Cultura

#Intervista: Giordano Sangiorgi racconta il Nuovo MEI 2016 di Faenza

Oggi vi presento l’intervista a Giordano Sangiorgi, il “papà” del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, che da quest’anno si rinnova profondamente e dedica due giorni di fine settembre (24 e 25, con un’anteprima il 23) al mondo del giornalismo musicale. E The Parallel Vision ci sarà, esattamente come l’anno scorso.
Ascoltiamolo.

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Giordano Sangiorgi (Foto: Roberto Ricciuti)

Giordano, come mai la scelta di un festival sul giornalismo musicale, dopo tutti questi anni?
Perché il MEI è sempre stato un riferimento di innovazione, quando ha potuto. 20 anni fa mettemmo al centro il cd, 10 anni fa il live, quest’anno ci siamo detti che il pilastro del nuovo MEI saranno i giornalisti, cioè la comunicazione. Vogliamo ragionare sul futuro della musica nel nostro Paese ma soprattutto su quello dell’informazione musicale, che rischia di essere più marketing e meno critica.

L’idea com’è nata?
Paradossalmente, io avrei fatto un festival solo sulle idee per la musica! Viviamo in una fase di transizione talmente complessa dove chiamare gli artisti e le band per dire la loro sul futuro della musica, invece di suonare, poteva essere l’altro pilastro. Ma ad essere sincero non ne ho avuto il coraggio, mi avrebbero preso per pazzo! L’idea iniziale era un festival basato solo su una riflessione su dove stiamo andando.

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Continuate a dedicare molto spazio, come fate da alcuni anni, anche alla formazione dei giovani.
Anche questo è stato uno dei format che abbiamo spinto per primi, nel senso che dal 2008 abbiamo creato un Campus MEI per far ascoltare i demo agli operatori e per fare in modo che gli operatori stessi fossero a disposizione degli artisti per consigli e indicazioni professionali. Oggi, per un musicista a 360 gradi sul mercato, è fondamentale essere per metà artisti e per metà imprenditori. Bisogna conoscere i meccanismi del sistema, soprattutto i suoi diritti. Ti cito un caso: un artista indie che è riuscito a vendere un brano per una colonna sonora di un telefilm americano e ha incassato 50.000 Euro, probabilmente quei soldi non li avrebbe incassati in un anno tra vendite e live. Questo perché esistono diversi tipi di licenze e i musicisti sono tenuti a conoscerle. Un tempo, questa sarebbe stata un’attività collaterale alla vendita dei cd e ai concerti.

Si parla sempre di “musica liquida”. Credi che il giornalismo musicale si stia trasformando in qualcosa del genere?
Certo, il forum si basa proprio su questo. Su cosa sta diventando l’informazione musicale, quale sarà il suo futuro. Credo stia diventando soprattutto “marketing comunicativo”: si è abituati a cose molto leggere, di poche righe, dove la recensione o la critica trovano poco spazio. Mentre mi auguro ci sia maggiore approfondimento sul cartaceo, dove può esserci un approccio più utile e critico per capire un’opera. Anche se un giorno, tutto questo credo diventerà un prodotto unico.

Il Patron del MEI, Giordano Sangiorgi

Il Patron del MEI, Giordano Sangiorgi durante il festival del 2015

In tempi in cui domina la tecnologia e tutto è diventato più immateriale, voi avete scelto di dedicare il festival ad una figura del passato come Lucio Battisti. Come mai?
Intanto perché non c’è alcuna promozione della sua musica e ciononostante vediamo come tutta la nuova leva degli artisti indipendenti ed emergenti under 30 metta tra i suoi ascolti di riferimento proprio Lucio. Ci è parso doveroso omaggiarlo perché attraverso il solo e semplice passaparola lui ha un messaggio musicale che continua a passare da una generazione all’altra e oggi forse è anche più in auge negli ascolti rispetto a 20 anni fa.

Sempre parlando di passato, hai deciso di dare parecchio spazio anche al liscio coinvolgendo realtà come gli Extraliscio.
Credo proprio che sia una risposta degli artisti indipendenti in contrasto con la deriva del pop mainstream. Oggi abbiamo i giovani musicisti che si trovano di fronte a un bivio: fare nuova musica e rinnovare quel tipo di pop secondo i canoni dei talent, oppure trovare altre strade. Francesco Motta, a mio avviso il massimo esempio di giovane artista indipendente indie-rock con un grande substrato straniero che porta in Italia una musica che fa fatica a sfondare, ha continuato a seguire la strada indie tradizionale. Molti altri artisti (e noi lo abbiamo vissuto quest’anno in Romagna con un’esplosione pazzesca) per contrastare questo approccio mainstream, stanno sposando le tradizioni della propria terra. Quindi l’incontro tra le orchestre migliori del folclore romagnolo con artisti come Mirco Mariani dei Saluti da SaturnoEnrico Gabrielli dell’Orchestrina di Molto Agevole, il Collettivo Ginsberg e tantissimi altri, ha portato al rinnovamento della parte migliore del liscio. Il “punk da balera” degli Extraliscio è un nuovo modello di liscio 2.0 che torna a far ascoltare i brani migliori di questo genere in una interpretazione molto attuale.

Riguardo al nuovo disegno di legge sulla musica dal vivo, presentato a luglio dall’On. Rampi, credi sia davvero la volta buona?
Penso di sì perché c’è davvero l’adesione di tutte le associazioni. Ci sono molte nostre proposte, lì dentro. Abbiamo aiutato nella stesura di questo documento e abbiamo trovato la disponibilità di tutte le realtà della discografia e della musica dal vivo, non c’è una parola contraria se non di coloro che difendono vecchi privilegi legati alle fondazioni ma che oramai sono anti-storici. Quindi ritengo che a fine anno l’On. Rampi farà passare questa legge attesissima da tanto tempo. Dopo l’approvazione del Governo, ovviamente.

Proprio il giorno della presentazione del disegno di legge, Luca Fornari di Audiocoop disse che il mondo della musica è trattato da sempre come una Cenerentola, quando invece è una delle industrie chiave del Paese. Tu sei d’accordo?
Siamo della stessa associazione, non posso che essere d’accordo! (ride).

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Giordano assieme ad Erica Mou, durante l’edizione dello scorso anno

Fatti un augurio per l’inizio del Nuovo MEI.
Spero che in qualche modo si possa passare il testimone alla nuova generazione di organizzatori, produttori, promoter e artisti. Come abbiamo sempre fatto e come abbiamo sempre voluto. Il MEI infatti è una piattaforma che promuove i nuovi artisti emergenti. Il 99% del suo calendario è costituito da loro. Magari poter annoverare anche quest’anno, come è accaduto l’anno scorso a Roma per Calcutta, qualche nome che possa rompere il mercato di nicchia e diventare più di massa.

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