Musica Teatro

#Intervista: Serena Ottardo, autentica “triple performer”

Oggi intervistiamo Serena Ottardo, una "triple performer" che spazia dalla musica alla danza al teatro, passando per molti altri progetti che ci racconta con piacere.

#Intervista: Serena Ottardo, la performer tra verità, empatia e coraggio

Musica, danza, teatro, ancora musica. E poi amore per l’insegnamento, dedizione, curiosità, passione e talento da vendere. Serena Ottardo ha sposato fin da ragazzina la causa dell’arte e del suo essere “pontefice” tra la gente.

Una carriera lunga e intensa fatta di tanti viaggi e tantissimo palco, sempre donandosi generosamente al pubblico che ha costantemente premiato la sua onestà.

Oggi Serena condivide con Parallel alcuni pensieri sulla sua carriera, sull’essere eclettica, sì, ma soprattutto sincera con chi sceglie di seguirne le imprese artistiche.

Che sono state (e sono) davvero tante.

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Serena Ottardo

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Serena? 

Cavolo… Qui tocca andare indietro nel tempo parecchio…

A quando una “secca e allampanata” ragazzina di 12 anni circa, in piedi su una sedia, intratteneva famiglia e parenti con improbabili imitazioni di personaggi della politica della televisione e nel restante tempo, danzava fino a stramazzare sul pavimento, ispirata da Heather Parisi.

Credo che fosse chiaro già allora, a me e alla mia famiglia, quale sarebbe stata “la motivazione” e il motore della mia vita…

Parlami delle tue performance: cosa ti piace proporre, soprattutto? Tu ti occupi di musica, canto, teatro, insegnamento… 

Sono una “triple performer”, che non è chiaro a nessuno cosa sia, ma vuoi mettere quanto suona bene?

In ogni caso per chiarezza… Amo la danza da quando sono piccola e ho studiato dalla classica al jazz per molti anni.

Poi ho scoperto il mondo della voce, del teatro e infine la performing art, ed è stato amore incondizionato.

Il punto però è che in me convivono molte grandi passioni e aspetti, come quella per il teatro-danza e la comunicazione profonda e pura attraverso il movimento, ma anche (amore folle) il rock’n’roll per esempio, ovvero la dimensione della live band, dei volumi di palco “a palla”, dello scambio inebriante e unico tra musicisti.

Dunque, la mia caratteristica primaria è sempre stata credo la versatilità, l’eclettismo, semplicemente perché non posso e non voglio scegliere di appartenere a un singolo contesto e in ogni aspetto sopracitato è contenuto un po’ dell’altro, in qualche modo.

Ciò che però, in qualsiasi dimensione dal teatro di prosa al musical theatre al concerto rock/blues/jazz tento sempre di “restituire”, è la verità.

La verità della comunicazione, l’autenticità emotiva dell’artista in quel preciso spettacolo, in quella determinata recita e in quel dato istante, necessariamente diverso da qualsiasi altro momento, seppur col medesimo repertorio o copione.

Ed è la stessa cosa che cerco anche sempre di “tirar fuori” dai miei allievi.

“Qui e ora”.

Cosa distingue il tuo modo di esprimerti da quello di altri tuoi colleghi?

Che è il mio! 🙂

Al momento di cosa ti stai occupando?

Al momento sono in fase di rivoluzione interiore ed esteriore post Covid-19, ovvero grandi cambiamenti per il futuro, affinché gli errori fatti fino a oggi, responsabilità anche di noi stessi lavoratori dello spettacolo, non si ripetano… Alle medesime azioni, corrispondono medesimi risultati.

Poi, “nelle pause”, scrivo progetti teatrali e musicali e seguo diversi allievi nello studio della tecnica vocale, musical theatre, recitazione e preparazione alle prossime (speriamo siano prossime davvero) audizioni alle accademie stabili e non.

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche? 

Da ormai 17 anni e certamente è cambiato molto il mondo del lavoro attorno a me e tutti noi, ma sono cambiata anch’io.

Cambia il tuo modo di percepirti come artista, cambiano le esigenze, cambia l’urgenza comunicativa e soprattutto cambia il “cosa sei disposto a perdere” e cosa no.

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Hai un pubblico-tipo?

Quello disponibile e disposto a essere coinvolto e sorpreso. Ma mi diverto moltissimo nella sfida al contrario…

C’è una cosa che un’artista poliedrica come te non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Non deve mai dimenticare di osservare e studiare il contesto e quindi il “linguaggio” giusto da usare col pubblico.

Deve invece decidere di “donare” onestamente, sempre.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Completamente e totalmente, ma non necessariamente solo in senso negativo. Ho imparato tempo fa che “non c’è un male, senza un bene”.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Con il mio chitarrista/artista preferito e un mio caro collega pianista col quale ho condiviso tanti palchi all’estero stiamo sperimentando la dimensione del live streaming, tentando di creare esperienze più interattive possibili col pubblico.

È tutto nuovo per me e per tutti i miei colleghi musicisti e artisti, ma chissà che non porti a nuove frontiere della comunicazione e dell’intrattenimento, soprattutto per grandi distanze!

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Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Difficile sceglierne uno… Ma certamente non posso non citare lo spettacolo teatrale “Tiergartenstrasse 4 – un giardino per Ofelia”, con una collega attrice straordinaria come Barbara Giordano e la regia di Daniele Muratore.

Uno spettacolo al quale abbiamo lavorato intensamente e per anni, che ci è cresciuto dentro nel tempo e col quale sono cresciuta, come donna e come artista.

Un coinvolgimento viscerale, un investimento emotivo e lavorativo enorme durato 7 anni, ripagato da tanti premi, palchi importanti, riconoscimenti.

Credo che “la signorina Gertrud” (il mio personaggio) vivrà un po’ in me in eterno (ma essendo una nazista, la terrò sotto chiave!)

Mi descriveresti il lavoro artistico di Serena Ottardo con un’immagine e con 3 parole? 

Domanda bellissima ma difficilissima risposta…

L’immagine sarebbe la East Side Gallery di Berlino, pieno di colori, di energia pulsante, violenza, di passione, rabbia, malinconia, speranza, coraggio, di racconti diversi (quantomeno spero che lo sia!)

Per le 3 parole… VERITÀ, CORAGGIO, EMPATIA.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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