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#Intervista: Galstyan, “Non immagino un mondo senza l’arte”

#Intervista: Mariné Galstyan, “Non immagino un mondo senza l’arte”

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Mariné Galstyan

Armena di nascita e romana di adozione, Mariné Galstyan è una delle protagoniste di “Un posto al sole” nonché attivissima artista in teatro, dove lavora ormai da tanti anni e con grande apprezzamento da parte del pubblico.

Papà mi ha guardato e ha detto: mia figlia diventerà un’attrice“: così Mariné da quel momento non è mai tornata sui suoi passi e dopo 3 anni di giurisprudenza ha scelto di sposare la via dell’arte e della cultura.

Siamo sopravvissuti anche al genocidio e siamo risorti più volte proprio grazie all’arte e alla cultura” mi ha raccontato in questa lunga e splendida intervista che oggi vi propongo.

L’arte è qualcosa di molto importante. Importante forse più della vita stessa! Dico questo perché l’arte e la cultura, insieme alla bellezza e alla creatività sono le più grandi espressioni di scambio che nutrono la mente e il cuore di tutti gli esseri umani…“.


Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Mariné?

A 13 anni non sapevo cosa avrei fatto da grande.

Un giorno per intrattenere mio padre che era stato operato da poco e doveva stare a casa ho imitato il personaggio maschile di una fiction, che in quel periodo veniva trasmessa in tv, che impazzisce e comincia a ballare.

Lui mi ha guardato e ha detto: mia figlia diventerà un’attrice.

Mio padre ha piantato questo seme dentro di me ed è nata questa passione.

Poi purtroppo dopo qualche mese se ne è andato e io ho voluto tantissimo fare questo mestiere per lui e per me stessa. Le difficoltà da superare sono state tante.

All’epoca non potevo andare all’Accademia di teatro e cinema, mia mamma non voleva che la frequentassi perché c’erano tanti pregiudizi a riguardo.

Così per 3 anni ho studiato Giurisprudenza. Poi sono riuscita a convincerla, ho lasciato l’Università e ho frequentato per 5 anni l’Accademia.

È stato il periodo più bello della mia vita perché l’ho vissuto pienamente e ho avuto dei professori eccezionali.

Parlami delle tue attività in tempi di “non pandemia”: cosa ti piace proporre, sul palco, soprattutto?

Prima della pandemia avevo una vita a dir poco frenetica.

Mi facevo a pezzi pur di ottemperare a tutti gli impegni. Tra le prove per gli spettacoli da portare in scena, le riprese di “Un posto al sole” e le esigenze della famiglia, le giornate erano veramente piene.

Ma devo dire che, una volta preso il ritmo, mi divertivo a incastrare i pezzi di questo “puzzle”, come definirei la mia vita.

Ma affiancata da una forte determinazione e da un grande entusiasmo costruivo il mio puzzle cercando di dare sempre il meglio di me!

Ricordo quando, nel 2019, recitavo in “Valium” di Alessandro Sena al Teatro della Cometa, uno spettacolo andato in scena per 3 settimane.

Nello stesso periodo nasceva un altro spettacolo, ”Pole dance” (della nostra compagnia InControVerso) scritto e diretto da Sargis Galstyan! Immaginate!

Le serate in scena e le mattinate già impegnata ad allestire il nuovo spettacolo!

Il 2020, poi, era partito alla grande! 2 spettacoli in cartellone.

Per 3 settimane “Pole dance” e per 2 settimane “Play Hamlet”, per il quale avrei rivestito i panni di Ofelia.

Ero così impegnata che fui costretta a rifiutare altre 2 produzioni molto importanti.

Poi a marzo si è fermato il mondo è quello che è successo lo sappiamo tutti. In questo periodo fortemente triste tra alti e bassi e profonde riflessioni c’è stato un punto fermo nella mia mente e nel mio cuore che è la mia passione!

La passione che metto nel mio lavoro, un lavoro che è parte della mia anima e che amo incondizionatamente!

Ed è per questo che fremo dalla voglia di ricominciare a incastrare i pezzi del mio puzzle.

Sicuramente tante cose non saranno più come prima ma posso garantire che la mia voglia di creare e di mettermi in gioco con più motivazione è diventata ancora più forte e chiara!

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(Foto: Paolo Stucchi)

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Sono ben 23 anni che pratico questo mestiere! Comprendo anche gli anni di Accademia perché ebbi la grande fortuna di lavorare già dal primo anno di studi.

