Cultura

#Intervista: Rezza-Mastrella, parte I: “Ad amarsi sono capaci tutti”

Antonio Rezza e Flavia Mastrella sono sinergia da 30 anni, un cammino che è stato riassunto così dal Premio Speciale UBU 2013: un “lucido percorso di scavo nella crudeltà ottenuto attraverso il genio sfrenato di un attore e l’intuito plastico di un’artista visiva originale”.
L’8 gennaio alle 21 si celebrerà il loro trentennale al Nuovo Cinema Palazzo con una retrospettiva dei loro cortometraggi e la proiezione del loro ultimo lavoro “Milano Via Padova”.
Li abbiamo incontrati nei camerini del Teatro Vascello, dove come da tradizione abitano durante le festività natalizie e dove rimarranno fino al 15 gennaio con in scena “Anelante”. È stata un’intervista doppia, ecco qui la prima metà: le risposte di Antonio Rezza.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-7

(Foto – © Giulio Mazzi)

Sei al trentennale di “contraddittoria ma estenuante attività” con Flavia Mastrella. Si sentono gli anni?
Non li sentiamo. Siamo ancora in forma. Siamo in presente, stiamo bene, con tutti gli scongiuri. Non ci rivolgiamo al passato come qualcosa che è accaduto, questa è una prosecuzione del passato. Non lo vivo come un trentennale, è ieri che abbiamo iniziato, e ancora continuamo a divertirci. In realtà sono tanti anni che non stiamo più insieme. Ad amarsi sono capaci tutti, ma fare quel che facciamo noi no. Abbiamo scelto la parte più virtuosa della relazione: quella di fare cose che fino a prova contraria non esistono. La prova contraria non arriva, quindi vuol dire che facciamo cose che non esistono.

Aspetti l’habitat di Flavia prima di immaginare un nuovo spettacolo?
Sì, aspetto lo spazio di Flavia, senza non inizia il lavoro. Le sue installazioni legate all’arte contemporanea invadono lo spazio. Io poi ci vivo dentro un anno, un anno e mezzo, e in quel periodo improvviso insieme a Ivan Bellavista e Massimo Camilli. Infine mi metto a scrivere quando bisogna cambiare gli aggettivi, rendere la lingua più varia possibile.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-6

(Foto – © Giulio Mazzi)

Viene prima l’idea o il ritmo?
Viene prima il ritmo. No, anzi viene prima l’idea. Ma la prima idea la diamo ai poveri, perché sappiamo che non sarà affidabile, potrebbe essere fallace: delle prime idee si fida chi è insicuro. Siccome ne produciamo tante, la prima la usiamo come pilota che poi ci porta da altre parti. Viene prima il ritmo grazie all’esperienza, però il ritmo non basta a fare l’opera quindi non ci fidiamo dell’esperienza poiché corrutrice e andiamo alla ricerca di altre strade.

Le prime prove le fate già con un pubblico?
Sì. Dopo qualche mese di gestazione facciamo le prove con le persone che vengono… a vedere qualcosa che poi non vedrà mai la luce perché le prove che vengono viste quando manca un anno sono prove che non hanno niente a che vedere con il risultato finale.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-5

(Foto – © Giulio Mazzi)

In scena riesci a percepire e a reagire a qualsiasi movimento di chi è seduto in sala e a tenere la concentrazione. Come fai?
Non è che io debba pensare agli spettacoli… Sono talmente veloci e assurdi che non prevedono l’immedesimazione, sono fatti in automatico, sono delle macchine. Quando guidi la macchina sì, sei attento, ma stai attento in modo automatico. Non pensi di dover stare attento. Se gli spettacoli non fossero automatici non mi divertirei a farli.

Quindi lo spettacolo per te diventa un meccanismo scientifico, un dispositivo…
Sì. In “Anelante” abbiamo fatto centinaia di ripetute. Nella scena del G8 abbiamo ripetuto centinaia di volte un solo movimento. È molto scientifico.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-4E in scena improvvisi mai?
No in scena non c’è improvvisazione. È uno spartito musicale, non puoi dilatarti più di tanto su qualcosa. Se mi dilato su qualche episodio, su qualche imprevisto accade sempre in maniera molto controllata, all’interno di un ritmo che non può essere modificato.

Curiosità da fashion blogger: i tuoi stivaletti rossi… Ma da dove provengono?
Vengono da Pompei Shoes, che fa calzature per i kolossal. Gli porti un modello e te lo fanno. Durano tanto, ed è come non averli, sono come un guanto. Non sei l’unica a chiedermi degli stivaletti. Colpiscono sempre. A Napoli sono venuti a vederli in camerino.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-3

(Foto – © Giulio Mazzi)

Antonio, Rezza è vanitoso?
Necessariamente, il corpo invecchia, per quanto tu lo tenga in esercizio… Il corpo è l’essenza dell’essere umano, più del pensiero. Un corpo sano ti dà pensieri migliori. Quello che mi dispiace è che amando tanto il mio corpo comunuque poi mi abbandona, dopo averlo idealizzato. Ma ancora non trovo avvisaglie di cedimento.

Però ho sentito qualcuno fuori dal Teatro Vascello, dopo “7-14-21-28”, dire che anni fa nella scena del capriolo correvi più veloce…
Non è possibile. La mia corsa, quella quando ho il drappo rosso, dipende dalla velocità di Ivan Bellavista. E lui non l’ha mai modificata. Anzi! Sta più allenato adesso di quando abbiamo iniziato. Quello è uno spettacolo che assieme a “Fotofinish” verrà abbandonato per primo perché sono i più faticosi. Ma se li faccio vuol dire che ce la faccio. Non sopporterei il fatto di andare più piano. Se così fosse non lo farei più, quando uno si trascina non è giusto che continui.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-1A proposito di trascinare… mi racconti il progetto video con tuo figlio?
Sì. Da quando mio figlio è nato giro insieme a Flavia, ogni tre mesi, un video: all’inizio lo porto in braccio, poi un giorno dovrò trascinarlo perché crescerà. Poi quando non ce la farò più a trascinarlo a un certo punto dovrò farmi trascinare io. E il giorno in cui morirò il film verrà concluso con lui che mi porta in braccio da morto. Se muore prima Flavia le ultime scene saranno girate in autoscatto. Sarò il primo attore e performer che recita da morto con la consapevolezza pianificata di fare quella parte.

Mi sembra un ottimo antidoto alla paura della vecchiaia e della morte, anche artistica…
So che farò una parte anche da morto! Purtroppo il corpo marcisce, ma se ci fosse stata la possibilità di tenere in casa il morto avrei dato disposizioni ulteriori per il proseguimento del film.

antonio-rezza-flavia-mastrella-intervista-2Ma non hai mai sentito parlare della crioconservazione post mortem?
Ma lì non sei morto. Ti devi far ibernare morente, no? Ma poi rivivi? Lo fanno in America, no? Ma costa tanto? Ma quanto costa? Se hai notizie mandamele. È l’unica cosa da fare.

(TPV ⚭ _ Margherita Schirmacher)

3 risposte »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...