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#Intervista: Sarah Biacchi, “l’arte è vita e io non ho paura”

Intervista: Sarah Biacchi, “l’arte è vita e io non ho paura”

Sarah Biacchi è un’artista devota all’arte della musica e della recitazione, una donna piena di spirito e un’attenta osservatrice del mondo.

Ferma nella convinzione che “l’arte è vita“, Sarah costruisce quotidianamente la sua parabola creativa con lucidità e altruismo.

Oltre al progetto di riportare in scena “Il test“, infatti, l’artista di Parma ha in programma di aprire un centro per insegnare alle persone a respirare correttamente attraverso il canto e l’allenamento.

Senza dimenticare di ascoltare la voce di Dio perché “è lui che guida il mio cammino e cerco di non dimenticarlo mai“.

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Sarah Biacchi

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Sarah?

La storia artistica di Sarah nasce in un Conservatorio di Musica.

Sin da bambina sono sempre stata molto attratta dai suoni che nella mia mente prendevano la forma di parole ignote, una lingua sconosciuta che tendeva sicuramente al mondo ideale.

Volevo conoscere quella lingua ed essendo sempre stata molto proattiva a 6 anni iniziai a suonare a orecchio i primi pezzettini.

Mi ricordo che la prima cosa che le mie dita provarono a riprodurre fu la melodia della “Primavera” di Vivaldi.

E subito dopo, non mi nascondo, la melodia della pasta Barilla, che allora era il cuore di tutte le pubblicità.

L’ho sentita qualche tempo fa in una pubblicità vintage e mi sono commossa.

5 anni dopo entravo in Conservatorio a Parma per suonare il pianoforte principale.

E poi quel bellissimo chiostro mi fece diventare cantante.

E solo alla fine scoprii di voler essere anche un’attrice. Avevo 18 anni.

Parlami delle tue attività: cosa ti piace proporre, sul palco, soprattutto?

Sul palco mi piace proporre le vite di altre grandi artiste, soprattutto cantanti.

Non nascondo che la cosa che mi piace di più sia unire il canto alla recitazione, come testimoniano quasi tutti i miei spettacoli.

Sono stata Evita, Edith Piaf, Gilda, Marilyn, Lady Macbeth.

Ho potuto sconfinare fra lirica e prosa, ma senza smettere di cantare il pop e la musica cantautorale.

La cosa che mi piace di più è utilizzare la voce per creare emozione in ogni modo consentito dall’uomo: sublime nel suono lirico, terrigno, sensuale, angelico, dimesso, regale.

Credo, ormai, che il mio destino sia questo.

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Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Quest’anno sono 20 anni che sono sul palcoscenico, quando Gigi Dall’Aglio mi scelse per interpretare Miranda ne “La tempesta” di Shakespeare, cantato e recitato.

Il mio ultimo spettacolo, sul palco del Globe Theatre di Proietti, proprio a settembre, è anch’esso uno Shakespeare, dove canto e recito: “Lo stupro di Lucrezia“.

Cosa è cambiato? Quando ho iniziato tutti mi chiedevano di scegliere cosa avrei fatto “da grande”. Dopo questo tempo trascorso a studiare e a fare spettacolo sul palcoscenico posso affermare che il mio “da grande” è stata la peculiarità e la forza di non scegliere fra queste 2 carriere, ma di creare la mia strada dove chi vuole lavorare con me mi sceglie sapendo che ha queste 2 carte da giocarsi professionalmente. 

Non ho più paura dei pregiudizi artistici, ma ne ho avuta tanta.

Quando ho smesso di convincere gli altri, improvvisamente tutto è diventato semplice.

Sono una cantante lirica, un’attrice e una regista.

Non l’ho scelto io, ma mi amo per ciò che sono oggi.

Secondo te qual è il pubblico-tipo di Sarah Biacchi?

Credo e spero di non avere un pubblico-tipo, ma di poter comunicare con le diverse generazioni.

Amo moltissimo le persone che hanno stima della voce, sia i melomani più agguerriti che i tecnici della voce.

Paradossalmente quando sono in sala mi sento galvanizzata e non terrorizzata perché possiamo raccontarci una storia comune.

