Cultura

Il Divin Marchese compie 275 anni. Tanti auguri a Donatien-Alphonse-François de Sade, “lo spirito più libero che sia mai esistito”

Censurato, braccato da nemici e parenti, incarcerato innumerevoli volte, accusato di violenza sessuale, sodomia, condotta immorale e tentativi di avvelenamento, perseguitato dal regime monarchico, dai rivoluzionari francesi e infine anche dal governo napoleonico.

Riconosciuto colpevole, però, solo di libertinaggio e produzione e distribuzione di materiale pornografico. La vita di Donatien-Alphonse-François de Sade, per tutti il Divin Marchese, è essa stessa un romanzo contorto, turpe, blasfemo, dalle tinte fortissime che lascia la banalità e le convenzioni fuori da ogni logica.

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La stessa logica sulla quale De Sade fonda il suo pensiero controverso e per molti riprovevole di dare libero sfogo, sempre e comunque, a tutte le fantasie e pulsioni interiori, di favorire il vizio e l’eccesso come condizioni trainanti la propria condotta sociale e morale e al contrario, di abbandonare la strada del bene e della virtù, fonti queste dell’infelicità più cocente.

Il tutto alla luce di una ragione lucidissima come poteva essere quella settecentesca, facendo leva su quei Lumi che dominavano il pensiero del tempo. Nessuno mai avrebbe sospettato di vederseli rivoltare contro in modo così violento ed estremo.

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De Sade è stato più che un rivoluzionario. E’ stato un vero e proprio anarchico, uno che attraverso le immagini inquietanti di orgie, di uomini e donne che si accoppiano con animali, di aristocratici e alti prelati alle prese con lo stupro di un gruppo di minorenni, voleva soprattutto condannare la totale diseguaglienza sociale del mondo in cui viveva, dove nobili, preti e regnanti schiacciavano puntualmente tutto il resto del popolo, privo di qualsiasi diritto.

Nei suoi scritti, da “Justine” a “Juliette” fino a “Le 120 Giornate di Sodoma“, è sempre la ferocia di pochi ad imporsi sulla debolezza di molti. E più l’autore scende in particolari raccapriccianti, in cui descrive ogni sorta di violenza e nefandezza possibili, più la sua rabbia nei confronti dei potenti risulta chiara.

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Lui che era a sua volta un nobile si scagliava contro le ipocrisie che quotidianamente gli riempivano gli occhi e la sua penna faceva il resto. E per questo abitò per tanti anni le carceri francesi, dove comunque non smise mai di scrivere, dipingendo con ancor più convinzione l’orrore delle perversioni più malvagie e mostruose, in cui la plebe diventa solo un oggetto su cui la nobiltà può sfogare ogni tipo di piacere e le vittime appaiono come necessarie.

Gli scritti di De Sade, definiti “un’apologia del crimine” da Bataille (in particolar modo “La Nuova Justine“, che Napoleone descrisse come “il libro più abominevole generato dalla fantasia più depravata“), sono stati “riscoperti” solo a metà del XX secolo. Quantomeno, quelli sopravvissuti alla messa all’Indice da parte della Chiesa e quelli che non sono finiti bruciati dalle istituzioni francesi e dai parenti dello scrittore.

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Si scopre, allora, che oltre ad essere stato un romanziere estremamente prolifico, il Marchese fu anche un filosofo e un fine pensatore, uno che affiancava a libri pieni di perversioni e parafilie, scritti politici, saggi, poesie, testi teatrali, racconti brevi in cui descriveva i tanti viaggi da lui intrapresi, soprattutto in Italia.

Difficile definire una personalità così spigolosa, complessa, nel suo profondo indecifrabile. Lui che nacque 275 anni fa a Parigi, il 2 giugno del 1740. E che una volta disse di sé: “Ho concepito tutto ciò che si può concepire… Ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino“.

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Al di là di tutto, allora, forse De Sade era semplicemente uno spirito libero. Anzi, per dirla come Guillaume Apollinaire, “lo spirito più libero che sia mai esistito“.

4 risposte »

  1. Articolo bellissimo. complimenti! De Sade l’ho scoperto a 18 anni e me ne sono innamorata proprio per la rabbia e la fame di giustizia. Leggere, finalmente, una recensione come la sua, che rende giustizia al pensiero filosofico dei suoi turpi romanzi, mi rende immensamente felice.
    La saluto con stima e ammirazione per il suo stile di scrittura, la seguirò con attenzione in attesa di nuovi articoli.
    Grazie per condividere con noi il suo pensiero.

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    • Grazie a te, Chiara (diamoci del tu, ti prego)! Sono felice che tu abbia apprezzato. Amo De Sade da molti anni, ormai. E più o meno lo scoprii anche io alla tua età, apprezzandone il coraggio e le gigantesche allegorie con cui raccontava i suoi tempi.
      Ti ringrazio ancora moltissimo 🙂 Spero di sentirti presto, passa uno splendido weekend.

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  2. Avete letto quello che scrive di lui Camus ne “L’uomo in rivolta”? Secondo me vi potrebbe interessare. Anche senza poi leggere tutto il libro. Ne parla relativamente all’inizio, dopo aver esposto che cos’è per lui un uomo in rivolta. Ecco, De Sade per Camus è un uomo in rivolta! 🙂 E Camus, per me, è uno degli autori più gioiosi della storia (lo dico perché di solito mi dicono tutti: “Ah… Camus, letture non molto gioiose…” 😉

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