Cultura Teatro

#Intervista: Lara Balbo, “Il teatro ci rende persone migliori”

#Intervista: Lara Balbo, “Il teatro ci rende persone migliori”

Il teatro secondo me è, e dovrebbe essere sempre, una lente di ingrandimento della realtà“.

Si può vedere da vicino qualcosa che solitamente ci sfugge e analizzarlo meglio, per essere persone migliori“.

Parola di Lara Balbo, giovane attrice e danzatrice veneta di stanza a Roma che da 12 anni si muove con disinvoltura tra cinema, fiction e teatro.

Nata a Legnago e proveniente dal piccolo paese di Urbana in provincia di Padova, Lara ha già nel suo curriculum importanti collaborazioni teatrali con Gigi Proietti, Edoardo Siravo, Paola Gassman, Stefano Fresi, Loredana Scaramella e molti altri.

Al momento l’artista sta preparando 2 spettacoli che dovrebbero andare in scena (Covid permettendo) a gennaio e marzo: il primo diretto da Massimiliano Bruno e il secondo firmato da Marco Simeoli.

Tenendo le dita incrociate, Lara mi ha raccontato tanti dettagli in più sulla sua luminosa parabola artistica, durante la quale non ha mai creduto che “il proprio valore dipenda dall’approvazione o dal giudizio altrui“.

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Lara Balbo

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Lara? 

Avevo 11 anni e aprirono una scuola di danza nel mio piccolissimo paese di origine, mia madre mi convinse a iscrivermi.

Devo dire che non ne ero così sicura perché ero molto timida e l’idea di essere guardata da molte persone non mi faceva stare serena.

Poi però mi resi conto, da subito, che sarebbe stato il modo più naturale per me per esprimermi.

Attraverso la danza avevo la possibilità di rivelare le mie emozioni agli altri e a me stessa, soprattutto.

In realtà mamma e papà mi raccontano che fin da piccola mi divertivo a imitare le persone, per esempio le mie maestre delle elementari.

La passione per la danza e per le imitazioni (dilettanti) si è rivelata essere un tramite per la recitazione: a 18 anni sono venuta a Roma infatti, a studiare e a formarmi come attrice. 

Parlami delle tue attività in tempi di “non pandemia”: cosa ti piace proporre, sul palco, soprattutto? 

La pandemia è stata e continua a essere un momento molto delicato e complicato sotto moltissimi punti di vista.

Durante il primo lockdown però ho maturato ben 2 monologhi e uno spettacolo. Devo dire che lo stop forzato e il silenzio che ne è conseguito sono stati artisticamente stimolanti per me.

Ho per la prima volta scritto un testo, in collaborazione con una mia collega regista e attrice. Non credevo che la scrittura potesse essere un’altra faccia della mia creatività, non credevo che mi potesse piacere.

Sul palco amo proporre testi e spettacoli che facciano immedesimare il pubblico in qualcosa che può servire a loro per stare bene, o meglio.

Cerco sempre di far sì che gli argomenti trattati siano da stimolo per divertire ma anche per riflettere.

Il teatro secondo me è, e dovrebbe essere sempre, una lente di ingrandimento della realtà.

Si può vedere da vicino qualcosa che solitamente ci sfugge e analizzarlo meglio, per essere persone migliori.

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Faccio questo lavoro ormai da 12 anni, mamma mia il tempo passa troppo in fretta!

In questi anni sono cresciuta molto, sia nella modalità lavorativa che nella scelta di quali attività artistiche intraprendere.

Ho capito che è necessario scegliere i progetti artistici, scegliere per quello che è meglio per te in quel dato momento.

La quantità non è importante come la qualità di ciò che scegli di fare. 

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Domanda retorica (forse): l’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Ha inciso abbastanza. Oltre allo “stop” per cui molte produzioni sono saltate, anche emotivamente questa emergenza mi sta mettendo a dura prova.

La sensazione che possa non finire mai esiste e molto spesso mi porta a vivere tutto con tanta ansia: il lavoro e la socialità. E nel mio caso le 2 cose vanno di pari passo.

La cosa più difficile per me è proprio questa: lavorare e cercare di fare il meglio affrontando tutte le difficoltà del momento, economiche, sociali ed emotive.

Confido sempre nel fatto che prima o poi saremo davvero uniti per risolvere questa situazione.

Al momento manca ancora qualcosa, secondo me, in questo spirito di condivisione e di aiuto. Io sono sicura che ne usciremo, ci vuole pazienza, molta, ma ne usciremo.

Al momento di cosa ti stai occupando?

Sono in prova per 2 spettacoli teatrali che debutteranno a breve.

Se tutto va bene (ormai più che sempre dobbiamo vivere alla giornata, vista la situazione pandemia), e incrociamo le dita, sarò in scena al Teatro Golden dal 26 gennaio con un testo bellissimo e la regia di Massimiliano Bruno.

E poi a marzo con uno spettacolo la cui regia sarà firmata da Marco Simeoli.

E poi altri progetti di cui non posso ancora troppo parlare.

Teatri e cinema sono rimasti chiusi praticamente per tutta la durata dell’emergenza pandemica e sono stati gli ultimi luoghi culturali ad aver riaperto. La cultura è davvero “non necessaria”?

La cultura è FONDAMENTALE e NECESSARIA.

E ti cito solo una frase di un grande poeta che tutti conosciamo per rimarcare il concetto: “Fatti non foste per viver come bruti ma seguir virtute e canoscenza”. L’ha detto Dante… non io.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Nei prossimi mesi ho 2 debutti a teatro che ho citato sopra e un progetto teatrale con Giulia Fiume e Francesca Bellucci che sta mettendo ora le radici per la prossima stagione romana.

Vediamo, intanto ci stiamo lavorando divertendoci molto.

A tutto questo ovviamente continuerò ad affiancare l’insegnamento: insegno teatro ormai da diversi anni ai ragazzi e bambini, altra attività che amo tantissimo.

Ah, e poi, una piccola vacanza me la concedo, con il mio compagno e il mio cane… quando ci vuole, ci vuole.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Sono tanti. Sicuramente “Finché mela non ci separi”, il primo progetto che ho portato in scena scritto, prodotto e recitato da me e il mio compagno.

In questo momento è quello a cui tengo di più.

Mi ha dato tantissime soddisfazioni, mi ha insegnato tanto, mi ha fatto penare e faticare come poche cose nella vita. Ma ne é valsa la pena.

Un progetto a cui mi dedico da anni che ho visto nascere con il vero cuore e la dedizione dei vari collaboratori.

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Mai credere che il proprio valore dipenda dall’approvazione o dal giudizio altrui.

Studiare sempre, non dare mai per scontato di sapere abbastanza.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Lara Balbo con un’immagine e con 3 parole?

Difficile questa…

Comincio con le 3 parole: determinazione, onestà, emozione.

Se penso a un’immagine o a un oggetto credo sia il fuoco, quello che rappresenta il mio lavoro artistico, sempre in continua evoluzione a patto che l’unico ossigeno che l’alimenta sia la bellezza. 

The Parallel Vision ⚭ ­_ Paolo Gresta)

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