Adoro le signore anziane che vogliono bene alle dive che interpreto e gli adolescenti che mi chiedono di cantare Ariana Grande.

Vorrei abbracciarli tutti mentre gli racconto Dante e Williams.

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Credo che un’attrice vera non debba mai mettersi a gareggiare coi propri compagni di scena.

Credo li debba sempre aiutare, credo non debba MAI arrivare in ritardo, ma anzi in anticipo.

Credo un’attrice debba sempre essere in grado di truccarsi e non pretendere mai un qualcosa che la produzione non può dare.

Credo che un’attrice debba avere la pazienza di attendere i tempi teatrali e credo che debba baciare il palcoscenico, di nascosto, a ogni prima a cui tiene veramente, con la mano, senza farsi vedere.

Credo che un’attrice debba battere il copione 3 volte se cade a terra e non debba mai fischiare in teatro per non attrarre i fischi.

Credo che un’attrice debba avere la memoria il prima possibile per rispetto della produzione e credo non debba MAI contestare la regia in pubblico, ma mettersi a servizio dello spettacolo. Sempre.

Credo che l’unica cosa che un’attrice non deve mai fare sia permettere agli altri di dirle cosa deve o non deve fare nelle sue scelte artistiche.

Credo che un’attrice debba scegliersi i ruoli in base alla sua anima e poi se ne riparla, eventualmente, in scena. 

Inoltre, sarebbe buona norma non sposare registi e produttori, ma io su quella ho peccato 2 volte su 2 (il mio primo marito era regista, e quello attuale produttore).

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L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Il Covid ha bloccato per ben 2 volte la nostra produzione “Il test“, la bellissima commedia spagnola di Jordi Vallejo che interpreto insieme a Roberto Ciufoli, Benedicta Boccoli e Simone Colombari.

Abbiamo avuto una splendida prima romana al Teatro della Cometa il 4 marzo e poi il primo lockdown.

Avremmo dovuto riprenderla il 31 al Teatro Nino Manfredi ed ecco il secondo lockdown.

Io penso solo che il nostro “Test” sia una gran primadonna e come le spose più belle e le attrici più scintillanti si stia facendo aspettare con delle false entrate per dare in assoluto il meglio di sé.

Il bello è che lo penso davvero.

Chiusura dei teatri, dei cinema, dei musei e delle mostre. La cultura è davvero “non necessaria”?

Mi fa molto ridere questo pensiero.

Io sono un’estremista, la penserei a rovescio. Sono sicura che se si avesse la forza di bloccare e vietare tutto quanto si ritenga “non necessario” in modo esplicito, la forza dell’arte acquisterebbe una linfa e un potere che ora viene dato per scontato.

Come ai tempi del proibizionismo si contrabbandava il whisky, allo stesso modo dopo 6 mesi gli artisti resistenti sarebbero trattati come beni di lusso, di gioia, di primissima necessità e interesse.

Non ho nessuna paura.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Riprendere il nostro “Test” almeno per 2 anni e poi portare lo spettacolo “Lady Macbeth Show” in un grosso teatro di lirica.

Ho voglia di cantare, nella mia seconda vita. Molta. 

Poi sto per aprire un centro per il respiro, per insegnare anche alla gente comune come respirare correttamente e come riabilitare la funzione polmonare e respiratoria mediante il canto e l’allenamento.

L’arte, come vedete, è arte e vita.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Sono innamorata della mia ultima regia: “Le eccentricità di un usignolo” di Tennessee Williams, che è andato all’ultimo Napoli Teatro Festival del 2020.

Alma è un’insegnante di canto che prelude al personaggio di Blanche Du Bois e poterla sia dirigere che interpretare è stato un privilegio senza pari.

Alma tornerà, come sempre, quando meno ce l’aspettiamo.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Sarah Biacchi con un’immagine e con 3 parole?

Direi senza dubbio che mi sento la dea Kalì, con tante mani ciascuna piena di anime e di voce, ma con un unico corpo e un’unica testa. 

3 parole per me, anzi 5: “quello che sono, io sono“. 

È la formula potentissima per pronunciare con fede il primigenio Nome di Dio.

È Lui che guida il mio cammino.

E cerco di non dimenticarlo mai. 

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)
(Foto: © Gari Jin Williams)

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