Cultura Teatro

#Intervista: Martina Galletta, “un privilegio vivere di teatro”

#Intervista: Martina Galletta, “un privilegio incredibile vivere di teatro”

Attrice, musicista. E tra pochi mesi anche scrittrice.

Il percorso artistico di Martina Galletta, artista milanese adottata da Roma, spazia in tante direzioni e ovunque si sia trovata a “trafficare” con cultura e creatività, ne ha sempre tratto risultati eccellenti.

Oggi a Martina ho chiesto di raccontarmi la sua parabola tra cinema, teatro, musica, scrittura, canto.

Da quando nonno Dante la mise a 3 anni davanti a un pianoforte al successo cinematografico de “I baci mai dati” del 2010, fino alla sua ultima affermazione all’Off-Off Theatre assieme a Galatea Ranzi in “Lezione da Sara“.

In attesa del suo esordio letterario previsto per febbraio 2022: un romanzo di 320 pagine scritto in 40 giorni esatti, proprio durante l’isolamento in casa dovuto alla pandemia.

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Martina Galletta (foto: Paolo Gavardi)

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Martina?

Ho sempre avuto l’arte come unico interesse.

Sia che si trattasse di musica (qui devo ringraziare il mio adorato nonno Dante che era un musicista straordinario e mi ha messo davanti a un pianoforte fin da quando avevo 3 anni) sia che si trattasse di letteratura, di canto, di pittura.

Soprattutto di teatro.

Ricordo ancora la prima volta che sono salita su un palcoscenico: ero una ragazzina, iniziavo a frequentare le prime scuole di recitazione.

Non appena mi ritrovai su quelle tavole, col costume di scena, le battute a memoria, circondata dai miei “colleghi”, ricordo di aver pensato: “Ecco, questa è la vita che voglio fare per sempre”. 

Lo ritengo un privilegio incredibile, quello di poter vivere di questo mestiere. 

E, almeno per adesso, ce l’ho fatta! 

Parlami delle tue attività in tempi di “non pandemia”: cosa ti piace proporre, sul palco, soprattutto? 

Sono un’attrice abbastanza eclettica, spazio da un genere all’altro molto volentieri.

Amo alla follia il teatro contemporaneo. Ricordo ancora il meraviglioso “Todo” di Rafael Spregelburd, per citarne uno.

Ma ultimamente mi è capitato di lavorare su tanti intramontabili classici.

Sono stata Francesca del quinto canto della “Divina Commedia”, Desdemona al Teatro Bellini, Blanche de “Il Giocatore” di Dostoevskij.

Porterò sempre nel cuore Tamora del “Tito Andronico” di Shakespeare, con cui ho debuttato al Teatro Argentina

Anche al cinema mi è capitato di spaziare: ora sono sul set di una commedia brillante, mentre ne “I baci mai dati” interpretavo una ragazzina non vedente con una tragica storia personale. 

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Sono stata ammessa alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi nel 2005 e l’ho terminata nel 2008. Quindi ormai sono quasi 14 anni che faccio questo lavoro da professionista!

Sono sicuramente cambiata molto, da allora, sia umanamente che artisticamente: indubbiamente cresciuta e maturata.

Ho avuto tantissime  esperienze, ho lavorato sia al cinema, che in tv, che in teatro. 

Mi è capitato di sfilare sul red carpet al Festival di Venezia per il film “I baci mai dati” di Roberta Torre, ma anche di lavorare come fachiro e sputa-fuoco (giuro!).

Ho scritto musica, suonato gli strumenti più disparati. Tra cui il mio adorato sintetizzatore della Roland con cui accompagno lo spettacolo “Freetime”, che ha debuttato al Piccolo Teatro di Milano nel settembre 2020. 

Tutto questo per dire che, in sostanza, ho accumulato tante esperienze e questo mi ha aiutata a crescere e ad evolvermi: credo che il segreto per andare avanti, soprattutto in un periodo oscuro come questo, sia la curiosità. E lo spirito di adattamento.

E anche una buona dose di follia non credo sia un male. 

Attrice, musicista. Ma anche scrittrice: so che sta per uscire il tuo primo libro. Di cosa si tratta?

Purtroppo posso parlare poco della trama del libro: è ancora top secret.

Posso anticiparti che è un thriller storico e che uscirà a febbraio. 

L’ho scritto durante la pandemia, un periodo che mi ha messa a dura prova: dopo un momento iniziale di sconforto, di noia e di rabbia, ho deciso di reagire.

Avevo la forte esigenza di dare la vita a qualcosa, di riversare la mia creatività in un’opera.

Le librerie erano chiuse, io sono una lettrice vorace: e allora ho pensato che sarebbe stato bello scrivere il libro che avrei voluto leggere.

Era sempre stato un mio sogno, mi sono buttata: e in 40 giorni esatti, lavorando anche 10 ore al giorno, è nato questo romanzo di 320 pagine, che amo come un figlio e che ancora mi lascia profondamente stupita.

