Cultura Teatro

#Recensione: “Finché mela non ci separi” al Teatro Marconi

#Recensione: “Finché mela non ci separi” in scena al Teatro Marconi

È il 14 novembre, sono le 17.30 e io mi siedo al posto 7 fila E del Teatro Marconi.

Finalmente, per la prima volta dopo il lockdown, torno a teatro.

Matteo Milani (Adamo), Lara Balbo (Eva) e Francesco Mastroianni (Dio) debuttano con “Finché mela non ci separi – disquisizioni biologiche su differenti vedute amorose” tratto da “Il diario di Adamo ed Eva” di Mark Twain.

Che bello respirare aria di teatro, anche se sto respirando nella mascherina, anche se respirare nella mascherina mi fa appannare gli occhiali.

Nota per il futuro: la prossima volta lenti a contatto.

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Lo spettacolo

Buio in sala: dal fondo della platea si odono molto chiaramente passi lenti e cadenzati in direzione del palco.

Quando lentamente si accendono le luci è tutto chiaro: è arrivato Dio! Alto, moro, con un completo bianco e con delle scarpe da tip tap (ecco perché i passi echeggiavano così forte!) bianche anch’esse.

Questo Dio si propone come un simpatico cabarettista che canta, balla, interpreta, fiero e un po’ vanitoso.

E che si diletta anche come presentatore nel momento in cui mostra al pubblico le sue 2 creature, Adamo ed Eva, introducendoli così come si fa con 2 modelli di fama mondiale durante una sfilata. Con tanto di stacchetto.

Capisco immediatamente, quindi, che stasera a teatro si riderà. Finalmente!

Direi che il pubblico, dopotutto, se lo merita di tornare a sedersi sulle poltrone rosse e di farsi qualche risata di cuore.

La rappresentazione ci racconta la storia che tutti conosciamo ma senza mai scadere nel banale e nel ripetitivo.

Chi non conosce la storia della Creazione? Eppure durante questa commedia sono stata rapita dall’inizio alla fine senza mai vedere qualcosa di prevedibile.

E di questo il merito primario è degli attori: sono stati grandiosi, molto capaci, connessi e in armonica sintonia dall’inizio alla fine.

3 artisti che reggono solo sulle loro spalle uno spettacolo intero così dinamico e dal ritmo serrato.

Adamo ed Eva: la purezza che oggi è andata perduta

Adamo ed Eva ci donano subito la loro sincerità, ci confidano le loro paure, perplessità, dubbi, quella strana sensazione che sentono per l’altro ma che non sanno spiegarsi. 

Sono emblema di una genuina semplicità. Di una purezza che oggi, dopo secoli di pregiudizi, è andata perduta.

Le fasi della loro storia rimandano a quella che è l’evoluzione delle coppie odierne:

  • l’eccitazione per la scoperta degli elementi del Creato e la meraviglia della conoscenza reciproca ricalcano esattamente la frenesia dell’innamoramento
  • il frutto proibito, ossia la crisi in cui ogni relazione può ritrovarsi
  • l’errore che diventa esperienza e stimolo per giungere a una più profonda conoscenza dell’altro
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Un testo comico con tanti spunti di riflessione

La scenografia è di per sé molto semplice ma rinvia perfettamente a un’idea di Eden: lenzuola bianche che fungono da sfondo, 2 fili altrettanto bianchi che vanno da una quinta all’altra su cui sono agganciati degli ombrelli, anch’essi bianchi.

Gli ombrelli, aperti o chiusi che siano, assumono numerosi ruoli: una clava, un’arma, una culla, un telefono, una capanna… Largo spazio alla fantasia.

Le luci sono perlopiù blu durante la fase in cui i personaggi abitano l’Eden, rosse nei momenti di pericolo, tradimento e perdizione, gialle calde nel momento in cui l’uomo e la donna vengono spediti sulla terra.

Nell’evoluzione della coppia Dio rimane un punto fermo, incrollabile e sempre pronto all’ascolto.

È amico quando uno dei 2 ha bisogno di parlare, è un terapista matrimoniale quando la coppia inizia ad avere incomprensioni, confidente e guida spirituale.

Nei momenti più umoristici diventa anche tecnico della caldaia, consulente immobiliare, persino un postino.

Insomma, un Dio eclettico e un po’ bizzarro ma sempre presente.

Lo spettacolo rimane sempre comico ed esilarante pur fornendo di tanto in tanto interessanti spunti di riflessione riguardo la potenza e la complessità dell’amore:

Eva perché ami Adamo?
Non lo so. Ma so quali non sono i motivi per cui lo amo

Il segreto sta nella tolleranza e nell’accettazione delle reciproche fastidiose diversità, solo così si raggiunge il faticoso traguardo di una vita in comune.

Sono uscita dal teatro “sazia” perché finalmente sono tornata a nutrirmi di bellezza.

Divertita, perché ho riso davvero tanto e di gusto e inizio a pensare che forse è vero che noi donne siamo un po’ tutte uguali… Mi sembrava di vedermi allo specchio! 

Ma sopratutto sono uscita con la consapevolezza di dover rivedere alcune certezze e metterle in discussione.

Che non si dica che gli spettacoli comici fanno ridere e basta!

Anche perché io ho pure pianto.

The Parallel Vision ⚭ _ Myra Verdura)

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