Sono stati gli anni più belli della mia vita. Ero al posto giusto nel momento giusto.

E così le mie primissime esperienze sono state per lo più televisive e ricordo che quando mi scelsero come conduttrice di un importante festival di ballo e canto ero così entusiasta che solo dopo un anno di riprese mi resi conto di non aver chiesto nessun compenso… Ero così giovane!

E per me essere sul primo canale della televisione armena era davvero gratificante…

Ma ovviamente già dal secondo anno realizzai che quello sarebbe stato il lavoro della mia vita, il mestiere che mi avrebbe dato da vivere!

Il percorso fino ad oggi è stato lungo e difficile e siccome sono molto autocritica, esigente e pignola è stato anche un percorso di trasformazione pieno di rimproveri utili e inutili, errori miei e degli altri.

E poi più acquisisci professionalità e più metti in discussione quelli che fai. Non potete immaginare la lotta indescrivibile che c’è dietro ogni personaggio che preparo e poi… Arriva il grande giorno che devi consegnarlo al pubblico!

Ma il mio lavoro non finisce lì. Continuo, continuo anche dopo la fine dello spettacolo finché non ottengo quella sfumatura mancante che mi dava tormento.

Il nostro mestiere è bello, affascinante e regala tante soddisfazioni ma come ogni lavoro richiede sacrificio, impegno e dedizione se vuoi fare bene.

Mi viene appunto in mente una frase di Charles Aznavour: “Tutto ciò che l’artista possiede l’ha ottenuto grazie al suo talento, certo, ma anche grazie agli spettatori per i quali spesso il biglietto per uno spettacolo è una spesa considerevole”.

Eh sì.. Lo spettatore paga di tasca sua, l’artista deve pagare con la propria persona. Non ci sono scuse! Anche se malato, anche se febbricitante deve condurre lo spettacolo come se fosse invulnerabile!

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(Foto: Enrica Brescia)

Al momento di cosa ti stai occupando?

Devo dire che proprio in questi giorni ho ricominciato a lavorare sull’adattamento teatrale di un bellissimo film francese.

Una commedia molto raffinata e toccante di cui sono regista e contemporaneamente interprete di uno dei principali personaggi.

Dico che ho ricominciato perché è il mio secondo tentativo su questo testo. Avevo cominciato 2 anni fa e l’idea all’epoca era di una commedia che avrebbe sfociato in tragedia.

Ma le persone per 2 anni hanno subito un forte e profondo trauma e quindi quello che prima del 2020 poteva andar bene ora non vale più!

Per cui lavorerò su questo spettacolo rendendolo uno strumento che conceda gioia, distrazione e buon umore senza nulla togliere all’intensità dell’opera che offrirà anche profondi spunti di riflessione. 

Oltre a questo stiamo definendo accordi con vari teatri per 2 spettacoli di nostra produzione: “La proposta di matrimonio“di Cechov e “Pole dance” di Sargis Galstyan.

Teatri e cinema sono rimasti chiusi praticamente per tutta la durata dell’emergenza pandemica e sono stati gli ultimi luoghi culturali ad aver riaperto. La cultura è davvero “non necessaria”?

Provengo da una nazione dove l’arte e la cultura sono state le principali se non le uniche armi di sopravvivenza nel corso della nostra storia millenaria.

Siamo sopravvissuti anche al genocidio e siamo risorti più volte proprio grazie all’arte e alla cultura.

L’arte è qualcosa di molto importante. Importante forse più della vita stessa! Dico questo perché l’arte e la cultura, insieme alla bellezza e alla creatività sono le più grandi espressioni di scambio che nutrono la mente e il cuore di tutti gli esseri umani…

Non riesco a immaginare un mondo senza l’arte.

E quindi per me sì, è fortemente necessaria!

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Per quanto riguarda il prossimo futuro ho già accennato a qualcosa ma posso aggiungere che a giugno andrò in scena con “Pericolosamente” di Eduardo De Filippo.

Uno spettacolo che ha debuttato l’anno scorso ricevendo una bella accoglienza. Con la regia di Alessandro Sena, poi, che quest’anno propone una terza e diversa versione, è diventato un vero e proprio esercizio di stile.

Perché questa commedia pur essendo molto breve e riproposta in diverse versioni funziona davvero ed è molto divertente!

Non posso svelare altro ma dico solo che vedrete una Dorotea spumeggiante e grintosa, però sempre molto differente in ogni variante.

