Cultura Musica

#Intervista: Tony Chinaski, rotta verso il mondo immateriale

#Intervista: Chinaski, nave pirata in rotta verso il mondo immateriale

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Tony Chinaski

Creativo, anticonformista, vulcanico nelle idee e nelle iniziative artistiche e anticonformista ancora.

Tony Chinaski è mente e braccio di Mothership of Rock’n’Roll, un format in onda su Radio Kaos Italy che mescola poesia, musica e letteratura e che Tony porta in giro fisicamente assieme a Olivia Balzar in tanti locali della Capitale.

Come una sorta di nave pirata che viaggia per rotte tutte sue” mi ha raccontato. Con l’idea precisa “di non avere confini, ma di raccontare quanto tutto sia interconnesso“.

Questo giovane musicista, doppiatore, speaker, attore e chissà cos’altro prende posizione dinanzi al materialismo imposto dalla società portando il suo pubblico in viaggio verso i meandri del mondo immateriale.

Dove ‘condividere’ ormai si associa a un link su un social network, io volevo riportare la ‘condivisione’ a un punto di contatto più umano“.


Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Tony?

La storia artistica nasce da un fuoco dentro, che probabilmente mi porto dietro sin dagli anni dal liceo con le prime band, le prime compagnie teatrali, le prime poesie e i primi racconti scritti.

Non saprei dire quale sia stata la prima scintilla a farlo divampare, ma so che è sempre stato lì.

Nonostante il lavoro, le delusioni, gli errori e il tempo che non basta mai, ho sempre questa esigenza di “creare qualcosa”, di raccontare qualcosa.

Di non rassegnarmi al materialismo imposto dalla società, ma viaggiare nei meandri del “mondo immateriale”.

Sono stato su un palco con diverse band, ho fatto “selezione musicale” (non mi definisco un vero e proprio dj) durante tanti eventi: dal localino sotto casa a grandi piazze.

Ho raccontato storie attraverso i microfoni delle radio e anche recitato in qualche spettacolo.

Da dove nasce tutto questo? Forse dalla prima volta che sono salito su una sedia a recitare una poesia.

Mothership of Rock’n’Roll è un format che mescola musica, poesia e letteratura. Come e quando nasce l’idea?

L’idea nasce dall’esigenza sopracitata di non soffermarsi sugli schemi imposti, ma di romperli.

Come una sorta di nave pirata che viaggia per rotte tutte sue.

In questo caso, nello specifico, l’idea di non avere confini, ma di raccontare quanto tutto sia interconnesso.

Soprattutto il rock ‘n roll, che vive di generi e sottoculture da sempre.

Ed è spesso “etichettato” dai profani che non si sono mai resi davvero conto, o che non hanno mai voluto ammettere, di quanto il rock sia stato sempre presente nelle loro vite.

Lo si può notare nella moda, nel cinema, nelle letteratura…

Ecco, raccontare di tutto questo è lo spirito da cui è salpata la Mothership.

E dalla voglia di riportare quello spirito tra la gente, sulla strada, in un mondo dove siamo sempre più distanti.

Dove “condividere” ormai si associa a un link su un social network, io volevo riportare la “condivisione” a un punto di contatto più umano.

Come scegli gli autori e i musicisti che decidi di includere di volta in volta nei tuoi eventi?

Dal fuoco che riconosco in loro.

Non importa quanto siano bravi tecnicamente o quanto siano “schematicamente” definiti in quello che l’evento richiede.

Il modo di inserirli nel contesto lo trovo sempre. Basta che abbiano qualcosa da dire davvero.

Poi, una volta a bordo, si naviga a vista… E spesso si percorrono delle rotte fantastiche e inimmaginabili.

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Dall’inizio di questa avventura com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche? 

Con l’esperienza e le mazzate ci si comincia ad annoiare di determinati meccanismi che ancora oggi, tra organizzatori, artisti e pubblico, sono difficili da scardinare.

Perciò, a malincuore, si comincia a dire di no.

E non sempre per una questione di ritorno economico o di preparazione tecnica, ma soprattutto quando ti accorgi del pressappochismo e della mediocrità.

Ripeto, non mi interessa la tecnica o il soldo, mi interessa il cuore.

Certo, l’impegno professionale c’è e ci sarà sempre…

Quindi non vedo perché artisti che ci mettono l’anima in maniera davvero professionale in quello che fanno (e non parlo solo di me, ma anche di tutti quelli con cui ho e ho avuto il piacere di collaborare) non debbano essere adeguatamente ricompensati.

Cosa hai in programma di organizzare, per i prossimi mesi?

Ci saranno diverse sorprese. Ma sempre dalla linfa vitale dannatamente rock ‘n roll.

Mothership ha un pubblico-tipo?

I sognatori. Gli affamati. I curiosi. Gli outsiders.

Ma anche tutti coloro i quali hanno semplicemente voglia di “ascoltare o condividere”.

C’è una cosa che secondo te un organizzatore di eventi non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Quello che secondo me va sempre fatto è tessere o monitorare il filo che lega ogni reparto coinvolto, dall’artista alla parte tecnica.

Ed è strettamente collegato a ciò che non va mai fatto: sottovalutare o disinteressarsi di anche uno solo dei singoli componenti che conducono alla riuscita o meno di un evento.

E uno speaker?

Non deve mai mancare di rispetto a chi ascolta.

Un bravo speaker deve prima di tutto essere un ascoltatore. Mettersi nei suoi panni.

Così come chi organizza un evento o sale su un palco: devi scopare con il pubblico, non masturbarti di fronte ad esso.

If you know what I mean.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro? 

Poco. Ho sempre cercato di andare avanti considerandola appunto “un’emergenza.”

Non mi sono mai fermato.

Al massimo si è avuto più tempo per comporre o ragionare.

Ma in streaming, in radio, per strada o su un palco – anche di fronte a pochissimo pubblico – siamo sempre andati avanti.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiero

Mothership of Rock ‘n Roll.

Descrivimi Tony Chinaski con un accordo e con 3 parole

Accordo: Sol.

3 parole: Niente mezze misure.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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