Due anni dopo il saggio “Di grammatica non si muore” (Sperling & Kupfer, 2016), Massimo Roscia torna con un nuovo capitolo della sua personale crociata contro l’abuso e il maltrattamento della lingua italiana, in strada come negli ambienti istituzionali. “Peste e corna” (Sperling & Kupfer) uscirà infatti a marzo e il tema del libro saranno le frasi fatte, quelle formulette logore e preconfezionate che hanno ormai invaso tutti gli ambienti del nostro vivere quotidiano.
Da “fai attenzione quando attraversi la strada”, “evita i luoghi troppo affollati”, “hai bisogno di dormire” a “è più forte di me”, “essere al settimo cielo”, “andare a tutto gas”, “prendere il toro per le corna”, fino a “correre a perdifiato”, “fumare come un turco”, “tirare tardi la notte”, “ridere a crepapelle”, “sognare a occhi aperti” e tantissimi altri: Massimo Roscia propone un viaggio brillante e curioso tra il burocratese, il “giornalese”, il lessico enogastronomico e quello delle previsioni del tempo.

“A rischio di darmi la zappa sui piedi, fare fiasco, perderci la faccia e pagarne lo scotto (con tutti gli annessi e connessi), ho deciso di intraprendere questa nuova mirabolante avventura. O la va o la spacca“, sottolinea l’autore nell’introduzione del volume. E lo fa usando come pretesto la storia di Mario, un mite impiegato romano che si imbatte di continuo nella quintessenza della banalità espressiva, fino ad avere il sospetto che a essere trita e ritrita non sia la lingua, ma le idee.
Giocando con le parole come Flaiano e Campanile, Roscia torna a farci sorridere e riflettere sull’uso, talvolta bizzarro, che facciamo dell’italiano e ci invita a cercare (almeno) un modo migliore per dire sempre le stesse cose. “Peste e corna” sarà presentato a Roma domenica 25 marzo presso Libri&Bar Pallotta (Piazzale di Ponte Milvio 23) alle 11.30.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)
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