Intervista

#Intervista: Bianco, positivo riflessivo al lavoro sul nuovo album

Alberto Bianco, in arte semplicemente Bianco è originario di Torino. Il suo disco d’esordio, “Nostalgina”, l’ha portato ad essere nel 2011 artista dell’anno e poi del mese di Mtv New Generation. L’anno successivo pubblica “Storia del futuro”, dove collabora con Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione.
È del 2015 il suo “Guardare per aria”, album dove Bianco chiama a raccolta scuola romana e sabauda, nelle persone di Roberto Angelini, Niccolò FabiPier Cortese, Mr. T-Bone, Fabio RondaniniDaniele Celona e Levante.
La dolcezza dei testi di Bianco è rara, come rara è la sua predisposizione alla positività (che sia in sonorità rock o elettronica). Lui spiazza cantando semplicemente di “colazioni, bacini e canzoni” e del “gusto di una persona buona” che ha un “cuore grande” (perché “le dimensioni contano“) e poi “sai che c’è? Io con te un figlio lo farei“.
Nell’ultimo anno Bianco e la sua band hanno accompagnato Niccolò Fabi nei live di “Una somma di piccole cose” e a breve ripartiranno assieme per la tournéeDiventi Inventi“, la celebrazione del ventennale di carriera del cantautore romano. Tra un viaggio e l’altro Bianco ha scritto un nuovo album che, mi ha detto, uscirà in inverno.
L’ho incontrato al Bar Del Fico mentre era insieme a Margherita Vicario. Sorseggiavano tutti e due un centrifugato dallo strano colore verde scuro, fatto di sole verdure. A loro discolpa posso dir che era ancora mattino.

AlbertoBianco72

(Foto: © Matteo Casilli)

Dunque, in questi mesi stai mettendo a punto il nuovo album, vero?
Sì, sono nella fase di sperimentazione… Ho scritto le canzoni e ora le stiamo arrangiando.

In quanto tempo hai scritto i nuovi brani?
Il grosso del materiale l’ho realizzato in una settimana circa, poi però ci ho lavorato durante l’ultimo anno e mezzo.

Che mood avevi in quella settimana?
Super positivo, riflessivo… Ma positivo!

vaeria-c-giuffrida

(Foto: © Valeria C. Giuffrida)

Quindi non ti sei stancato di essere definito “il cantautore positivo”… Temevo non ne potessi più di quel ruolo!
No no, anche perché serve. Mi sarebbe difficile raccontare cose tristi dopo questi ultimi due anni tutto sommato belli… Eventuali tragedie me le sarei dovute inventare!

Oltre ai componenti della tua band (Matteo Giai, Filippo Cornaglia e Damir Nefat) ci saranno ospiti nel nuovo album?
Sì, sarà ospite in studio Alessio Sanfilippo, il batterista che adesso sta suonando con Levante e che ha arrangiato insieme a me una canzone. Poi probabilmente chiederò di partecipare a Stefano Pirillo Colosimo, un trombettista molto bravo di Torino che farà degli interventi di fiati in alcuni brani.

Leggendo i titoli dei tuoi dischi, “Guardare per aria”, “Storia del futuro”, “Nostalgina” è sempre presente la contemplazione del tempo. Nel prossimo invece?
Nel prossimo disco questo tema avrà un ruolo importantissimo: sarà praticamente un’analisi del tempo. Ma ancora non abbiamo il titolo…

chiarameiph

(Foto: © Chiara Mei)

Negli arrangiamenti invece ti distaccherai dalla produzione precedente? E in che modo?
Sì, sarà un’evoluzione in chiave… direi meno acustica.

Quindi più nella direzione delle sonorità del tuo brano “Drago”?
Sì. Un po’ meno rock di “Drago” ma con ritmi più incalzanti. Ci saranno pezzi dal ritmo pop, quasi ballabili. Certo poi quando ci canto i miei testi… Il sogno di far ballar la gente si dissolve immediatamente con la prima frase!

Ed eccoci alla domanda classica. Quando scrivi parti da una suggestione poetica che ha a che fare più con la parola o con la musica?
Testi e musica nascono insieme. Ci sono casi in cui scrivo testi che butto e riscrivo per via della metrica. Ma la melodia mi viene con le parole. Senza le parole non… (riflette) …  Ecco, non uso la tecnica del finto inglese!

