Arte

“Le Fleurs du Mal” oggi compie 160 anni. Tanti auguri al capolavoro di Charles Baudelaire

Oggi è il primo giugno. Tanti dicono anche “l’1 giugno”, un po’ come l’eterna battaglia tra lo “spegnere” e lo “spengere” la luce. Noi comunque restiamo sul “primo”, perché “l’1” non ci ha mai suonato granché bene. Ma al di là del piccolo loop mentale, la cosa importante è che nello stesso oggi di anni e secoli passati sono successe parecchie cose.
Nel 1926, ad esempio, è nata Norma Jean Mortenson, per tutti Marilyn Monroe. Nel 1960 moriva Paula Hitler, la sorella di Adolf. Dieci anni dopo, nel ’70, la seguiva anche Giuseppe Ungaretti a 82 anni.
Poi, nel 1967, i Beatles pubblicavano “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” conquistando il disco d’oro e un anno dopo, nel ’68, Simon & Garfunkel arrivavano in vetta alle classifiche con “Mrs Robinson”.
Ma a noi, oggi, interessa un altro primo giugno. Quello del 1855. Quello che ha donato al mondo una delle opere più oscure, preziose, ispirate che la letteratura e la poesia abbiano mai conosciuto. Fu proprio in questo giorno di un secolo e mezzo fa che la rivista francese “Revue des deux Mondes”, una delle più antiche del paese, pubblica 18 poesie di Charles Baudelaire dal titolo “Les Fleurs du Mal”, con tanto di nota cautelativa messa in bella vista a causa della violenza e del linguaggio estremo dei componimenti. “I Fiori del Male” sbocciano quindi in quel lontano primo giugno, per poi essere pubblicati in prima edizione il 25 giugno del 1857, con 100 poesie suddivise in 5 sezioni: “Spleen et Ideal”, “Les Fleurs du Mal”, “Révolte”, “Le Vin” e “La Mort”. E conoscono subito l’asprezza della censura, conseguenza naturale del polverone alzato in mezzo al popolo francese dall’audacia delle liriche e dall’anticonformismo dei temi trattati. Fu una vera e propria bomba, insomma, che fece gridare allo scandalo i benpensanti e sconvolse l’intero mondo letterario europeo. E pensare che Baudelaire voleva intitolare la sua opera “Les lesbiennes”, ovvero “Le Lesbiche”, proprio per provocare quella gente che tanto disprezzava. “I Fiori del Male”, oggi, compie 160 anni e a rileggerla adesso fa mangiare la polvere a tutti quegli autori considerati irriverenti, trasgressivi, sperimentali o alternativi. Nonostante la censura e le critiche feroci che subì al tempo, il capolavoro di Baudelaire si diffuse in tutta Europa per la sua grandiosa carica innovativa, i toni decadenti e romantici, la genialità indiscussa dei suoi versi, il lessico esplosivo, coraggioso e diretto.
Oggi celebriamo una delle menti letterarie più illuminate mai esistite e con essa, un’opera sublime e indispensabile, tra le più citate in senso assoluto tra cinema, arte, moda, musica e ovviamente letteratura. Oggi brindiamo a un testo che ha ispirato il lavoro di tantissimi artisti contemporanei e a un autore che “plana sulla vita e comprende senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute”.

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