Cultura

World Radio Day 2022: intervista a Maura Cenciarelli

World Radio Day 2022, Maura Cenciarelli: “La radio è un tuffo al cuore”

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Maura Cenciarelli

Domenica 13 febbraio sarà il World Radio Day 2022, la Giornata Mondiale della Radio voluta dall’UNESCO nel 2012 per celebrare un mezzo di comunicazione ancora importantissimo e tra i più affidabili al mondo.

Non a caso il tema di quest’anno è proprio “Radio e Fiducia”.

Ho colto al volo l’occasione di questa importante ricorrenza per fare 2 chiacchiere con Maura Cenciarelli, storica voce dell’etere romano e non solo, dietro il microfono da quasi 40 anni e seguitissima speaker di Radio Elettrica.


Tra pochi giorni si celebra la Giornata Mondiale della Radio. Maura Cenciarelli come la festeggia?

Beh, sicuramente in radio… E, scusa la presunzione, ma chi fa questo lavoro la radio la festeggia tutti i giorni.

Per Maura la radio è…?

La radio è tante cose per me. Innanzitutto la condivisione.

La cosa che mi fa piacere la radio è il pensiero che dietro quella canzone ci sia qualcuno che decide di farla ascoltare.

E poi la sorpresa, cosa che non c’è quando usufruisci di piattaforme o ti metti ad ascoltare la musica a casa dal tuo impianto.

Immagina che vuol dire stare a fare qualcosa (guidare, cucinare, magari studiare  o altro) e a un certo punto arriva una canzone… quella canzone… una che ti piace, o ti fa commuovere o ballare…! Un tuffo al cuore. Bellissimo!

Poi la radio è musica, logicamente. E se ascolti un certo tipo di radio, come Radio Elettrica per esempio, è anche imparare nozioni e cose nuove sui pezzi che ascolti.

Sembra strano, ma mi hai chiesto cos’è la radio per me e io ne parlo come ascoltatrice e non come speaker!!!

Da dove nasce la tua storia radiofonica? 

La mia storia radiofonica inizia prestissimo. Avevo forse 10 anni e giocavo a fare la radio. Giocavo a casa e basta.

Mio papà era un musicista e lavorava in RCA, grande casa discografica. Portava ogni sera montagne di dischi in vinile.

La musica ha sempre fatto parte della mia vita.

Ho anche 2 sorelle più grandi che mi hanno insegnato ad ascoltare musica. Una di loro due, Cristina, iniziò in una radio libera e io la ascoltavo e pensavo che era meraviglioso parlare al microfono.

Per cui andavo nello studio di mio padre che aveva giradischi, revox, amplificatore, cuffie e microfoni e facevo la mia radio personale.

Mettevo i dischi, nel frattempo scrivevo dediche di fantomatici ascoltatori e quando la canzone finiva leggevo quello che avevo scritto. Così per pomeriggi interi.

Per me è iniziata lì la mia storia radiofonica. Se poi vuoi realmente la prima volta “vera” era nel lontano 1985 in una radio locale romana a Monteverde che si chiamava credo Radio Base. Avevo 18 anni.

Parlami delle tue attività in tempi di “non pandemia”: cosa ti piace proporre, in radio, soprattutto?

In radio mi piace proporre la musica bella. E come faccio a capire o identificare la musica bella? Innanzitutto quella che mi dà emozione, o che emoziona anche gli altri.

E fin quando è stato possibile mi è sempre piaciuto avere ospiti in diretta.

Sia musicisti che abbiano voglia di raccontare la loro musica – quella che compongono o quella che ascoltano – sia persone lontane lavorativamente dalla musica ma che abbiano voglia di condividere i propri ascolti.

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di trasmettere attraverso l’etere?

Da tantissimi anni, quasi 40. La cosa bella è che non si smette mai di imparare, per cui l’evoluzione è continua.

La mia parte dalle radio di quartiere romane per poi arrivare ai grandi network. E già lì esiste un modo completamente diverso di trasmettere.

Sai che ti rivolgi a un bacino d’utenza ben più ampio e che la professionalità diventa fulcro centrale.

Il proprio modo di essere di fronte al microfono cambia anche in corrispondenza della propria maturità e del tipo di radio nella quale si sta lavorando.

Io ho iniziato nelle radio commerciali che trasmettevano musica leggera o mainstream, poi per un periodo sono passata a un network politico e culturale, per approdare da qualche anno a radio che trasmettono musica più rock o di nicchia.

Allora bisogna studiare, andare a cercare artisti più particolari.

Anche questa è la cosa bella di questo lavoro: non smetti mai di imparare, è uno stimolo continuo.

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Domanda retorica (forse): l’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Ha inciso molto a livello di eventi, sia per quelli che avremmo potuto organizzare sia per quelli che avrei potuto vedere.

