Cultura Teatro

#Recensione: “Non domandarmi di me, Marta mia…” al Palladium

#Recensione: “Non domandarmi di me, Marta mia…” al Teatro Palladium

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Elena Arvigo

Al Teatro Palladium, il 26 e 27 marzo, in occasione dei 100 anni dalla prima rappresentazione di “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, è andato in scena “Non domandarmi di me, Marta mia…”.

Lo spettacolo è scritto da Katia Ippaso, diretto da Arturo Armone Caruso e interpretato da Elena Arvigo.

L’installazione dedicata a Luigi Pirandello

Arrivati a teatro, prima di entrare in sala, siamo stati invitati a raggiungere uno spazio dove era stata allestita un’istallazione dedicata, appunto, a Pirandello e ai sei personaggi in cerca d’autore.

Consisteva in una serie di teli trasparenti plastificati posti uno dietro l’altro abbastanza distanti tra loro.

Su questi teli venivano proiettate le immagini delle locandine originali dello spettacolo, fotografie del cast, parole chiave, un primo piano di Luigi Pirandello, brevi video del pubblico in visibilio dopo la rappresentazione.

La disposizione dei teli faceva in modo che le immagini proiettate risultassero una dentro l’altra, ma non sfocate.

Una sorta di effetto caleidoscopico appena accennato.

Questo tipo di “immagine onomatopeica”, personalmente, mi è sembrato rendesse perfettamente l’idea dell’eco mediatico e del successo dell’opera che si è espanso ed è cresciuto sempre di più. 

Il concetto di “risonanza” attraverso le immagini.

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“Non domandarmi di me, Marta mia…”: lo spettacolo al Palladium

Ma adesso occupiamoci di “Non domandarmi di me, Marta mia…”.

Il sipario si apre ed entra in scena Marta Abba (Elrna Arvigo) che annuncia al pubblico del Plymouth Theatre di Broadway l’improvvisa scomparsa di Pirandello.

È il 10 dicembre 1936. Marta si trova a New York calcando i più prestigiosi palchi, nel culmine della sua carriera.

Dopo questa triste notizia l’attrice torna nella sua camera di Manhattan e, sola con sé stessa, ricorda il suo Maestro rispolverando la loro corrispondenza di quegli anni.

È qui che abbiamo di nuovo conferma della grandissima capacità della Arvigo di tenere la scena portando in sé un grandissimo carico emotivo.

La sua destrezza nel rendere chiari tutti i pensieri e tutte le improvvise prese di coscienza di Marta Abba attraverso piccole incrinazioni di voce.

Perché Marta, rileggendo le missive, si rende conto di alcune cose, di certe parole nelle lettere a cui non aveva dato il giusto peso.

Rilegge con piacere le parole del suo Maestro, così orgoglioso di lei, così fiero.

E capisce che, però, quelle lettere piene di ammirazione non ci arriveranno più.

E si sente improvvisamente sola, come le mancasse il suolo da sotto i piedi.

Le sue certezze vacillano e lei, una donna così determinata, forte e fiera, si sente tutto a un tratto insicura e fragile.

Ripercorre tutta la sua carriera, tra lettere e ricordi, rivivendo gli eventi che l’hanno portata a brillare come una stella.

Partendo proprio dal suo primo incontro con Pirandello e di come lui ha scelto lei, la più grezza tra tutte le pietre.

Ho visto, attraverso le sue parole, un legame come quello che c’è tra un padre e una figlia.

Ma anche tra un uomo e la sua innamorata e, solo marginalmente, quello tra un maestro e la sua punta di diamante.

E forse anche Marta, rileggendo con nuova consapevolezza le parole di Pirandello, ha visto molto di più di ciò che prima, distratta dalla luce del suo successo, non aveva avuto occasione di capire.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Myra Verdura)

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