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#Intervista: Simona Candini, “la pittura è la mia vocazione”

#Intervista: Simona Candini, “la pittura è la mia vocazione e il mio destino”

4 chiacchiere con Simona Candini, eccellente artista italiana di stanza negli Stati Uniti che con il suo pop surrealista ha conquistato un grande pubblico appassionato di fiabe, favole e tantissime storie fantasy illustrate attraverso il suo tocco delicato e onirico.

Un percorso artistico che ha portato Simona a viaggiare e conoscere persone e gallerie d’arte di tutto il mondo grazie a una profonda resilienza e fiducia nei suoi mezzi, a dispetto dei consigli non richiesti e spesso sbagliati.

Quando artisti in erba mi contattano per chiedermi consigli” spiega infatti l’artista “il migliore che posso dare è essere resilienti, costanti e perseverare nonostante i percorsi tortuosi e le avversità, nonostante i giudizi degli altri“.

Oggi su Parallel ci racconta la sua storia.

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Simona Candini

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Simona?

Fin da piccola amavo tantissimo disegnare, inventare personaggi e creare fumetti.

Quando fu il momento di scegliere l’indirizzo scolastico venni però instradata dai miei professori verso il liceo scientifico che assorbì quasi totalmente le mie energie e durante quegli anni potei dedicarmi poco alla mia unica vera passione.

Finito il liceo mi inserii nel mondo del lavoro pensando di lasciar perdere l’università. Dopo un paio d’anni però decisi di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, indirizzo pittura.

Durante l’esame di ammissione fui notata per il tipo di disegno molto fiabesco e illustrativo a cui stavo lavorando e mi consigliarono di optare per il corso di decorazione.

Si rivelò però a mio avviso una scelta poco azzeccata in quanto la mia vena pittorica illustrativa era scarsamente apprezzata da alcuni dei miei professori, che prediligevano video-arte, media sperimentali, performances e installazioni.

Per questo motivo mi ritengo un’artista autodidatta, perché quello che so sul disegno e la pittura l’ho imparato quasi interamente da sola, grazie all’ausilio di libri, tutorial e guardando le opere di altri artisti sia antichi che contemporanei. 

Proprio adesso mi sono appena iscritta per la prima volta a un corso di pittura, per perfezionare la mia tecnica a olio.

Nonostante siano ormai più di 10 anni che svolgo il mio lavoro di artista professionista a tempo pieno, ci tengo molto a imparare cose nuove e a spingermi oltre i miei limiti.

Come vedi il mio percorso per arrivare dove sono adesso non è stato affatto lineare, ma la pittura è la mia vocazione, il mio destino e in un modo o nell’altro ci sono arrivata.

Anzi, forse se avessi avuto tutto facile subito avrei dato questo dono per scontato e non sarei qui a parlarne.

Per questo quando artisti in erba mi contattano per chiedermi consigli, il migliore che posso dare è essere resilienti, costanti e perseverare nonostante i percorsi tortuosi e le avversità, nonostante i giudizi degli altri e i consigli non richiesti, spesso sbagliati.

Parlami della tua arte: cosa ti piace proporre, soprattutto? 

Amo dipingere quello che vorrei vedere appeso alle pareti di casa mia.

Dipingo prima di tutto per me stessa e non per compiacere gli altri. La cosa peggiore che si possa fare è dipingere pensando di creare un soggetto che debba piacere a tutti.

Quando fai quello che piace a te si vede: l’energia che emani tu e le tue creazioni è coinvolgente perché è un’energia di qualità elevata, produce vibrazioni alte, in armonia con l’universo e potrà attrarre cose e situazioni positive.

Il mio percorso artistico mi ha portato a viaggiare e conoscere persone meravigliose in tutto il mondo.

Cosa distingue il tuo modo di esprimerti da quello di altri tuoi colleghi?

I miei dipinti si possono definire di genere pop surrealista anche se certe volte sconfinano un po’ nel fantasy e nell’illustrazione.

