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#Intervista: Elena Torre e il libro “La maledizione del nome”

#Intervista: Elena Torre e il nuovo libro “La maledizione del nome”

Pubblicato la scorsa estate per Castelvecchi Editore, “La maledizione del nome” è il nuovo avvincente romanzo di Elena Torre, ideale seguito de “Il segreto dei custodi della fede” e “Il mistero delle antiche rotte” usciti con Cairo Editore.

Amante da sempre di Virginia Woolf e immersa nel mondo dell’editoria da oltre 15 anni, Elena mi ha parlato di quanto sia importante per lei la sincerità, di come il suo modo di scrivere sia cambiato nel corso del tempo e del fatto che non si dovrebbe “mai scrivere un libro in cui non crediamo, a cui non abbiamo dato attenzione, studio, passione, emozione“.

Fino al punto in cui tutto iniziò: davanti a una lavagna, da bambina, a contemplare strani segni bianchi che un giorno sarebbero diventati parole.

E quando a 6 anni, in un racconto dedicato alla lucertola, usò la parola “pergamenaceo” e di questo ancora ne sorride.

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Elena Torre

Mi racconti da dove nasce la storia letteraria di Elena Torre? 

Credo che il primo seme di questa storia sia piantato in un posto lontano nel tempo.

Se chiudo gli occhi ancora mi rivedo davanti a una lavagna nera pieni di strani segni bianchi che avrei scoperto più avanti essere parole.

Nasce dalla magia che quei segni avevano di tradurre in grafica suoni, immagini, posti, animali e persone, che avessero in potenza la possibilità di raccontare tutte le storie del mondo.

Toccata da quella magia mi fu chiarissimo che avrei voluto diventare una scrittrice, conservo ancora un tema dedicato alla lucertola in cui a 6 anni usai l’aggettivo “pergamenaceo” e a quel pensiero non posso che sorridere. 

Ufficialmente il mio primo libro è uscito nel 2005, un insolito romanzo dal titolo “Decima personale di Julie Valmont” edito da Mauro Baroni Editore, un uomo che ha cambiato la mia vita, un intellettuale, un poeta di cui sento molto la mancanza.

Parlami dei tuoi libri: cosa ti piace proporre, soprattutto? 

In genere quando decido di mettermi a scrivere è perché non riesco più a farne a meno, perché la storia in cui mi sono imbattuta in qualche modo mi ossessiona e non mi lascia in pace.

Parto in genere da una suggestione, da un’immagine o da una scoperta. 

Interesse e stupore sono forse le parole chiave che mi fanno mettere con il cuore e la testa sulla stesura, unite alla volontà di condividere quello che sta nascendo.

“La maledizione del nome” è il tuo ultimo lavoro. Di cosa si tratta e come hai lavorato sulla stesura del testo?

È un romanzo che fa parte di un cammino più ampio iniziato con “Il segreto dei custodi della fede” e “Il mistero delle antiche rotte” usciti con Cairo Editore.

Stessi protagonisti, simili ambientazioni e medesima presenza di misteri da svelare e scoperte archeologiche pronte a rimettere in discussione le cose come le conosciamo.

Ne “La maledizione del nome” come nei precedenti sono partita da luoghi reali, monumenti e reperti che abbiamo davanti agli occhi e da concetti e strade che possiamo approfondire.

Lavoro sempre su documenti, testi, studio molto soprattutto per quanto riguarda la componente storica dei romanzi che pur essendo ambientati ai nostri giorni fanno delle profonde incursioni nel passato e mi confronto con esperti delle varie discipline che tocco.

Poi una volta terminata la prima stesura leggo e rileggo, correggo e rileggo 😉

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Rispetto a “Il segreto dei custodi della fede” e “Il mistero delle antiche rotte”, questo tuo ultimo libro in cosa si distingue?

Nel ritmo, sicuramente più rapido, nelle implicazioni che ogni gesto dei protagonisti ha sulla storia e il destino degli altri.

Raccontami qualcosa sui protagonisti della storia 

La cosa migliore da dire su di loro è che sono tanti, complicati e diversi, pronti a tutto per difendere i propri ideali.

Donne e uomini che nonostante le singole fragilità si mettono in gioco e non hanno paura di sacrificarsi in nome di qualcosa di più grande.

Mi dici un’autrice che per te è da sempre una musa ispiratrice e un’altra invece che reputi un talento emergente?

Amo Virginia Woolf da sempre. Lì siamo per me in uno spazio sacro 😉

Di autrici contemporanee che leggo e amo ce ne sono diverse: penso a Fioly Bocca, a Carmen Pellegrino capace di punte di poesia, ma anche ad Elena Merini, Simona Baldelli.

Per fortuna ce ne sono molte.

Da quanti anni ti occupi di letteratura? E da allora com’è cambiato il tuo modo di scrivere e raccontare? 

Mi occupo di letteratura dal 2005, da allora scrivo, edito, leggo, recensisco e presento.

Da allora mi occupo di libri a 360 gradi. Il mio modo di raccontare è cambiato con me, scelgo con più cura di cosa occuparmi e non ho paura di cambiare genere e temi.

I prossimi libri per esempio non saranno né gialli né thriller…

Quale è secondo te il pubblico-tipo di Elena Torre?

Spero sia un pubblico che non si accontenta, che ha voglia di esplorare.

Mi piace pensare che chi sceglie di leggere i miei libri sia una persona curiosa, senza aspettative, pronta a cambiare rotta.

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C’è una cosa che una scrittrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Tante cose in realtà, ma sicuramente la cosa principale è scrivere delle cose che si conoscono bene e che muovono qualcosa dentro di noi.

Non bisogna mai prendere in giro il lettore che quando si dedica al nostro romanzo ci regala la cosa più preziosa che ha, il tempo.

Mai scrivere un libro in cui non crediamo, a cui non abbiamo dato attenzione, studio, passione, emozione. 

Bisogna essere sempre sinceri prima di tutto con noi stessi.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro? 

L’uscita del libro è stata rimandata di più di un anno.

L’impossibilità di incontrare i lettori, di organizzare presentazioni dal vivo ha fatto ritardare tutto e anche adesso che le cose sono cambiate ci sono ancora limitazioni e paure che non fanno bene ai libri.

Ma passerà e torneremo a incontrarci per bene 😉

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Ci saranno nuove presentazioni ma ancora sono da definire gli spazi, perché molte librerie non hanno sale sufficientemente grandi da poter ospitare presentazioni secondo le norme di capienza indicate, quindi non ho idea…

Io sono pronta a raggiungere chi vorrà organizzare qualcosa! Poi in veste di relatrice presenterò un po’ di libri di amici dal vivo e online.

Ogni prima domenica del mese al Cro di Pietrasanta avrò un ospite letterario con cui dialogherò…

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Storie dei cinque elementi” è un libro che ho scritto con Anna Marani, un progetto che ha coinvolto il WWF e una serie di personaggi noti.

Anna e io abbiamo pensato alle storie, tutte a tema ambientale.

E importanti testimonial come Elisa, Giorgia, Neri Marcorè, Fiorello, Aldo Giovanni e Giacomo solo per citarne alcuni hanno prestato le loro voci per leggerle e realizzare 2 CD allegati al libro per sostenere tutti insieme 2 progetti.

Un’esperienza bellissima purtroppo finita con l’esaurimento delle copie del libro e dei CD, un progetto che ripeterei anche subito perché mi ha dato la possibilità di incontrare i più piccoli nelle scuole e dare un piccolo contributo per l’ambiente.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Elena Torre con un’immagine e con 3 parole? 

Appuntalapis, vento e magia.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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