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Penso che un’attrice non debba mai dire a sé stessa: “Non ce la farò mai”. 

Ho provato sulla mia pelle che abbiamo energie, risorse e talenti che non sappiamo assolutamente di possedere: ma se diamo loro la possibilità concreta di emergere, emergeranno con forza, lasciando stupite noi stesse ancora prima del pubblico. 

E penso che un’attrice debba sempre studiare. Anche a 80 anni. Sempre.

In questo lavoro c’è sempre da imparare e lo studio, l’osservazione, le novità sono stimoli assolutamente necessari per la crescita di un’artista.

E un’artista può sempre crescere. Anche a 80 anni, appunto. 

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Martina Galletta (foto: Paolo Gavardi)

Domanda retorica (forse): l’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Ha inciso in modo drammatico, purtroppo.

Sia dal punto di vista prettamente pratico, dato che i colleghi ed io ci siamo trovati improvvisamente senza lavoro e senza prospettive.

Sia perché la pandemia ha cambiato in modo irreversibile la percezione che la gente ha degli spazi chiusi e affollati. 

Il teatro, che a mio parere è l’ultima agorà civile, è per antonomasia un luogo di riunione, di assembramento, mentre di questi tempi siamo sempre più spinti all’isolamento, purtroppo. 

Tanti colleghi hanno dovuto arrangiarsi, molti hanno cambiato lavoro, innumerevoli spazi teatrali hanno dovuto chiudere i battenti.

Uno scenario desolante e preoccupante. 

Al momento di cosa ti stai occupando?

Sono appena stata in scena all’Off-Off Theatre di Roma al fianco di Galatea Ranzi con lo spettacolo “Lezione da Sara“, di cui firmo anche le musiche originali.

Sono legatissima a questo progetto, che sulla falsa riga dell’”Elvira” di Jouvet mette in scena una vera e propria lezione di teatro.

Nella pièce sono Marie, una giovane aspirante attrice che dovrà affrontare il provino più importante della sua vita: si troverà infatti a dover recitare davanti a Sarah Bernhardt, interpretata da Galatea.

La Divina aiuterà l’inesperta attrice a trovare la sua strada, tormentandola, buttandola in pasto al pubblico, sfidandola a cimentarsi con i più grandi capolavori del teatro.

E, grazie a questo durissimo tirocinio, Marie riuscirà a migliorare e a crescere davanti agli occhi degli spettatori, fino a raggiungere il livello artistico e interpretativo richiesto.

La difficoltà più grande di questo lavoro è proprio passare da una recitazione stentata e incerta a una mano a mano più sicura e consapevole.

Lo spettacolo è differente tutte le sere, grazie anche all’apporto attivo del pubblico.

Attualmente mi divido poi tra il set di un film in Trentino e quello di un cortometraggio a Roma: praticamente, vivo in treno!!!

E sto lavorando alle bozze del mio primo libro, che come ti dicevo uscirà a febbraio.

Teatri e cinema sono rimasti chiusi praticamente per tutta la durata dell’emergenza pandemica e sono stati gli ultimi luoghi culturali ad aver riaperto. La cultura è davvero “non necessaria”?

La cultura è l’unica cosa necessaria, a mio parere, soprattutto in un periodo come questo.

È l’unico strumento che ci permette di rielaborare la realtà, che altrimenti saremmo costretti a subire passivamente.

La cultura ci obbliga a compiere un’attività mentale, un atto di volontà creativa, in un periodo storico in cui sembra che tutto sia volto all’annullamento di sé.

La cultura ci riavvicina al sentimento, alla ricerca di senso, al concetto di desiderio, in un momento in cui la soddisfazione immediata di ogni esigenza ci ha privati persino del diritto alla noia.

E, senza noia, non c’è creatività.

Come, senza attesa, non esiste desiderio. 

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Oltre ovviamente a promuovere il mio romanzo in giro per l’Italia, sto già pensando al seguito!!! 

Ho dei progetti teatrali che forse mi porteranno anche all’estero. 

E in dicembre usciranno 2 film a cui ho lavorato quest’estate. 

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Devo dire che l’onore più grande è stato interpretare Giulietta Masina nel film “Permette, Alberto Sordi?” diretto da Luca Manfredi, al fianco di uno straordinario Edoardo Pesce e di altri colleghi bravissimi. 

Giulietta non era mai stata interpretata da nessuno, né al cinema né in televisione: ho avuto l’immenso privilegio di essere la prima.

È stata un’esperienza incredibile. 

Mi descriveresti il lavoro artistico di Martina Galletta con un’immagine e con 3 parole?

Posso dire solo che rappresenta il senso della mia vita.

Per me questo non è solo un lavoro. 

È una missione. È qualcosa di sacro, a cui ho dedicato la mia vita. E ogni giorno rinnovo quella promessa. 

3 parole? Concretezza, curiosità, passione.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Paolo Gresta)

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