Cultura Musica

#Intervista: Impagnatiello, “musica è dare senza condizioni”

#Intervista: Elvira Impagnatiello, “la musica è dare senza condizioni”

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Elvira Impagnatiello

Pugliese di nascita e romana di adozione, Elvira Impagnatiello è una eccellente cantautrice e musicista “senza difese“, come lei stessa si definisce.

Dopo aver studiato canto e pianoforte presso la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, Elvira perfeziona la sua tecnica vocale con il Maestro Timothy Martin.

Nel corso della sua lunga carriera approfondisce diversi generi musicali come jazz, etnica, tradizionale italiana, canzone d’autore e firma le musiche di numerose colonne sonore di film.

Oltre a pubblicare un gran numero di album assieme a Giovanni Lo Cascio, Stefano Saletti, i Musicanti del Piccolo Borgo e molti altri.

Elvira oggi mi ha parlato di “quella gioia e quella libertà che la musica mi dona” e di come si senta “come un grande albero dalle radici vive“.

Senza dimenticare di “benedire ogni giorno questo grande dono che ci è stato dato e a nostra volta dare, a chi ci ascolta, incondizionatamente“.


Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Elvira?

Nasce dalla pancia di mia madre o forse già in qualche altra vita passata, non saprei…

In realtà non ricordo un momento in cui abbia pensato ”Ecco, voglio fare la musicista!” perché nella mia famiglia suonavano e suonano tuttora, un po’ tutti.

Noi fratelli sin da piccolissimi eravamo assorbiti dalla musica perché mia madre era una canterina suonatrice di pianoforte e chitarra e mi ha trasmesso da sempre questa gioia e questo divertimento del suonare e cantare.

Elementi stabili nella mia crescita, da quando ho emesso il primo vagito.

Parlami della tua musica: cosa ti piace proporre, soprattutto?

Ho un rapporto con la musica molto stretto.

L’attitudine musicale è così insita in me da dimenticarmi della musica stessa.

È costantemente presente nella mia vita quotidiana che anche quando passo l’aspirapolvere o faccio la spesa c’è musica!

Mi piace proporre le canzoni che scrivo con l’idea che chi mi ascolta riesca a percepire questa continuità musicale dentro di me.

Quella gioia e quella libertà che la musica mi dona.

Sensazioni che non iniziano e non finiscono su un palco o dentro un lavoro musicale registrato.

C’è un pezzo tra quelli che hai scritto che, dopo averlo riascoltato, avresti voluto più tempo per migliorare e uno che invece porteresti con te sulla classica isola deserta?

Le canzoni che presento ai miei concerti sono tutte “risolte”.

Però ho una serie di brani, questo sin da quando ho iniziato a comporre  da piccolissima, che ancora mi porto dietro, che ancora canticchio, che tornano, dopo tanti anni.

Flash melodici concreti ma brevissimi, testi compatti e corti che non vanno oltre questo.

Li canto e mi dico: ”Che belle questa cose che avevo scritto, dovrei rimetterci le mani e finirle!”.

Ma non si fanno cambiare o espandere… Vogliono rimanere così e io le rispetto, mi piace così, è giusto che sia così.

Se ci metti troppo le mani poi si guastano, diventano un’altra cosa.

Io mi sento come un grande albero dalle radici vive.

Le canzoni che scrivo sono i suoi frutti da cogliere e assaporare.

Una volta che queste nascono sono tutte predilette.

Amo tutte le canzoni che ho partorito, quindi vengono tutte con me sull’isola deserta e io mi ripianto, così posso continuare a godermi la vita!

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Ti ritrovi nella definizione generica di “cantautrice”?

Cantautrice sì ma senza difese o anche musicista senza difese…

Un canale attraverso cui la musica si dona agli altri, senza filtri, senza edulcoranti, senza difese.

Da quanti anni fai la musicista? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche? 

Ho iniziato che avevo più o meno 13 anni.

Abitavo in un piccolo centro in provincia di Taranto dove si sapeva di me, di questa ragazzina che suonava e cantava.

Fu cosi che un gruppo musicale in voga da quelle parti composto da ragazzi molto più grandi di me chiese a mio padre, quasi come una proposta di matrimonio, se potessi suonare e cantare nella band.

Mio padre, che è sempre stato al mio fianco a sostenere la mia passione musicale, acconsentì, nonostante fossi poco più di una bambina. E così ho cominciato.

Amo moltissimo quella ragazzina timida e audace di allora, appassionata e incantata, senza troppi schemi e regole.

E adesso, a pensarci, non sono cambiata molto!

C’è una cosa che una musicista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Cercare di non perdere di vista la propria autenticità.

Ma questo al di là dell’essere musicista.

E poi benedire ogni giorno questo grande dono che ci è stato dato e a nostra volta dare, a chi ci ascolta, incondizionatamente.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Quando a causa della pandemia furono annullati i concerti in programma e bloccati quelli a venire, un po’ come tutti, credo, mi sono sentita bloccata e disorientata ma non mi sono persa d’animo.

Ho scritto moltissimo in questo periodo e ho approfondito e affinato l’insegnamento del canto.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

C’è in cantiere la realizzazione di un disco registrato dal vivo, molto essenziale.

Sto riflettendo su un pianoforte e voce e su una chitarra e voce che abbiano lo stesso impatto di un live minimale e diretto, dimensione a me molto cara.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Amo tutto ciò che ho fatto nell’ambito musicale, anche le esperienze amare e difficili.

Nella vita ogni cosa che accade, bella o brutta che sia, ha la sua importanza.

Si impara, ci si evolve in continuazione e io continuo a camminare.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Elvira con un accordo e con 3 parole?

Mi bemolle maggiore, con qualsiasi tipo di alterazione, mi piace sempre.

In questo suono mi sento aperta e a casa, mi dà una sensazione di viaggio, di gioia.

Anche il mio aspirapolvere fa un bordone in mi bemolle, che spasso!

E le 3 parole senza dubbio:

  • Dentro
  • Purezza
  • Istinto

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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