Cultura Teatro

#Intervista: L’Imperatrice di Roberta Calandra al Di Documenti

#Intervista: “L’Imperatrice” di Roberta Calandra al Teatro Di Documenti

In scena dal 4 al 7 novembre al Teatro di Documenti a Testaccio, “L’Imperatrice” è il nuovo testo firmato da Roberta Calandra e interpretato da Caterina Gramaglia, per la regia di Mariano Lamberti.

Attraverso la sua penna, Roberta racconta la storia della creatrice del famoso Giardino dei Tarocchi di Pescia Fiorentina, Niki De Saint Phalle, una figura multiforme, complessa ed estremamente affascinante la cui tortuosa vita è qui tratteggiata con totale libertà esistenziale.

Un’artista ammirata in tutto il mondo che Roberta Calandra mi ha raccontato in questa intervista, assieme a tanti dettagli sul suo percorso artistico e sul suo personale modo di intendere la figura dell’eroina ai nostri giorni.

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Roberta Calandra

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Roberta? 

Era una notte buia e tempestosa… Da bambina disegnavo bene e vendevo fogli colorati agli amici dei grandi.

Imparai autonomamente a scrivere e leggere a 4 anni, a 25 mi misi contro tutta la famiglia per studiare sceneggiatura al Csc.

Non ho mai smesso di scrivere lettere disperate e diari intrisi di vittimismo che mi servivano a spurgare importanti dolori familiari confluiti nel racconto del mio primo romanzo “Non come amiche”, che lasciai quasi nel silenzio proprio perché aveva più una funzione catartica che letteraria.

E nel monologo “Il Buco” magistralmente reso da Nadia Perciabosco.

Prima direi nel film “Non con un bang“, sempre con Mariano Lamberti.

Per il compimento dei miei 54 anni a marzo avrò probabilmente esaurito con sollievo le urgenze autobiografiche, almeno quelle adolescenziali.

Parlami delle tue attività in tempi di “non pandemia”: cosa ti piace proporre, sul palco, soprattutto? 

Storie di anime e personalità complesse e realizzate senza farsi o mendicare sconti.

L’ho fatto con Anna Freud, Olympia De Gouges, John Keats, Maria Maddalena, ci sono altre sorprese in arrivo.

La differenza in questo senso è scarsa perché con questa stessa squadra abbiamo in pandemia girato “Doriana“, film sperimentale con iPhone, con spirito simile.

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Il Teatro Di Documenti ospita “L’Imperatrice”, la tua opera che racconta la figura di Niki De Saint Phalle. Chi è e perché hai scelto di presentare al pubblico questa donna? 

Niki è nota al grande pubblico per aver realizzato Il Giardino dei Tarocchi sotto Capalbio e collaborato con il suo compagno Jean Tanguely alle fontane del Beaubourg.

Ma la sua ricerca spazia in vari territori del sacro femminile, dalle sculture “Nanas” ispirate alle rappresentazioni preistoriche della Grande Madre alla messa in scena dei Tiri, spari che partivano a vendicare gli abusi subiti dal padre per poi allargarsi a tutte le istituzioni patriarcali.

La sua ricerca ha un valore che va ben oltre la manifestazione artistica e che credo si cominci nuovamente a riconoscere e ad attualizzare degnamente, anche grazie all’attenzione che Capalbio le ha donato questa estate con la mostra “Il luogo dei sogni”.

Niki parla di sé come di un’eroina. Secondo te in che senso lo è? E come si diventa eroine, oggi?

Sì, lei dice che fin da bambina veniva ispirata da Giovanna D’Arco e figure femminili simili, prefigurando in qualche modo il suo destino.

Si attribuisce la missione personale di creare sculture monumentali a sfidare il mondo degli uomini e lo fa: si è data lei valore uscendo dal manicomio dove era stata costretta.

Ha realizzato senza mendicare. 

Credo che essere eroine oggi sia agire in conformità di una chiamata interiore di autenticità e agire conformemente, pagandone i relativi prezzi, senza lamentele, confronti, auto giustificazioni.

Poi ci sono eroine letterali come Saan Suu Kyi. E siamo su altri piani.

In scena ci sarà ancora Caterina Gramaglia a incarnare il tuo testo. Le hai chiesto qualcosa in particolare per l’interpretazione di Niki? 

So di poter contare sul genio di Caterina senza dover spiegare nulla, abbiamo una intesa intuitiva, poco verbale che ha sempre restituito magia.

Immagino le abbia chiesto moltissimo Mariano Lamberti, il regista, ma quello è terreno dove non mi addentro, anche la loro alchimia ha qualcosa di protetto e sacro. 

Parlami del rapporto che esisteva tra Niki De Saint Phalle e i Tarocchi

I Tarocchi sono la sintesi di una esistenza dedicata a incantare, colorare il mondo.

Ogni arcano è riletto da lei in una chiave insolita. Per esempio la carta de “Gli amanti” diventa “La scelta”.

Il parco che realizza sotto Capalbio può essere vissuto come un immenso parco giochi ma anche come un portale esoterico vero e proprio.

Non a caso avrebbe voluto terminarlo con un labirinto.

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Se dovessi rispondere istintivamente, chi potrebbe essere oggi una “nuova” Niki De Saint Phalle? 

Marina Abramović. Ma anche tutte le donne che cercano di realizzare progetti senza chiedere quale sia il gusto corrente e il ritorno economico immediato, chiunque sappia portare a compimento un mondo personale con coraggio.

Oggi si parla molto della necessità di riscoprire lo spirito femminile, questo può significare infinite cose tra le quali il rischio di naïveté, da evitare attentamente a mio parere.

Niki sapeva come parlare a tutti senza banalizzare mai.

Dopo lo spettacolo al Di Documenti di cosa ti occuperai? 

Con la stessa formazione di questo spettacolo (estesa) c’è qualcosa che bolle in pentola per marzo ma preferisco parlarne tra un po’.

Durante il lockdown ho scritto tantissimo in forma di romanzo, mi auguro di occuparmi nell’arco di qualche mese della promozione di nuove creature in tal senso.

Domanda (forse) retorica: visto come è stata trattata durante la pandemia, secondo te la cultura è davvero “non necessaria”? 

Personalmente temo che non ci sia nulla di casuale e che si voglia renderla sempre più superflua e standardizzata.

Che venga chiesto un Green Pass per una mostra o sala di cinema vuota di pomeriggio feriale e non per un centro commerciale affollato il sabato pomeriggio o treno regionale il fine settimana per molti è una rassicurazione.

Per me rischia di stabilire una equazione pericolosa tra pensiero e contagio.

Spero che queste sfumature vengano colte perché sono molto indicative a mio parere.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Il romanzo “Otto. Tutti Siamo Tutti” uscito lo scorso anno con Fabio Croce, che ha subito traversie infinite per incontrare il giusto apprezzamento.

Ma confesso che sono fiera di ogni compimento, perché mette costantemente alla prova la fiducia che si ha in sé stessi. Prima questo processo mi terrorizzava, oggi lo amo.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Roberta Calandra con un’immagine e con 3 parole? 

Con un ossimoro: una continua fioritura di cactus.

Personale, sensibile, ironico (anche quando non sembra cerco sempre un distacco estetico dalla materia). 

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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