La tecnica del finto inglese?
In molti usano questa tecnica che è un po’ anche quella che insegna la scuola di Mogol: scrivi delle melodie usando delle parole in finto inglese tipo “aiuozagheia”, e poi con quella stessa metrica, su quella melodia, metti delle parole in italiano. È una cosa che io non ho mai fatto. Non mi interessa perché obbliga a esprimere un concetto in una forma sola. Qualsiasi concetto puoi esprimerlo in cento modi diversi ed è lì che fa la differenza tra i vari cantautori.

Il tuo prossimo disco sarà sempre con l’etichetta torinese INRI, la cui storia so che si intreccia sin dall’inizio con la tua… Mi racconti?
Partì tutto dalle edizioni Metraton: volevano inziare a stampare e a pubblicare anche dei dischi. INRI è nata così. Le prime tre uscite sono state il mio “Nostalgina”, poi I Treni all’Alba e i Cyborgs. Da lì la INRI è partita a cannone. Stanno continuando a produrre moltissima musica, di diversi generi. Hanno anche aperto un bar che è un po’ il loro quartier generale, che si chiama Amen. Sta diventando una factory. Là dentro ci fa le prove la compagnia teatrale Resina, diventerà anche la nostra sala prove… Ultimamente ci hanno suonato Wrongonyou, Margherita Vicario, i Perturbazione

Dove registrerai?
Probabilmente al Mam Recording Studio vicino a Cuneo, in campagna, dove ha lo studio Riccardo Parravacini, produttore dell’ultimo disco che ho registrato e fonico, tra i vari, di Niccolò Fabi.

Veniamo a Niccolò Fabi. È una scelta particolare quella di portare in tour con sé un altro cantautore e la sua band, tuttavia nel vostro caso mi sembra che le due sensibilità si compenetrino in maniera molto naturale…
È raro, ma alla fine è anche la cosa più naturale che c’è, se il linguaggio è simile. Se oggi non avessi una band, chiederei una collaborazione ai miei amici cantautori. È un modo per arricchire lo scambio che c’è tra i componenti di un gruppo che va a suonare in giro.

Mi diverte quando chiami Fabi “il capo”, come  hai fatto durante l’incontro “Dichiarazioni d’INDIEpendenza” a OfficinaPasolini. Che rapporto hai con l’autorità in ambito di palco?
Ovviamente lui è il capo. È giusto considerarlo tale. È un ruolo complicato. Quando mi è capitato di doverlo sostenere, vuoi per inesperienza (non sono vent’anni che suono), vuoi per timidezza… A volte mi è pesato. Al contrario sapere che c’è una persona che ha ben chiaro ciò che vuole dà una sensazione di grande leggerezza. Niccolò ha sempre in mente come deve essere il concerto, quale dev’essere l’atmosfera sul palco…

Un’atmosfera nella quale sei immerso da tempo, ma dalla quale poi immagino tu debba necessariamente distaccarti quando, per esempio, ti dedichi al tuo nuovo disco.
Scrivendo cerco di distaccarmene, nonostante a volte mi venga naturale seguire un certo stile, per esempio negli arrangiamenti. Se qualcuno ci dovesse accostare sarebbe in realtà una sconfitta del progetto in cui suoniamo insieme. Sin dall’inizio, quando aprivo i concerti del tour “Ecco”, ho vissuto quell’esperienza come se si trattasse di lezioni di musica. Stare con Niccolò Fabi, Bob Angelini, Pier Cortese è stato come andare a scuola. Anche quest’ultima tournée che mi ha visto più coinvolto è stata un’occasione per imparare: ha aumentato enormemente la mia consapevolezza nella scrittura.

Ultima domanda. Mi consigli qualcosa da ascoltare, hai qualche fissa ultimamente?
Sto ascoltando tantissimo Anderson Park e continuo ad ascoltare imperterrito i Wilco, i War and Drugs, cose abbastanza diverse tra loro che sono fonte d’ispirazione per il disco che sto realizzando.

Info:
Pagina Facebook Ufficiale
Sito Ufficiale

The Parallel Vision ⚭ _ Margherita Schirmacher)

3 risposte »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...