Intervista

#Intervista: Fabrizio Cammarata, “Un mondo raro” tra Messico e Palermo

Fabrizio Cammarata palermitano, classe ’82, ha appena pubblicato il suo ep “In Your Hands”, dopo il suo primo disco solista “Rooms” del 2011 prodotto negli Stati Uniti. Insieme ad Antonio Di Martino ha anche realizzato un disco e un libro, dal titolo “Un mondo raro” dedicati a Chavela Vargas (ve ne avevamo già parlato QUI). L’album “Un mondo raro”, prodotto da Picicca e distribuito da Believe, uscirà in formato digitale il 20 gennaio e nello stesso giorno sarà disponibile in pre-order in formato vinile sullo shop dell’etichetta.
Il romanzo biografico sulla cantante messicana, sempre a firma Cammarata-Di Martino e sempre dal titolo “Un mondo raro“, sarà disponibile in tutte le librerie dal 19 gennaio grazie alla casa editrice La Nave di Teseo. Abbiamo incontrato Fabrizio Cammarata dietro le quinte del Quirinetta Social Bar per una chiaccherata, tra uno scatto e l’altro di Valentino Bianchi.

In questi giorni sta uscendo il disco dedicato a Chavela Vargas dove te e Antonio Di Martino reinterpretate la grande cantautrice sudamericana. Com’è nato il progetto “Un mondo raro”?
Tutto inizia proprio dal brano “La Llorona“, canzone sentita mentre stavo in Messico. Ho scoperto così Chavela Vargas, ascoltando la sua intepretazione. Mi ha raggiunto anche Antonio Di Martino e ha avuto lui l’idea di fare un disco con le canzoni del repertorio di Chavela Vargas cantate in italiano. Le prime prove le abbiamo fatte in albergo. Le canzoni sbocciavano. Rivelavano la loro trasversalità geografica, culturale, sembravano dei classici italiani, sembravano uscite dal miglior album di Luigi Tenco.

Avete poi registrato con i musicisti che accompagnavano Chavela Vargas, i Macorinos. Che impressione ti hanno fatto?
Le chitarre nei brani sono quelle di Juan Carlos Allende e Miguel Peña, i musicisti “angeli custodi” di Chavela Vargas. Loro ora sono un po’ vecchietti… Adorabili! Era commovente entrare in studio e cominciare a sentire ogni volta che iniziavano un pezzo la stessa cosa che avevo sentito milioni di volte nelle canzoni della Vargas

“Un mondo raro” non è solo un disco ma anche un libro…
Camminando in giro per il Messico, registrando con i musicisti di Chavela, abbiamo raccolto tante storie raccontate da chi l’aveva conosciuta personalmente. Sembrava un peccato non cristallizzarle in qualcos’altro. Ci è venuto in mente di fare un libro, un romanzo per una donna che ha avuto una vita da romanzo. La casa editrice La Nave di Teseo si è interessata sin da subito.

Durante la lavorazione cos’avete trovato in comune tra la vostra terra e il Messico?
Palermo e il Messico hanno molte cose in comune… Non per ultimo il loro rapporto col mondo della morte, con l’occulto, con questa sorta di fatalismo che è anche molto palermitano. Per questo è stato facile capire certi temi. Entrambi abbiamo buoni motivi per essere fatalisti!

È appena uscito anche il tuo Ep “In your hands”. Partiamo da “Hold and stay”, il primo brano. Quando l’hai scritto?
Nell’estate del 2015 e per puro caso la prima persona a sentire “Hold and stay” è stata Damien Rice, verso le 5 del mattino, dopo un suo concerto a Taormina. Questo è stato il suo battesimo. È una “canzone-lettera” in cui ci si rivolge alla persona con la quale stai avendo una relazione, racconta la paura di conoscerne troppo i segreti e sentirne poi il peso. Spesso siamo un po’ vigliacchi e tendiamo a star lontani dai segreti degli altri, nella nostra comfort zone.

Da una lettera a una persona passi a una lettera… Alle sue mani: “In your hands that’s where i’ll lie, in your hands I am dreaming of the day / when I can lose myself in your hands”.
Sì, nel secondo brano, “In your hands“, faccio un passo verso l’astrazione. Una canzone su una parte del corpo di qualcuno dalla quale sei ossessionato. E la musica diventa più complessa, con suggestioni più mantriche.

Per poi arrivare col terzo e ultimo brano all’astrazione sciamanica della canzone popolare dell’America Latina “La Llorona”…
Sì, è una canzone dove mi perdo e neanche io stesso sono più io. Quando la canto smetto di essere presente, trascendo. Mi dimentico di essere maschio, di avere l’età che ho, di venire da un determinato posto del mondo, di parlare le lingue che parlo.

Solitamente canti in inglese, ora il progetto sul Messico. Dove sono le origini nella tua musica? Ne stai fuggendo?
Hai ragione, non si vede la mia palermitanità, ma mi piace pensare che essa sia nel fatto stesso che io sia così incline alla miscelazione e alla contaminazione. Palermo, lo si capisce solo facendoci una passeggiata, è composta da una stratificazione infinita di diverse influenze. Questa palermitanità estinta, legata a secoli passati, la sento. Sono cresciuto fin da bambino ascoltando musica che non era legata alla mia terra. Quello che ascolti da bambino è ciò che poi chiamerai casa per sempre. La lingua del mio cuore è l’inglese per questo motivo.

Quali sono i tuoi numi tutelari?
Nick Drake, che è stato importantissimo a un certo punto della mia vita. Bob Dylan, che più di ogni altro mi ha fatto capire cosa significa scrivere una canzone. Poi… Bob Marley! È riuscito a scrivere cose profondissime con una semplicità quasi bambina, questo per me è il lavoro più difficile… Soltanto i poeti come Garcia Lorca o Pessoa riescono in questo. Lo stimo come poeta. Studiarlo per me ha significato cercare di capire come scrivere qualcosa di semplice e densissimo allo stesso tempo.

Le date delle presentazioni del progetto “Un mondo raro” sono:

18 gennaio – Bologna, Libreria Coop
19 gennaio – Milano, Feltrinelli (Piazza Piemonte 2-4)
22 gennaio – Roma, Libreria Altroquando
5 febbraio – Palermo, Libreria Modus Vivendi

Info:
Pagina Facebook Ufficiale
Sito Ufficiale

The Parallel Vision ⚭ _ Margherita Schirmacher)

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