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Giusto in tempo per il Rock: 3 e 13 novembre 2015

Giusto in tempo per il Rock: 3 e 13 novembre 2015

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Un giorno di luglio è caricato sul Tubo un video che farà il giro del World Wide Web in pochissimi minuti.

Un prato, ai bordi di una cittadina caratteristica e sincera come la romagnola Cesena e mille facce sorridenti.

È un concerto anomalo, si capisce da quasi subito. Sul palco infatti c’è solo un uomo, un maestro d’orchestra, il suo nome girerà a lungo anche e soprattutto negli anni a seguire.

Si chiama Marco Sabiu e dirige con la sua chioma voluminosa e le braccia da mago Merlino queste 1000 anime venute da chissà dove con i loro strumenti in braccio per restituire ai Foo Fighters un po’ di quell’amore che hanno saputo donare da quando sono in vita.

Da quel 1994 che fermò con un colpo di pistola l’ascesa dei Nirvana per proclamare un nuovo Re del rock: Dave Grohl, ex batterista del gruppo grunge di Kurt Cobain, e dei suoi nuovi Foo Fighters

Rockin’1000

Il concerto, si sarà capito, non si svolge sul palco. È su un prato, dove in genere si apposta il pubblico. Lo faranno anche per capovolgere il sistema.

Ci sono giovanissimi (sì, anche bambini sulle spalle dei loro genitori) e donne e uomini schierati come in un esercito della pace.

Non hanno armi né munizioni, solo strumenti e note. Cantano un solo brano. È con quello che vogliono ottenere la loro attenzione.

Parte la musica e parte la voce di centinaia di creature.

Il vento è dalla loro, anche la luce del cielo è meravigliosa da ogni angolazione la si osservi. Il suono è pressoché perfetto.

Inizia “Learn to fly” dei Foo Fighters. E tu non puoi che alzarti e ballare, anche se a suonare è soltanto il tuo pc. 

Conclusa la musica un ragazzo, il geo-archeologo Fabio Zaffagnini, ideatore di questa creatura mitologica a mille facce chiamata Rockin’1000 e che avrà cadenza periodica nel tempo e nel mondo,  si trascina sul palchetto centrale in mezzo alla folla che ha voluto riunire.

È emozionato e fa emozionare anche te. Dice in inglese che l’Italia è la terra della passione, della creatività, e che c’è voluto un intero anno per “organizzare il fottuto progetto” che vede 1000 musicisti, 1000 artisti venire a proprie spese da ogni parte del Paese lì, dove si vuole fare di Cesena il centro del mondo. 

Questo video è per tutti, continua, “lo so, ma è indirizzato solo a 5 uomini, Chris, Pat, Nate, Taylor e Dave: i Foo Fighters“, dice con un rospo in gola che non riesce a mandar giù.

E i Foo Fighters che sono rockers e non certo divi irraggiungibili vedono questo video e rispondono prontamente ai loro fan, ai colleghi italiani: “Ma certo, ci vediamo presto“.

E Grohl che è un rocker, non un politico qualunque, mantiene la sua promessa. 

Dave Grohl a Cesena

E in poco tempo, circa 3 mesi e mezzo, nonostante un gamba compromessa da una frattura risalente al concerto tenuto in Svezia 2 o 3 settimane prima, sale sul trono di Cesena e suona l’inconfondibile rock dei Foo Fighters per quei 1000, e anche tanti nuovi aggiunti, in un posto che vive di tradizioni e di cappelletti in brodo.

Quel giorno è storico. È il 3 novembre 2015. Mancano solo 58 giorni alla fine di un anno che a Cesena e in tutta Italia si farà fatica a dimenticare.

Dave, o Davide come dice lui, è sul palco. E sembra incredibile. 

È il giorno che si è deciso di utilizzare per restituire “Learn to Fly” ai nuovi idoli dei Foo Fighters: i Rockin’1000, in questo scambio virtuoso di musica e amore. 

Dave, l’istrionico Dave Grohl, che ha fatto del rock un’ambientazione della sua vita, la scenografia migliore su cui adagiare eventi, compromessi, autoironie, tragedie e metamorfosi di sé stessi, sa dare sempre il buon esempio.

Sa convertirsi al cinema, alle serie tv musicali, ai documentari.

Sa crescere senza sforzo modificando i toni, amplificando la saggezza della musica rock. 

È produttore e creatore. Ed è buono, anche se suona rock, perché niente lo può fermare per venire in Italia dopo aver ricevuto un video come quello dei Rockin’1000.

La strage al Bataclan di Parigi

Anzi, una cosa sì, lo fermerà. Passeranno pochi giorni da quell’evento epocale, di gioia, musica e scambi reciproci e si prevede una nuova tappa italiana dei Foo Fighters a pochi chilometri da lì, dove tutto è cominciato: a Bologna.

È il 13 novembre.

Mentre la band di Seattle suona in preda alla magia del suo pubblico, in Francia a Parigi nel Teatro Bataclan, sta per iniziare la fine del mondo.

Sono le 21.40 circa. I Foo Fighters infiammano Bologna. Intanto a Parigi, poco più in là, 3 uomini armati fino ai denti e con in bocca il loro dio, mentre gli Eagles of Death Metal intonano “Kiss the Devil”, ammazzano senza pietà 90 persone.

Sarà l’unico motivo che costringerà Dave il giorno dopo a non suonare più, a cancellare la tappa torinese perché è troppo sconvolto, perché ha rispetto nei confronti di quelle vittime.

Perché ha paura, come tutti gli altri, che un orrore così possa colpire ancora altri eserciti di musica e di pace.

(© The Parallel Vision ⚭ _ Elisa Mauro)

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