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Sanremo 2022, all’Ariston serata di cover, medley e omaggi

Sanremo 2022, all’Ariston serata all’insegna di cover, medley e omaggi

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Jovanotti e Gianni Morandi

Tendenzialmente la serata delle cover è sempre la più attesa: è quella in cui si canta a squarciagola e ci si diverte.

Quella in cui si attendono con ansia i duetti più impensabili: una sorta di karaoke, ma più in grande.

Quest’anno no. A mio avviso l’alta percentuale di brani non italiani ha di molto influito sullo scarso coinvolgimento del pubblico da casa e non.

Jovanotti e Gianni Morandi

Non a caso, infatti, a vincere la serata cover sono stati proprio Jovanotti e Gianni Morandi, proponendo un medley di loro cavalli di battaglia che non solo ci ha fatto cantare, ma addirittura alzare dal divano e muovere qualche passo di twist.

Co-conduttrice del quarto appuntamento con Sanremo 2022 Maria Chiara Giannetta, che ci regala un po’ di leggerezza dopo le 3 serate precedenti in cui sono stati toccati temi importanti e impegnativi:

  • Covid
  • razzismo
  • omofobia e transfobia
  • mafia

Maria Chiara è famosa al grande pubblico come la carabiniera Anna Olivieri in “Don Matteo” e come protagonista di “Blanca“, serie tratta dai romanzi di Patrizia Rinaldi dove interpreta Blanca Ferrando, una giovane non vedente che diventa consulente della polizia. 

Noemi e Giovanni Truppi

Ad aprire la serata è Noemi che, al pianoforte, porta “You make me feel like a natural woman” di Carole King.

Da quel corpicino esce una voce pazzesca e potentissima: la rossa dalla voce nera.

Una canzone che le scorre dentro e si vede, ma sopratutto si sente.

A seguire Giovanni Truppi con “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio De André, affiancato da Vinicio Capossela e Mauro Pagani.

Rischioso, pericolosissimo brano ma che risulta ben riuscito. 

Truppi veste bene i panni da cantautore, ma solo quelli.

Nella mia ora di libertà” rispecchia anche il suo stile sanremese, sembra esattamente un detenuto durante l’ora d’aria: in canottiera, magro, pallido, capelli rasati.

Il ritorno di Vessicchio

Nella quarta serata abbiamo finalmente il ritorno attesissimo del Maestro Beppe Vessicchio che davano tutti per disperso.

Vessicchio dirige l’orchestra per l’esibizione de Le Vibrazioni che portano, assieme a Sofia and the Giants, “Live and let die” la cui riuscita, per quanto mi riguarda, è un grande punto interrogativo.

Sangiovanni, per l’esecuzione di “A muso duro” di Pierangelo Bertoli si crogiola della presenza di Fiorella Mannoia.

Fiorella, perché ti fai questo?

Non riesco a dare un giudizio alla performance, sono stata troppo distratta dai problemi di articolazione delle sibilanti di Sangiovanni e devo ancora spiegarmi perché è vestito a metà tra Pulcinella e un panettiere.

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Emma, Michielin e Britney

Emma e Francesca Michielin portano “Baby one more time” della mitica Britney. Ero pronta all’esibizione più trash della storia di Sanremo. Invece no.

L’ho trovato un esperimento molto interessante.

Il brano – e dunque la performance – è stato spogliato di tutta la sensualità, femminilità e trasgressività di cui la Spears è stata icona e rivestito, poi, soltanto di voce.

Rendendolo un pezzo “impegnato” ma con anche un tocco di ironia.

Molto bene.

Arriva poi il momento dei mitici Jovanotti e Morandi. C’è poco da dire, hanno letteralmente travolto l’Ariston.

Vestiti uguali e col papillon, si sono divertiti tantissimo e ci hanno fatti divertire.

Morandi ancora un giovanotto che ha ballato e saltato come, se non più, di Jovanotti stesso.

Non c’è niente da fare, Gianni è un eterno ragazzo e mi piace tantissimo.

Elisa, Achille Lauro e le gambe della Bertè

È il momento di Elisa, io ancora mi sto chiedendo cosa ci faccia a Sanremo. Lei è troppo oltre.

Propone “What a feeling” dalla colonna sonora di “Flashdance” e porta con sé la ballerina Elena d’Amario.

Io devo capire perché nella serata cover e duetti si scelga di portare una ballerina, per quanto indiscutibilmente brava, e non un cantante o musicista.

Mi potreste dire: “Perché Elisa basta da sé” e io vi direi che avete pienamente ragione.

Bisogna però scambiare 2 chiacchiere costruttive col suo truccatore.

È il momento di Achille Lauro e Loredana Bertè con “Sei bellissima”.

A Loredana questo pezzo scorre nelle vene e nell’anima. Achille si limita soltanto a omaggiarla e dedicarle la sua profonda ammirazione inginocchiandosi e dedicandole il ritornello e tutto questo è super tenero. 

Nessuna trovata scenica, solo voce e profondo rispetto. Bello.

A fine esibizione Amadeus consegna alla Bertè un mazzo di rose rosse giganti che sono da parte di Lauro.

Lei accetta, commossa, e se le porta via mettendosele in spalla con la stessa eleganza di un elettricista che a fine giornata porta via la sua scala.

Io la amo. Ma come fa ad avere quelle gambe così tremendamente toniche?

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Loredana Bertè

Grignani, Mahmood, Rocco Hunt e il piano bar

Tra i duetti degni di menzione c’è quello IramaGianluca Grignani con “La mia storia tra le dita” che è stata perlopiù un bagno di folla in platea e Grignani ne aveva un evidente bisogno.

Intensa l’esibizione di Mahmood e Blanco con “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli

Non amo la coppia, non impazzisco per la voce di Mahmood ma con questo adattamento ammetto che i brividi li ho avuti davvero.

Si ma adesso basta smancerie. Mahmood continua a non piacermi.

Ana Mena e Rocco Hunt? Esattamente un piano bar da matrimonio.

Lo smacco alla Carrà e le flessioni di Amadeus

Spaziale il duetto Aka7even e Arisa con “Cambiare”, l’omaggio ad Alex Baroni a 20 anni dalla sua scomparsa.

Le loro voci insieme si sono potenziate reciprocamente, un’intensità emotiva davvero magica.

A colpirmi poi la dolcezza disarmante che emanavano gli occhi di Matteo Romano mentre duettava con Malika Ayane e a farmi commuovere la dedica di Michele Bravi ai nonni, portando con sé le loro fedi sul palco.

E comunque no, non stavo piangendo, mi era solo finito Amadeus in un occhio.

Per quanto riguarda Tananai e Rosa Chemical che hanno distrutto e sfregiato “A far l’amore comincia tu”, che doveva essere un omaggio alla divina Carrà, non mi sento di dire nulla senza prendermi una quindicina di querele. 

Quindi farò finta di niente e andiamo avanti.

In conclusione, a seguito delle decine di “papalina”, fiori elargiti a destra e manca, saluti a zia Mara e, dulcis in fundo, le flessioni di Amadeus con Rkomi, io direi che con questo Fantasanremo anche basta che oramai non fa più nemmeno ridere.

Dunque, come dicevo, è stata una quarta serata un po’ deludente che, a parte rari casi, non è valsa la fatica di rimanere sveglia fino alla fine. 

Adesso, con permesso, vado a dormire che per la finale devo essere carica e scattante.

Ci rileggiamo su questi schermi.

The Parallel Vision ⚭ _ Myra Verdura)
(Foto: © Facebook – Festival di Sanremo)

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