Cinema

“Sognare è vivere”: Natalie Portman narra l’abisso

Sognare è vivere”, di e con Natalie Portman, narra di un vuoto che viene riempito da storie, le storie che la madre racconta a suo figlio, quelle che il figlio, divenuto scrittore, racconta a noi lettori. Il film narra anche di un abbandono, uno dei più tragici e assurdi che un genitore possa imporre al figlio.

In “Sognare è vivere” (al cinema dall’8 giugno), un cielo nero di guai letteralmente creato dalla magistrale fotografia di Slawomir Idziak, autore anche di un interessante sito sul cinema, si addensa sempre più minaccioso sulle teste di una famiglia. Eppure si sta formando lo Stato di Israele che per essa rappresentava una sorta di terra promessa.

Sognare-E-Vivere-1È forse per questo che il sogno assume un ruolo così centrale nella narrazione. Il sogno e i sogni: quelli di una giovane studentessa di letteratura, quelli di un bambino che traspaiono dai suoi occhi sgranati e ci sono poi i sogni del padre, intellettuale che sposa la causa del suo popolo.

Con delicatezza e acutezza la Portman (al cinema anche con “Planetarium“, questa volta da sola attrice) penetra il muro della sofferenza dei personaggi, mostrando senza remore i meccanismi psicologici alla base dei legami familiari. Non è un compito facile, il suo. Né lei appare in cerca di applausi scontati.

Sognare-E-Vivere-2Sebbene i presupposti della madre sembrino buoni, questa man mano scivola in un baratro. Qui prevale l’importanza delle idee e della loro influenza sull’esistenza. Sogni e idee – sembra ammonirci questa storia – possono dare frutti tanto dolci quanto amari.

Coraggiosa la scelta di Natalie Portman di raccontare, da madre, un personaggio femminile che mette in atto qualcosa di inaccettabile nonostante abbia un figlio bambino.

Sognare-E-Vivere-3Lo sguardo della regista su di lei non dà giudizi, anzi si posa con tenerezza sulla sua profonda difficoltà esistenziale forse osservandola attraverso gli occhi immensamente amorevoli del figlio.

Lui è Amos Oz, autore del libro “Una storia di amore e di tenebra”, da cui è tratto il film e sembra quasi che Natalie Portman si assuma il compito di riconsegnare al pubblico questa storia, filtrata dal punto di vista di una donna di oggi, autonoma e non più vittima di una società oppressiva che, allora, vedeva appena il sorgere dei primi germi di emancipazione femminile.

The Parallel Vision  _ Redazione)

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