Cultura Teatro

#Intervista: Basile riparte dall’anno 1 d.C. (dopo Covid)

Intervista: Luca Basile riparte dall’anno 1 d.C. (dopo Covid)

Intervista a Luca Basile: dai racconti dedicati ai personaggi illustri incorniciati da una Roma senza spazio né tempo, al corto che grida al bisogno di tornare ad alzare i sipari in sicurezza.

In questo lungo periodo in cui il mondo dello spettacolo viene lasciato un po’ in stand-by, noi di The Parallel Vision, però, non ci fermiamo e continuiamo ad avere fame d’arte e sete di novità.

Siamo tornati a fare 2 chiacchiere con Luca Basile, ideatore del format “Le Visite Guidate Teatralizzate” che lo ha visto, e lo vedrà ancora, impegnato in numerosissime rappresentazioni tra i magici scenari che i vicoli di Roma sanno offrire.

Possiamo immaginarlo come un vero e proprio “traghettatore di anime” che trasporta il suo pubblico da un’epoca all’altra vestendo i panni dei grandi personaggi della storia di Roma, esibendosi in luoghi suggestivi e spesso nelle loro abitazioni originali.

Ma la grandezza di un artista si vede anche dal suo sapersi reinventare, ed è ciò che Luca Basile ha saputo fare, senza scoraggiarsi, ideando, scrivendo e interpretando “Lo chiamavano Teatro”, un corto ironico che tratta proprio della ormai incontenibile necessità degli artisti di tornare a calcare i palchi nutrendo di applausi le loro anime.

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Luca Basile

Come nasce l’idea di “Le Visite Guidate Teatralizzate”?

L’idea del format delle “Visite Guidate Teatralizzate” nasce 12 anni fa, quasi casualmente.

Mi ritrovai a interpretare alcune scene legate al personaggio storico de Il Marchese del Grillo e in quel momento ho avuto l’intuizione di creare uno studiato intreccio tra una classica visita guidata, teatro puro e location originali usando la città come set; il resto è noto.

Il Tour operator I viaggi di Adriano” ha sposato completamente il progetto e ora vi sono ben 15 visite guidate teatralizzate che, a seconda dei personaggi trattati, toccano la maggior parte dei rioni del centro storico di Roma e una Compagnia di teatro di strada, la “Fenix1530” (formata da circa una quarantina di attori), che si esibisce via via per le strade di Roma. 

Hai trovato subito riscontro positivo e interesse da parte del pubblico? 

Istantaneo. L’immedesimazione del pubblico è immediata e la partecipazione emotiva è subito coinvolgente.

Pensi che in una città diversa da Roma, che profuma di storia, arte e poesia in ogni suo vicolo, un progetto simile avrebbe la stessa riuscita? 

Assolutamente sì.

Questo format nasce per valorizzare il territorio circostante e il suo legame con la storia.

Qualsiasi città e borgo d’Italia hanno una meravigliosa storia che attraversa i secoli e che è solo da riscoprire. 

Nella creazione dei personaggi delle “Visite Guidate Teatralizzate” conta molto lo studio storico o è più importante il suo lato emotivo?

Entrambi gli aspetti sono importanti.

È fondamentale studiare bene il contesto storico nel quale agiscono i personaggi per poter estrapolare ciò che teatralmente è interessante dal punto di vista emotivo, come conflitti interiori, confessioni, colpi di scene.

Studiando le varie biografie ho capito velocemente come la realtà superi spesso di gran lunga la fantasia.

Rimani sempre molto fedele ai fatti realmente accaduti o in qualche occasione c’è stato bisogno di romanzare gli eventi?

Rimango sempre molto fedele ai fatti realmente accaduti, è una mia regola.

Sono io che ogni volta mi impegno per trovare una soluzione per rappresentare la realtà accaduta.

Deformare i fatti per rendere più semplice la narrazione sarebbe sicuramente il percorso più semplice ma sicuramente meno corretto.

È un lavoro più complesso ma intellettualmente onesto.

A quale personaggio che hai interpretato ti senti più vicino?

Sicuramente Michelangelo.

Gli ostacoli che ha dovuto affrontare ricordano quelli in cui ogni artista si imbatte ogni giorno, sia umanamente sia lavorativamente, per potersi realizzare.

