Intervista

#Intervista: Riccardo Brunetti e la sfida del teatro immersivo

Riccardo Brunetti, Emiliano Loria e la compagnia Project XX1 tornano in scena al Teatro Studio Uno da stasera, 4 aprile, fino al 15 aprile riallestendo lo straordinario set di “Augenblick – L’istante del possibile”, primo spettacolo di teatro immersivo realizzato in Italia ispirato al libro incompiuto di Renè DaumalIl monte analogo” del quale, per l’occasione, la performance idealmente conclude il testo stesso basandosi su appunti e lettere scritte da DaumalBrunetti ne è anche regista ed è attraverso le sue parole che vogliamo approfondire la valenza culturale di questa particolare esperienza teatrale.

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Riccardo Brunetti

Riccardo, in occasione del debutto di “Augenblick” (2015), hai affermato che il teatro immersivo rappresenta una sfida per il mondo contemporaneo. Oggi quale potrebbe essere la nuova prova da affrontare per questo spettacolo?
La sfida è ancora quella dell’epoca. Adesso la situazione in Italia è un po’ diversa perché la parola “immersivo”, rispetto a tre anni fa, si è trasformata come era prevedibile in uno di quei termini di moda e quindi tutto è diventato immersivo. Però di fatto sono ancora pochi coloro che si occupano veramente di teatro immersivo e si pongono il problema dal punto di vista sia storico che performativo. Secondo me il teatro aveva nel passato una funzione ben precisa. Questa funzione negli ultimi cento anni è stata presa in gran parte da mezzi più comodi: il cinema prima, la televisione ed internet più tardi. Peter Brook affermava che il teatro è quello che prende e riordina i pezzi sparpagliati della società. Il mettere in ordine e rappresentare la società è una funzione oggi assolta da altri mezzi molto più comodi, come i sistemi di streaming ad esempio, che hanno modellato di volta in volta il loro linguaggio. E il teatro ha sofferto di questo fenomeno. Walter Benjamin parla della riproducibilità tecnica dell’arte e della necessità dell’adattamento: è questa la sfida nel teatro oggi ed è più attuale che mai perché il teatro deve trovare le forme che lo rendono unico, oppure insostituibile da altri mezzi nella sue potenzialità comunicative.

Come si fa a curare la regia di uno spettacolo così complesso?
È una bellissima domanda ed è talmente tanto complicata che ne abbiamo scritto un intero libro, “Esperienze immersive, creazione e fruizione” uscito per La Rocca Edizioni nel quale spieghiamo, fra le altre cose, come si sviluppa e come si cura una drammaturgia immersiva. Si fa sicuramente un poco alla volta, con strategie tecniche e tecnologiche che ti permettono di gestire la contemporaneità degli eventi anche dal punto di vista registico. C’è un’enorme attenzione all’elemento chiave dell’interazione e lasciamo il meno possibile eventi al caso e all’improvvisazione. Pianifichiamo per quanto in nostro potere e ci alleniamo a reagire a ciò che potrebbe non essere gestito o previsto.

teatro-studio-uno-project-xx1-Augenblick-dance-smallChe differenze troveremo rispetto all’edizione del 2015 di “Augenblick – L’istante del possibile”?
Mi rivolgo a chi ipoteticamente ha visto lo spettacolo nel 2015: all’epoca eravamo molto giovani e si trattava della nostra prima esperienza e già quella fu più che fortunata. Adesso abbiamo il famoso “senno di poi” e quindi possiamo affermare che la drammaturgia è stata parzialmente riscritta e sono stati apportati dei grandi rinnovamenti. Sono stati introdotti dei personaggi che non c’erano, più attori quindi, siamo diventati più esperti anche nelle installazioni e quindi l’intera residenza Sogol è molto più complessa ed affascinante da esplorare.

“Il teatro deve trovare le forme che lo rendono unico, oppure insostituibile da altri mezzi nella sue potenzialità comunicative”

A cosa dovranno prestare maggiore attenzione i “nuovi” ospiti?
Il consiglio è quello di mettersi ad ascoltare qual è veramente la cosa che più attira, qual è il dettaglio che colpisce e seguirlo con coraggio e senza lasciarsi andare a pigrizia. La meraviglia di questa performance è nella sua ricchezza ed il modo in cui io posso ascoltare me stesso come spettatore.

Qual è la differenza sostanziale fra teatro immersivo e teatro interattivo?
L’espressione “teatro immersivo” rimanda ad un’esperienza multisensoriale, in grado quindi di coinvolgere tutti i sensi compresi il tatto ed il gusto. Parliamo di una forma di teatro sensoriale. L’altra necessità che io amo sottolineare è che per il teatro immersivo deve essere pensata una drammaturgia immersiva: la storia va raccontata in molti modi diversi da vari elementi scenici. Deve esplodere la narrazione nelle lettere e nei materiali che lo arricchiscono e lo completano. Un ultimo aspetto è quello che definiamo free roaming, ovvero la possibilità del pubblico di muoversi e scegliere liberamente. Il teatro immersivo non deve essere un teatro che si basa esclusivamente sull’interazione. Se partecipo a qualcosa che si chiama teatro interattivo, mi aspetto che quello che vado a vedere non possa funzionare se io non interagisco. Mentre nella forma del teatro immersivo questa scelta deve essere sempre libera e non deve mai verificarsi una forzatura nell’interazione.

teatro-studio-uno-project-xx1-Augenblick-La-Cena-2018-98Salutiamoci con un tuo invito a vivere questa speciale esperienza teatrale!
Mettere su un lavoro del genere è molto difficile e coinvolge un enorme sforzo di produzione e per questo è un lavoro molto raro. Il fatto che questa esperienza sia così preziosa la rende un evento davvero importante. Non lasciatevi sfuggire l’occasione di vivere un’avventura che ha a che fare con il teatro ma anche con molte altre cose da scoprire insieme.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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