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#LiveReport: Il Branco è out, ma “Non Fate Caso al Sorriso”

Il venerdì sera di metà gennaio a San Lorenzo è quella cosa con tutti i locali con le persone che bevono e ridono fino in mezzo la strada. In Via dei Volsci ce ne sono tanti. In uno, in fondo, c’è più gente ancora.

Siamo al Wishlist Club per il realese party de Il Branco, trio che viene da Terni ma che si muove da un paio d’anni nella Capitale e in tutto il Lazio. Quando sale sul palco (barba rossa, cresta e tatuaggi) Nicola Pressi dice al suo pubblico che in fondo alla sala può andare a comprare Cd e vinile con il nuovo album. Finalmente lo possiamo chiamare “album” e non più Ep, confessa orgoglioso.

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Il Branco

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Nicola Pressi © Simone Zivillica

Animali da palco, direbbe qualcuno della vecchia scuola, e ci prenderebbe. Si fanno battute a vicenda con gli altri due membri, Francesco Gambini a testi, tastiere e synth, e l’altro Pressi, Leonardo (cugino di Nicola) alla batteria, ma all’occorrenza anche voce e chitarra.

Ben assemblati, affiatati da tante date assieme, fanno del rock d’ispirazione anni ’90, condito con il giusto gusto generazionale proprio della scena contemporanea. Chiamarla indie, underground, out of mainstream, è etichetta che lascia il tempo che trova.


Ricordano qualcuno ma non si capisce bene chi, segno che hanno una loro cifra artistica e la sanno far valere. Dopo il loro nuovo singolo “Via Boncompagni” e qualche pezzo più datato che cantano tutti, si concedono una cover.

È “Veleno” degli Afterhours di Manuel Agnelli. Ecco, musicalmente ricordano il gruppo milanese, ma ci aggiungono una voce pulita e potente, testi che raccontano altre realtà e sonorità elettroniche inedite.

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Alberto Laruccia © Simone Zivillica

Prima di loro, aprono il palco due cantautori che definire old-school è fargli un bel complimento. La prima è Federica Messa, Mèsa in arte. Primo accorgimento, questo, che già suggerisce una sensibilità artistica di spessore: “mèsa” in spagnolo è tavolo, che sa d’incontro, di condivisione, di parole. Cos’altro deve fare la musica, del resto? Canta i suoi pezzi, che presenterà in una serata tutta sua sabato prossimo a Le Mura.

Chitarra, ora arpeggiata, ora maltrattata come si deve. Voce potente e precisa sugli alti, con melodie dolci sui bassi. Forse da esplorare di più. Il secondo è Alberto Laruccia dei La Scala Shepard, questa volta solo con la sua chitarra a fare dell’ottimo teatro-canzone, una tradizione di cui si sente certamente il bisogno nel nuovo sostrato musicale romano e italiano.

The Parallel Vision ⚭ _ Simone Zivillica)

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