E il più complesso? 

Cesare Borgia.

Sarebbe riduttivo definirlo semplicemente un’anima nera.

Si tratta di una personalità complessa che ha fatto fatica a trovare un punto di equilibrio tra il suo enorme bisogno di amore e la sua sconfinata ambizione.

Chi di loro ti ha insegnato qualcosa? 

Devo dire tutti.

Tuttavia se dovessi trovare un minimo comun denominatore tra questi personaggi sarebbe senz’altro la determinazione.

La capacità di scommettere su sé stessi in continuazione e, ad ogni battuta d’arresto, di rilanciare.

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Luca Basile e Viviana Colais

Pensi che l’assenza, per le strade, di una linea di confine tra attore e spettatore consenta di coinvolgere più attivamente chi guarda lo spettacolo? 

Assolutamente sì.

Le location originali disseminate per il centro storico fanno sicuramente il 50% dell’atmosfera.

Sapere che davvero gli eventi si sono svolti in quei punti consente di fare un viaggio nel tempo molto più velocemente.

E invece per voi attori è più difficile, in uno spazio così ricco di agenti e stimoli esterni, mantenere alta e attiva la concentrazione?

Recitare per strada richiede una tecnica molto elevata, una capacità importante di portare la voce e una grande capacità di ascolto per “acchiappare” lo spettatore nel momento in cui ci possono essere distrazioni esterne.

Infine è richiesta una grande concentrazione e capacità di improvvisazione qualora “la realtà” invada la finzione scenica.

Fate anche rappresentazioni in altre lingue? 

Sì: in inglese, spagnolo e russo.

Hai recitato anche nel film “Oltre la bufera” di Marco Cassini. Italo Balbo risulta essere un personaggio molto diverso da te. Hai trovato difficoltà durante l’approccio al personaggio? 

Sì, caratterialmente siamo proprio agli antipodi!

Eppure è stata una grande esperienza.

Mi capita spesso che dal punto di vista cinematografico interpreti personaggi più duri mentre dal punto di vista teatrale personaggi comici.

E questo per me rappresenta una grande fonte di stimoli.

Trovi più appagante la recitazione teatrale o quella cinematografica?

Entrambe, le modalità sono troppo differenti per compararle.

Il teatro dà un riscontro immediato, il cinema consente di dare delle parti di te che solo l’obiettivo può scoprire.

Quando avviene, la performance diventa una ricchezza per il film tutto.

Quando ha capito Luca che da grande avrebbe fatto l’attore?

Quando ho capito che fare altro mi avrebbe reso terribilmente infelice.

Mi sono licenziato da un posto di lavoro fisso per questo motivo. Stavo agendo contro natura.

Avrebbe mai pensato il Luca bambino che, da grande, avrebbe vestito i panni dei più grandi personaggi della storia di Roma? 

No, ma in cuor mio lo speravo, sono sempre stato attirato dalle biografie di personaggi che hanno superato le proprie sfide personali brillantemente.

Sono le stesse prove che affrontiamo noi ogni giorno nel nostro piccolo.

Come direbbe Churchill: “Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”.

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Parlaci dei tuoi attuali progetti, se ce ne sono, vista la criticità della situazione attuale

Attualmente come molti miei colleghi sono in attesa che tutto riparta.

In occasione dell’anniversario della chiusura dei teatri in Italia, ho ideato, scritto, interpretato e prodotto tramite la società “Clan sui generis” (di cui faccio parte insieme al mio socio e amico Fortunato Marco Iannaccone) il corto ironico “Lo chiamavano Teatro” disponibile sul canale YoutubeClan sui generis”, che sta spopolando tra i social, tra i cui interpreti vi sono Fabrizio Colica e Ludovica Di Donato.

Si tratta di un corto ambientato l’anno 1 d.C. (dopo Covid) dove, in maniera ironica e satirica, si fa una fotografia dell’attuale situazione emergenziale del teatro al quale hanno aderito un’ottantina di realtà in tutta Italia per tenere acceso, con un sorriso amaro, un occhio di bue sulla necessità di tornare ad aprire il sipario in sicurezza.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Myra Verdura)
(Foto: © Giovanna Onofri)

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