A settembre poi debutteremo con la sequel di “Forse non lo sai ma pure questo è amore” che ha già riscontrato un discreto successo nell’autunno dell’anno scorso.

In realtà ci sono altri progetti che stanno prendendo forma in questi giorni ma… preferirei non dire ancora nulla per scaramanzia.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

È un po’ difficile estrapolare dalle mie esperienze passate quelle migliori poiché tutte sono state fondamentali per la mia vita professionale e non solo, lasciando un segno indelebile.

Non posso che ricordare con immenso piacere e forte passione soprattutto le esperienze che mi hanno portato su un set cinematografico o su un palcoscenico.

Mi sento così felice e gratificata quando lavoro che a oggi penso che non avrei potuto fare a meno di nessuna delle esperienze vissute fino ad ora.

Negli ultimi anni una delle migliori è stata il set di “Tutto il mondo è paese” con la regia di Giulio Manfredonia che vede come protagonista Beppe Fiorello nei panni di Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace, posto incantevole della Calabria.

È stato così coinvolgente ed è nata da subito un’amicizia con tutto il cast che è andata crescendo per per tutto il mese delle riprese tant’è che alla fine è stato molto difficile separarsi!

Poi, esperienza recentissima è quella di “Un posto al sole” dove ho apprezzato molto il ruolo che mi hanno affidato e dove ho conosciuto una grande “famiglia”.

Sì, perché è proprio così che definirei il gruppo di persone con il quale ho avuto la fortuna di collaborare in un clima avvolto da disponibilità, gentilezza e competenza!

Per non parlare, poi, delle esperienze a teatro. Oltre agli spettacoli già citati ci sono “A porte chiuse” di Jean Paul Sartre, “Se la terra trema“ di Maria Inversi e non ultimo “Il grande male”, spettacolo meraviglioso dedicato al centenario del genocidio armeno.

Mi auguro vivamente che si possa tornare quanto prima a una sana normalità per poter rimettere in scena tutti questi spettacoli e altri ancora!

Tutte, ma proprio tutte, sono state bellissime esperienze perché in ognuna di esse mi sono sentita felice e soddisfatta!

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Ciò che non deve mai fare un’attrice è ciò che non deve mai fare chiunque faccia un lavoro che ama.

Non deve mai perdere di vista i suoi principi, i suoi valori, le sue idee e ancora, più che mai, le motivazioni e la positività riguardo il proprio mestiere.

In sostanza tutto ciò che in fondo funge da motore! Anche quando periodi della vita ci mettono a dura prova come è successo in questi ultimi anni.

Quello che invece un’attrice deve sempre fare è sentirsi libera.

Voglio dire che più si passa inosservati nella vita quotidiana, più siamo irriconoscibili fuori dai riflettori più ci si sente in sintonia col mondo…

Liberi appunto di accumulare emozioni e sensazioni autentiche ma semplici che sono quelle che ti rendono migliore e più fresca per un nuovo lavoro.

Perché la vita di un’attrice è anche questo: osservare, assorbire.

Ed elaborando dentro di sé, riprodurre ciò che prova nelle sue performance.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Mariné Galstyan con un’immagine e con 3 parole?

Se dovessi descrivere il mio percorso artistico dovrei descrivere tutta la mia vita in quanto la passione per quello che faccio mi accompagna da sempre!

Se devo riassumere tutto in un’immagine me ne viene in mente una molto chiara.

Un piccolo faro nell’oceano nel bel mezzo di una tempesta.

Il mare in questo caso è la vita che pulsa di infinito, di bellezza, di grandezza ma anche di terrore e mistero. Proprio come l’esistenza che con le sue infinte opportunità e gioie quotidiane è anche, talvolta, piena di delusioni e pericoli.

Io sono quel faro che ha affrontato tutto in mezzo all’oceano che con le sue onde dolci e violente a volte mi abbraccia e a volte mi prende a schiaffi.

A tanti quel faro sembra così fragile da poter esser spazzato via da un momento all’altro.

Invece ha una forza dentro infinita come il mare e radici così profonde che niente e nessuno potrà mai sradicare perché nutrite da una passione che non ha mai esitato davanti a nulla pur di perseguire ciò che desiderava.

Tra un’onda e l‘altra sembra sparire, ma tutte le volte riappare più forte di prima!

The Parallel Vision ⚭ ­_ Paolo Gresta)

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