Inutile dirti quanto mi manchi la musica dal vivo, un bel concerto tutti belli ammassati.

Veramente non ho più l’età per quelli, preferisco un bel concerto seduta, ma davvero il rito collettivo del concerto è una cosa che non si può descrivere e manca da morire.

E il concerto, il live, è proprio l’espressione massima di un musicista.

Dal punto di vista radiofonico abbiamo bloccato completamente gli ospiti in studio e a ogni cambio di turno sanifichiamo la postazione.

È un’operazione un po’ complicata ma che facciamo nel rispetto del collega che viene dopo di noi. 

Al momento di cosa ti stai occupando?

In radio della mia programmazione e dell’andamento in generale di Radio Elettrica, essendo la Presidente.

Se poi parliamo di doppiaggio, sto seguendo qualche serie di telefilm che andrà su Netflix come direttrice.

Invece come attrice sto lavorando sull’ultima serie di “Peaky Blinders“, giusto per dirne una.

Teatri, cinema, luoghi di cultura e sale da concerto sono rimaste chiuse praticamente per tutta la durata dell’emergenza pandemica e sono stati gli ultimi luoghi culturali ad aver riaperto. La cultura è davvero “non necessaria”?

Chi dice così è gente che non si nutre. Anzi che non nutre la propria anima e il proprio spirito.

La cultura, qualunque genere di cultura, è assolutamente necessaria. Provo una certa soddisfazione quando devo prenotare un biglietto per un museo o per un teatro o un concerto e mi accorgo che non ci sono.

Poi mi arrabbio perché magari non riesco ad andare, ma in effetti la cosa mi fa davvero piacere. È una sensazione che ho da qualche anno.

E sorrido quando vedo le file fuori dai musei o i  cinema o le sale concerto.

La cultura non è solo quella che si impara a scuola, è anche e soprattutto quella che sperimenti e assorbi in quei luoghi lì.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi su Radio Elettrica

Vorremmo ricominciare con la musica dal vivo, ma aspettiamo comunque delle indicazioni più precise.

Diventa difficile e laborioso organizzare un calendario e poi essere costretti a rimandare o a riprogrammare il tutto.

In programma c’è anche la possibilità di riprendere le passeggiate culturali a Roma insieme alla nostra guida Gianluca Salzano. Aspettiamo solo un po’ più di caldo. 

Intanto stiamo portando avanti, insieme all’Associazione Arcadia, un progetto per la realizzazione di una Radio all’interno di una scuola media a Tor Bella Monaca.

La radio si chiamerà Radio Tor Bella.

Un progetto ardito perché i ragazzi di quell’età non sanno neanche cosa sia una radio.

Ma la cosa bella è proprio insegnare loro la peculiarità di questo mezzo di comunicazione.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Sicuramente Radio Elettrica. Sono follemente grata ad Alessandro Pigozzi (Prince Faster) per avermi coinvolta in questo progetto.

Per chi ama questo lavoro è davvero la possibilità di poter costruire una radio come ha sempre desiderato.

Inutile dirti quanto sia stato lungo e complicato tutto il processo organizzativo per fare nascere burocraticamente e operativamente Radio Elettrica. Quanto sia difficile la programmazione del palinsesto, la gestione dei social e del sito.

Ma ognuno di noi lo fa con amore e passione.

Siamo tutte persone che operano con la volontà di fare la radio e contribuire con il proprio impegno perché questo succeda nel migliore dei modi.

È un’enorme soddisfazione pensare che siamo attivi da più di 3 anni, che gli ascolti continuano a crescere, che siamo punto di riferimento per tante persone e artisti.

Scusa, forse sto parlando come una mamma che loda il proprio figlio, ma ti assicuro che l’amore che ho per questo progetto è smisurato.

In fondo Radio Elettrica l’abbiamo vista nascere e la stiamo vedendo crescere. Per cui sì, è la nostra bambina!

C’è una cosa che una speaker non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Secondo me non si deve mai pensare che se parli davanti a un microfono allora sei fic* o vali più di altri.

Quello che fai, lo è.

Tu sei solo uno strumento a disposizione di un mezzo di comunicazione meraviglioso.  

Invece si dovrebbe sempre ricordare che prima di essere qualcuno che fa radio, si è stati qualcuno che l’ha ascoltata.

Per cui ricordarsi continuamente che ci sono persone in ascolto, con le loro storie, le loro sensibilità, i propri gusti. Bisogna rispettarli.

Mi descriveresti il lavoro in radio di Maura Cenciarelli con un’immagine e con 3 parole?

In questo momento l’oggetto che mi viene in mente è la cuffia.

Non il microfono, ma la cuffia. 

Le 3 parole:

  • musica
  • parole
  • emozione

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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