Recensione

“Tiergartenstrasse 4”, la storia di Ofelia e Gertrud all’Argot Studio

Alcune signore sono uscite in lacrime. Il pubblico ha applaudito per almeno 10 minuti. Il Teatro Argot Studio era tutto esaurito, ieri sera. L’emozione di chi vi parla è stata tanta. E l’unica cosa che posso dirvi in questo momento è: andate a vedere “Tiergartenstrasse 4 – Un giardino per Ofelia”, una meraviglia scritta da Pietro Floridia e interpretata da due fenomeni come Barbara Giordano e Serena Ottardo.

Raramente sono rimasto a bocca aperta davanti all’interpretazione di un attore. Praticamente mai davanti a quella di due, su uno stesso palco. Eppure questo è successo. Barbara e Serena hanno dato vita, parole, luce e colori a una vicenda scurissima, di suo, ma trattata con la delicatezza dei fiori, per i quali Ofelia nutre un amore purissimo. È lei la protagonista della storia. Una ragazza con un deficit mentale che la relega ad essere per sempre una bambina di 9 anni, con tutta la sensibilità e i limiti del caso.

Siamo negli anni ’40 in piena seconda guerra mondiale e il Führer ha appena istituito il Programma T4, l’”Olocausto minore”, che prevede l’eliminazione di tutti i disabili in quanto “vite indegne di essere vissute”. Gertrud è un’infermiera nazista, incaricata di prelevare Ofelia per sottoporla al trattamento. Ofelia è una ragazzina sola, senza più nessuno. Ha soltanto il suo splendido giardino che cura con enorme attenzione e Gunther, il suo giglio, suo migliore amico e fratello, unico parziale contatto con una realtà che ha imparato a negare.

Gertrud e Ofelia sono distanti, all’inizio. Gertrud fin troppo umana, per essere una nazista. Ofelia fin troppo eterea e trasognante, eppure a tratti lucidissima e brutale. C’è un rapporto medico-paziente da mantenere. Ma dura poco. Gertrud si affeziona a questa creatura arrivata da un altro pianeta, Ofelia frantuma il distacco imposto dall’infermiera con la sua disarmante ingenuità. Le due donne diventano parte integrante l’una dell’altra: Gertrud cerca di mantenere sulla terra la ragazza, Ofelia costringe questa specie di seconda mamma ad affrontare le sue intime paure e i suoi dolori, che emergono man mano il loro rapporto si consolida.

Ma c’è la guerra. C’è un regime che vuole risposte dall’infermiera e lei, in fin dei conti, resta un soldato agli ordini di Hitler. E così i fiori, Gunther il giglio, la casa dov’è vissuta e i biscotti mangiati assieme diventano un sonnifero, un farmaco che Ofelia usa durante i suoi giorni di internamento all’ospedale, dove subisce le violenze peggiori ma non viene uccisa. Grazie a Gertrud. Che seppur tornata ad essere glaciale e senza scrupoli come all’inizio, ha a cuore questa bimba ed è costretta a farle subire mille sofferenze per riuscire a salvarla da morte certa.

Tiergartenstrasse 4 – Un giardino per Ofelia”, diretto da Daniele Muratore, sarebbe semplicemente un bel testo se non fosse per le sue straordinarie interpreti. Serena Ottardo ha una presenza scenica granitica, perfetto contraltare di Barbara Giordano, che interpreta Ofelia con scioccante incisività attraverso una prossemica e un linguaggio del corpo sconvolgenti, fatti di dettagli che ti fanno dimenticare di essere davanti a un testo teatrale e a due attrici: tutto è naturale, minuziosamente studiato eppure per niente artificioso.

La vicenda umana delle due protagoniste ti entra dentro, parola dopo parola, grazie al talento di queste fuoriclasse, affiancate sul palco dal contrabbasso di Marco Polizzi che scandisce la storia con le canzoni di Édith Piaf, cantate dalla splendida voce di Serena. Una vicenda del genere potrete leggerla raccontata in mille modi, ma l’unica maniera che avete per capire cos’è davvero è andare a vederla, fino al 26 febbraio, all’Argot Studio. Come hanno fatto quelle signore che, uscite dal teatro, sono scoppiate in lacrime.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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