Intervista

#Intervista: VoiceBookRadio, la voce studentesca di Roma e d’Italia

Monteverde, sponda Liceo Kennedy. Dove l’alternanza scuola-lavoro crea cose buone, utili, condivise e costruttive. Dove 4 anni fa nasce VoiceBookRadio.com, un network partito come voce ufficiale dell’Istituto e divenuto in breve tempo punto di riferimento e aggregazione per tante altre realtà studentesche sparse per il territorio. Dal primo corso seguito da 12 persone, VBR conta ad oggi una struttura di 1200 iscritti, una rete che comprende 26 licei in tutta Italia, 3 radio costruite, 17 programmi in palinsesto e 5000 studenti in formazione.
Ho parlato di tutto questo con Giulio Ceccanei, responsabile del progetto ed esperto di radio web e Carlotta Valitutti, una delle voci più riconosciute e seguite della radio.

Carlotta e Giulio: come si forma, oggi, un ragazzo che vuole fare radio?
Giulio
: Noi abbiamo la fortuna di fare l’alternanza scuola-lavoro, abbiamo 5000 ragazzi in formazione e mi rendo conto di quanto in effetti la radio sia molto lontana da loro. Però alla fine con l’app, con gli strumenti giusti riesci a coinvolgerli. Ovviamente non è un problema da poco, la formazione. Innanzitutto c’è la didattica, che non deve mai mancare. Si inizia a far capire come porsi davanti al microfono, in che modo il tono di voce cambia, così come i movimenti della bocca.
Carlotta: Devi iniziare dalle cose che i ragazzi conoscono. Ogni volta che riusciamo a far capire ai ragazzi quanto è importante esprimersi in un certo modo davanti a docenti e genitori, il loro rendimento scolastico aumenta. In primis sono proprio io l’esempio perché per me è stato esattamente così. Quando iniziai a fare la radio, la mia media passò dal 6 all’8. Si prende più consapevolezza delle circostanze, del perché queste siano differenti e si debba cambiare in base ad esse. 

Come e quando nasce VoiceBookRadio?
Carlotta
: 4 anni fa l’alternanza scuola-lavoro non era ancora obbligatoria, nelle scuole. Il Kennedy è stata una delle prime ad aver introdotto il discorso all’interno della didattica e la toolit.it, la società di Giulio che si occupava di radio web, ha proposto al dirigente scolastico della scuola di attivare l’alternanza scuola-lavoro improntata sulla comunicazione web. Giulio ha presentato il progetto e ha raccolto un sacco di voti da parte dei ragazzi. Sono nati quindi i primi corsi pomeridiani, anche se all’inizio c’erano solo 12 persone. Poi in 3-4 mesi si è costruito lo studio all’interno dell’Istituto e tutto è partito al 100%. In principio si chiamava Radio Kennedy, poi la voce si è sparsa e i ragazzi delle scuole della Regione Lazio hanno sentito dell’esistenza di una radio all’interno di un Istituto. I vari dirigenti scolastici hanno contattato la dirigente del Kennedy Lidia Gangemi (che nasce come editrice della radio). A quel punto Giulio e Lidia si sono messi d’accordo e hanno portato il progetto anche nelle altre scuole, visto che nel frattempo l’alternanza scuola-lavoro era diventata obbligatoria per la scuola secondaria (terzo, quarto e quinto anno).

voicebookradio-2019-31944055_1001211766713677_2432782335310036992_oE a quel punto cos’è successo?
Carlotta: È nata una vera e propria rete!
Giulio: E dopo un anno e mezzo è arrivata a 1200 iscritti. Mentre adesso io faccio formazione a 5000 studenti! Il web è una bomba che esplode e sia i ragazzi che noi ci siamo convinti a insistere. Pensa che lo studio lo hanno tirato su tutto da soli! La nostra rete adesso comprende 26 licei di tutta Italia e 3 radio costruite. È tutto un work in progress ed è questa la cosa più bella.
Carlotta: Poi abbiamo un palinsesto che si rinnova sempre, non è fisso. Fino all’anno scorso c’erano una dozzina di programmi, adesso siamo arrivati a 17. Mentre i ragazzi che lavorano a VBR sono una trentina.

E il nome da cosa nasce?
Carlotta: Non ha un significato particolare. In realtà è stata una necessità! Non essendo più Radio Kennedy ma un’unione di ragazzi che venivano da tante scuole diverse è stato necessario trovare un altro nome, più rappresentativo per tutti.

voicebookradio-2019-32387330_1004924279675759_2820260283161772032_oQuando vi siete accorti che il progetto stava funzionando?
Giulio: Io ho addirittura la data precisa: 24 dicembre 2016. Perché era impossibile che ci seguissero in quel giorno! Se dall’altra parte c’erano persone anche il 24 e 25 dicembre, quando tutti stanno in vacanza, vuol dire che hai fatto bingo. Quello che mi ha veramente gasato è stato il tempo di ascolto segnalato sui report: un’ora di ascolto medio è assurdo!

