In realtà non è vero! (ride). Cioè, con Patrizio ho fatto “A Cuore Aperto” nel 2014, ma avevo già fatto altre cose, prima. Quello, forse, è stato il primo spettacolo in un teatro importante come quello dell’Orologio. In un certo senso sì, quindi: mi ha scoperta lui. Però no!

Prima e dopo “Mar del Plata” hai altri progetti?
Sto aspettando alcune risposte, come al solito. Quindi al momento non mi pronuncio. Ma vedremo dopo lo spettacolo, è tutto ancora in divenire.

Ho visto un tuo provino del 2014 su Radio2 in cui c’era Giovanni Veronesi che ti rimproverava di avere “urgenza” di recitare, di essere troppo frenetica. Due anni dopo come ti senti? Pensi di essere cambiata?
Sì, perché lui intendeva dirmi che si “vedeva” che stavo recitando. Infatti mi sono innervosita e gli ho risposto! Per quanto uno debba essere verosimile, lo stai comunque facendo tramite un mezzo che è un compromesso. Cioè, tu che guardi lo sai che si tratta di una finzione, per quanto io riesca a fartela passare nel modo più vero o verosimile possibile. Secondo me è una consapevolezza che ci deve essere. Comunque sì, sto lavorando nella direzione di essere sempre più credibile.

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