Intervista

#Intervista: Rezza-Mastrella, parte II: “Più la gente è incolta, più è razzista”

Come promesso, ecco qui la seconda parte della doppia intervista realizzata ad Antonio Rezza e Flavia Mastrella al Teatro Vascello. Dopo le risposte di Antonio di ieri, che trovate QUI, oggi è il turno di Flavia.
Vi ricordo l’appuntamento di domani, 8 gennaio, al Nuovo Cinema Palazzo dove, dalle 21, si celebrerà il trentennale del loro sodalizio artistico con una serie di cortometraggi e la proiezione del loro ultimo lavoro “Milano, Via Padova”, un documentario in cui RezzaMastrella, percorrendo la strada sul bus 59, raccontano la vita del quartiere multietnico di Milano attraverso testimonianze di migranti e residenti.

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(Foto – © Giulio Mazzi)

Sei a un trentennale di “contraddittoria ma estenuante attività”. Come ti senti?
Il fatto che siano passati trent’anni non è così confortante perché io non me ne sono accorta, abbiamo sempre lavorato così intensamente… I primi dieci sono sembrati lunghi, il tempo poi è volato, è stato un vortice. Abbiamo stabilito tra noi un linguaggio via via diverso, abbiamo sempre rinnovato il rapporto.

Quando crei gli habitat per Antonio Rezza pensi già alla parola e al corpo che poi li abiterà o operi per pura astrazione?
All’inizio mi ispiravo all’arte figurativa contemporanea, Fontana, Burri, Robert Morris… Poi man mano mi sono allontanata da questo e ho maturato un mio metodo: per due anni mi dedico alla ricerca figurativa e poi scopro l’habitat per la performance. Mi condiziono perlopiù con questa ricerca. La preparazione sia del concetto che della soluzione figurativa vengono da quei sapori.  Per “Fratto_X” per esempio ho fatto un lavoro sulle luci di due anni e mezzo, “Disegni con la luce”.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-10Quindi durante la creazione operi solo col tuo linguaggio…
Esatto. Noi mettiamo insieme due linguaggi distinti. Io ne parlo uno, Antonio ne parla un altro e il corpo di Ivan Bellavista ne parla un altro ancora. Noi sovrapponiamo i linguaggi. Sono tutti momenti distinti che si vanno poi a unire nell’interazione. Lavoriamo sull’esistente.

Dopo “Anelante” su cosa è focalizzata attualmente la tua ricerca?
Anelante” è il primo movimento di una ricerca sull’importanza degli avi… È una suggestione che deriva anche dal sapore primitivo che c’è nel primo digitale, che ha portato a un arcaicizzarsi delle forme di comunicazione. Sin dalla lavorazione di “Fratto_X ho percepito che ci fosse un nuovo sistema comunicativo, ho capito qualcosa di diverso, di nuovo, dal telefono e dal computer, ho percepito un metodo educativo a livello virtuale e l’ho poi imitato con la materia. È stato il primo passo di un movimento.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-9Cosa intendi per cattiva qualità?
È una forma di comunicazione espressiva che non è tecnica pura, ma – come dire – piuttosto un tipo di passionalità… Data dalle immagini sbagliate. È un concetto che seguivo già nel 2006 con altri lavori fotografici che si occupavano della vita animale. La cattiva qualità si tollera sempre di più.

Flavia, la tua controrisposta a ciò che ho chiesto ad Antonio: Rezza è vanitoso?
Eh beh, è un attore. Anzi, lui è un performer quindi è doppiamente vanitoso. Perché è super energia: per lui la performance mette in gioco delle energie vitali dentro, anche l’attore lo fa, ma è diverso. Mentre l’attore rappresenta, il performer mette in scena quello che è. È lui, in ogni momento.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-11Cosa ne pensi del progetto video che state realizzando insieme, quello dove lui prima porta in braccio il figlio e poi quando sarà troppo vecchio si farà portare in braccio lui, finchè non morirà?
Purtroppo lo aiuto, l’ho aiutato in questo. Mi occupo solo delle riprese finché ce la faccio. Spero di non vedere la fine di questo progetto. Spero di morire prima io! (ride) Non potrei resistere a una cosa del genere.

Invece l’ultimo progetto che state per presentare a Nuovo Cinema Palazzo è “Milano, Via Padova”…
Sì, si articola come “Troppolitani“, ovvero si svolge per la strada. Facciamo queste interviste che invadono la via e prendiamo la dichiarazione momentanea della persona che passa, che risulta così più spontanea. In questa maniera troviamo anche la persona più elastica.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-12Come mai avete scelto Via Padova?
Il lavoro è una coproduzione con la Fondazione Bertini di Milano, che ci propose questa esplorazione della via perché è stata una delle prime strade ad essere a integrazione mista: lì convivono sudamericani, pugliesi, colombiani, marocchini. Agli extracomunitari abbiamo fatto cantare o recitare delle filastrocche per dare subito a chi vede un’idea della tradizione che li supporta, della mentalità della loro popolazione. Poi da lì partiva l’improvvisazione e i vari discorsi, mai distanti dal problema del razzismo, si articolavano a dare una visione distorta e ironica della vita.

E così alla fine avete toccato uno dei da voi sempre fuggiti “temi sociali”, in questo caso il razzismo.
Può essere considerato anche sociale… Ma per noi è primariamente culturale, cresce infatti in base all’ignoranza: più la gente è incolta e non conosce, più è razzista. Abbiamo cercato di colmare la distanza tra gli intervistati extracomunitari e gli intervistati italiani. Per esempio molti avevano provato la stessa esperienza d’emigrazione, chi per esempio dalla Puglia era andato in Svizzera, a Torino…

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-13E che realtà è uscita?
Una realtà molto confusa. Un milanese messo vicino a un marocchino o indonesiano si divertiva, scattava simpatia, ci parlava, avveniva uno scambio. Ma nominando gli extracomunitari in generale, l’intervistato diventava automaticamente sospettoso.

Quindi secondo te da dove nasce il razzismo?
È la mancanza di contatto che innesca la paura, il razzismo è un comportamento codificato. Un costume imposto. Lo si capisce nel momento in cui ognuno parla con le stesse parole. Infatti abbiamo girato tre giorni e abbiamo ottenuto un’ora di puro delirio, molte risposte erano sempre le stesse.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-14lo rifarete in altre vie cruciali di altre città?
No, abbiamo visto che le risposte razziste sono talmente uguali… Non troveremmo nulla di nuovo. Avremmo solo risposte uguali, in altri dialetti.

C’è in cantiere un altro libro?
Stiamo facendo l’audiolibro di “Anelante“, con allegato un volume con tutta la sua regia. Uscirà verso marzo con Luca Sossella Editore. È il primo nostro lavoro che volendo si potrà replicare… Certo non sarà mai la stessa cosa.

(TPV ⚭ _ Margherita Schirmacher)

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