I ragazzi di VBR come vengono scelti?
Giulio: Si scelgono un po’ da soli perché capiscono immediatamente se hanno o meno un’inclinazione verso un tipo di lavoro. La competenza non è solo fare lo speaker, ma anche ad esempio il tecnico, lavorare dietro un mixer. Questo è qualcosa che molti ragazzi già fanno. La cosa che mi fa piacere è che adesso tantissime ragazze cominciano a stare dietro al desk di comando. Poi ovviamente c’è la redazione, l’amministrazione, il marketing, il video editing… Di competenze ce ne sono una marea e la radio ne ha assolutamente bisogno.

voicebookradio-2019-41663771_1113798922121627_1408560285937041408_nDopo Roma, quali città hanno risposto prima alla “chiamata”?
Giulio
: Bologna e Palermo. Abbiamo attivato 2 collaborazioni rispettivamente con l’Istituto Tecnico Salvini (in 2 mesi hanno costruito la loro radio dentro la scuola) e con Radio Cento Passi (quella di Peppino Impastato).

La consacrazione per VBR è arrivata poi attraverso la collaborazione con la mostra “Dreamers” al Museo di Roma in Trastevere.
Giulio
: Beh sì, diciamo che quella è avvenuta un po’ per caso. Il fatto positivo è che si è parlato di un argomento molto bello perché percorrere il ’68 è sempre una cosa interessante. E poi il pensiero che hanno avuto di coinvolgere anche noi sinceramente mi ha meravigliato! Questa apertura ai giovani è davvero notevole e abbiamo apprezzato molto il modo in cui l’AGI si è posta nei nostri confronti.

voicebookradio-2019-48407147_1173936252774560_2151948962288893952_nCome si fa a spiegare la radio a ragazzi che probabilmente neanche la ascoltano?
Giulio: Soltanto facendogliela ascoltare, appunto. Facendoli innamorare piano piano di quello che può fare la radio. C’è chi sostiene che la radio sia una relazione intima: è verissimo. Il difficile è farla ascoltare per la prima volta, ma in quel momento ne rimangono affascinati. Poi abbiamo fatto una cosa rischiosissima: andare in diretta. Il sudore si sentiva per le scale! loro tremavano davanti a un mixer. Però in diretta ci devi andare e punto.
Carlotta: Poi bisogna fargliela ascoltare con consapevolezza. Renderli innanzitutto in grado di distinguere le differenze che ci sono nel modo di parlare, di raccontare le cose.

Di solito gli speaker mi dicono sempre che una volta iniziato a fare radio non la smetti più, non ti esce più da dentro.
Carlotta: È verissimo. Quando ti senti completamente a tuo agio il tempo vola, intraprendi un rapporto specifico con il microfono. Il discorso di prima sull’intimità è reale, ti senti più che a casa, sei padrona di quello che puoi o non puoi dire, è meraviglioso. Come se in quel momento fossi un supereroe! La radio mi ha reso sicura del mio essere sotto tanti punti di vista: da piccola piangevo la notte per la mia voce, ho vissuto proprio un periodo orribile della mia adolescenza perché mi prendevano tutti in giro, dai compagni ai professori. Fino alle commesse nei negozi! Sono stata bullizzata, insomma. Adesso sono cresciuta e ho imparato a usare la mia voce, sono arrivati i primi complimenti (a 16 anni!) e devo ringraziare Giulio perché è stata la prima persona ad avermi detto che avevo una bella voce. Ha una grossa responsabilità!

VoiceBookRadio “vuole creare un ulteriore contatto fra le generazioni”. Quindi non ci sono solo ragazzi che vi ascoltano?
Giulio: Sul sito e nell’app ci sono 5 canali di comunicazione: VoiceBook Young, Deep, Passion, Relax e Memories on Air. Quest’ultimo lo abbiamo aperto appositamente per un centro anziani, dove alcuni dei nostri ragazzi hanno praticamente trovato i nonni che non hanno mai avuto. Volevamo proprio creare qualcosa che fosse un ponte, dove l’adulto ascolta il ragazzo perché il contenuto proposto va benissimo per entrambi.

Adesso cosa succederà?
Giulio: Una delle cose più importanti è continuare su questa linea. Finché ci sarò io non permetterò a nessuno di confondere la didattica e la crescita dei ragazzi per schiaffarli in un mondo “sporco”. A noi piace crescere così e chi lavora a VBR deve essere abbastanza furbo per capire com’è fatto il mondo che li circonda.
Carlotta: Io mi aspetto che ci conoscano tutti, che VoiceBookRadio diventi una radio nota soprattutto tra i ragazzi. A me interessa che i giovani che incontro a un evento mi riconoscano e ci chiedano di partecipare a un altro appuntamento e così via. Io punto a quello, non mi interessa essere ascoltata dai docenti o dagli adulti. Per carità, ben venga! Però mi aspetto che la gente mi venga a chiedere: “Come faccio a entrare a VoiceBookRadio?”. 

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...