Live report

#LiveReport: Suonano bene i “Monologhi Muti” de L’Ultima Fila

I ragazzi de L’Ultima Fila sono umili, un’umiltà non ostentata e sincera. Come accade spesso, quelli umili sono anche quelli bravi e Marco D’Andrea e i suoi lo sono, molto.

In più, altra caratteristica degli umili, si circondano di gente brava. Infatti il loro release al Wishlist Club è aperto da quei fuoriclasse di Carlo Valente e Paola Bivona, entrambi con la loro cifra espressiva che è di un’altra categoria, pulizia e spessore, rispetto al panorama underground contemporaneo. Completano il lavoro di presentazione gli Stanis, tra una cover ben arrangiata e i loro inediti dell’album “Icaro“, belle poesie cantate a due voci, quelle di Giacomo Bartalini e Marilù Massafra.

Verso mezzanotte sale L’Ultima Fila. La formazione è quella classica del frontman con acustica ed elettrica, bassista, chitarrista solista e batterista. Suoni puliti e decisi, voce calda e graffiata su parole spesso malinconiche, ma sempre dolci, anche quando urlate forte.

Non sono categorizzabili, e questo è sempre un bene a livello artistico. Meno a livello commerciale, ma c’è tempo per lavorarci. Le diverse anime dei componenti si miscelano correttamente nella riuscita finale di un sound che le incorpora tutte. Il batterista, Lorenzo Di Francia, ha evidenti origini metal, ma con altrettante sfumature di musica africana e sonorità da percussioni primitive, per una resa mai banale e sempre diversificata e precisa.

Il chitarrista solista, Erminio Vellone, è l’elemento tecnicamente più avanzato e non manca mai di regalare assoli che vengono dalla tradizione dei Pink Floyd così come da quella degli American Eagles. Il bassista, Pasquale Dipace, è anche seconda voce e suona sempre in maniera puntuale.

Infine Marco D’Andrea, voce, acustica ed elettrica. Ha le sue radici nella tradizione italiana del cantautorato classico, nelle sue sfumature più malinconiche e dolci, ma le sa declinare in un rock romantico e nostalgico. A testimoniarlo c’è la cover di “Amami Ancora” di Gianna Nannini, trasformata in un pezzo quasi punk. L’ha cantata con l’aiuto dell’ottima Martina Collanicchia, che ha fatto su e giù dal palco per la prima parte del concerto.

Com’è nella tradizione dei Radiohead o degli American Eagles (appunto) Marco e i suoi sanno lasciare il giusto spazio a intensi momenti strumentali, ben sfruttati dalla batteria e dalla chitarra solista. L’ispirazione, mi confessa infatti Marco, viene proprio da quella tradizione lì, cercando di mischiarla con la sensibilità cantautorale di cui è senza dubbio capace. A volte, infine, ricordano i migliori Negrita, ed è un gran bel complimento, pienamente meritato.

Hanno senso dell’arte, i ragazzi de L’Ultima Fila, nome che è già l’evocazione di uno stile di vivere, più che di uno stile di vita. Anche il titolo dell’album, “Monologhi Muti“, è un’evocazione: un cappello perfetto al vestito delle canzoni che ci sono dentro. Uomini a mezzobusto, poco più che stilizzati, dalla cui testa nascono palloncini pieni di bla, bla, bla, in un cielo fatto di ritagli di giornale, simbolo delle vuotezza di molte parole, di molti “Monologhi Muti“.

The Parallel Vision ⚭ _ Simone Zivillica)
(Foto: © Simone Zivillica)

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