Quello che penso possa distinguermi di più dagli altri artisti nel mio genere è lo stampo autobiografico (di una parte) dei miei lavori, la costante presenza di una certa melanconia di fondo, la spiccata dicotomia tra luce e oscurità dei miei personaggi e il gusto per il “creepy-cute” e il gotico.

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“Alice in the sea of tears”

Al momento di cosa ti stai occupando?

Sto preparando una mostra personale per la galleria Sally Centigrade (Pasadena, California) che si terrà a marzo e un dipinto per un progetto di carte tarocchi a cui partecipo annualmente.

Questo dipinto verrà poi esposto alla LA Art Show, una convention di importanza internazionale che si tiene ogni anno a Los Angeles.

Tra una mostra e l’altra mi sto impegnando a continuare con le commissioni private. Apprezzo molto lavorare con gallerie sparse per il globo, ma amo anche il contatto diretto con i miei collezionisti con i quali ho sempre un ottimo feeling.

Adoro ascoltare le loro idee che solitamente sono interessanti e stimolanti. Attraverso le commissioni ho stretto amicizia con alcune persone che mi ritengo davvero fortunata ad avere nella mia vita.

La parte umanistica è fondamentale nel mio lavoro. Sono una persona altamente sensibile o iper-sensibile che dir si voglia e questo mi porta a entrare molto in empatia con gli altri.

Dietro alla richiesta di un dipinto su commissione c’è sempre un sentimento forte, scaturito da una passione, dall’amore, dal dolore.

E spesso il mio committente si apre con me, mi regala una parte della sua storia e insieme creiamo un’opera unica.

Al momento sto lavorando alla copertina del prossimo album di una band metal. Quando mi hanno contattato ero curiosa di ascoltare le loro canzoni e ovviamente non potevano che rispecchiare i miei gusti musicali. Le energie affini si attraggono!

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Sono circa 11 anni ormai. L’esperienza insegna tantissimo ovviamente. Adesso è inevitabile per me essere più selettiva per quanto riguarda le mostre e le collaborazioni a cui dedicare il mio tempo.

Inizialmente si cerca di fare tante cose per costruirsi un curriculum, come per qualsiasi mestiere.

Poi per evolvere e crescere come artista credo sia necessario cominciare a dedicarsi a pochi progetti, però più complessi e impegnativi.

Hai un pubblico-tipo?

Il mio pubblico è molto vario e vedo che il tipo di arte che faccio non ha limite di genere o di età.

C’è una cosa che un’artista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta? 

Una cosa che vale in realtà per tutti: non paragonarti agli altri, ma a te stesso. E ricordati che il talento aiuta all’inizio, ma è la perseveranza che porta i risultati.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro? 

Dal punto di vista pratico l’emergenza Covid non ha inciso particolarmente sul mio lavoro. Sono avvezza a passare le giornate da sola nel mio studio e quindi le mie abitudini lavorative erano già in un certo senso allineate allo smart working e ai lockdown.

Ho evitato per un periodo le mostre in galleria dal momento che era tutto un cancellare e riprogrammare e mi sono dedicata alle commissioni. 

Dal punto di vista psicologico invece l’emergenza Covid ha inciso parecchio. Ansia e stress si sono fatte sentire e per non andare nel panico ho dovuto darmi una disciplina ferrea.

Mi ha aiutato molto la lettura di alcuni libri di crescita personale che nel periodo del primo lockdown si sono dimostrati essenziali nel rimanere lucida e attiva.

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“A long journey home”

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Come dicevo oltre alle commissioni, ho una serie di mostre principalmente in USA che mi impegneranno molto per tutto il 2022.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera.

La mostra personale che sto organizzando per Copro Gallery (Santa Monica, California) che si terrà a fine 2022.

Sto progettando dei quadri più complessi e leggermente più grandi del solito, rigorosamente tutti completati dalle mie cornici uniche che “costumizzo” personalmente.

Saranno quadri molto elaborati e sono sicura che i miei collezionisti ne saranno entusiasti.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Simona Candini con un’immagine e con 3 parole?

Un pettirosso, trafitto al cuore da una freccia che vola verso il sole.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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