Cultura Intervista Teatro

#Intervista: Giulia Santilli, “Senza cultura non c’è futuro”

#Intervista: Giulia Santilli, “Abolire la cultura è un abominio”

Siamo il prodotto del nostro passato, cresciamo facendo esperienze nuove e superando ostacoli, formiamo le nostre opinioni e la nostra essenza di esseri umani accogliendo e metabolizzando gli stimoli che riceviamo da fuori“.

Oggi tutto questo ci è largamente precluso e Giulia Santilli, dal 2009 attrice professionista e da 5 anni anche doppiatrice, lancia un allarme che investe l’intero mondo della cultura italiana, un’orbita in cui si muove fin da piccola.

Perché senza gli stimoli che arrivano dall’arte e dalla creatività, tratti essenziali del nostro patrimonio genetico, siamo un Paese senza futuro.

Dovremmo tutti ricordarci che senza gli altri non saremmo in grado di creare nulla e che i nostri pensieri, sentimenti ed emozioni, senza qualcuno con cui condividerli si fanno sterili e quindi inutili“.

Parlando con Giulia è emerso il suo enorme amore per la verità, quella che deve venir fuori anche dai personaggi che porta con sé sul palco.

E ovviamente quello per il teatro, che “esiste a prescindere dal contesto in cui si svela. Un testo, un attore, uno spettatore. Non serve altro“.

ragazza-sorride-capelli-mano
Giulia Santilli

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Giulia?

Non ricordo il giorno preciso e credo che l’abbia capito prima mia madre, di me.

Da piccina, avrò avuto 5 anni, mi portò ad un corso di teatro per bambini. Entrai in quella stanza che odorava di sudore, 2 maestre che sorridevano con la bocca ma non con gli occhi e un gruppetto di bambini urlanti che creava solo caos e disordine.

Una delle 2 mi prese per mano e mi chiese se volevo fare la seconda strega dell’Ovest nel Mago di Oz. Io rimasi perplessa, in silenzio, non sapevo cosa dire.

Come potevano stravolgere una storia così perfetta come quella, aggiungendo una seconda strega.

Finita la lezione, uscii da quella stanza, salii in macchina e dissi a mia madre: “Non portarmi mai più in mezzo a questi incompetenti”. 

Ancora non avevo idea di cosa fosse la tolleranza e l’umiltà, qualità alle quali oggi sono invece estremamente legata.

Ero un mostro da piccola, credevano fossi un genio, in realtà ero molto precoce.

Fatta eccezione per il seno e un metro di altezza in più, non sono cambiata molto.

Dopo qualche anno, al liceo, ho riprovato ad accostarmi al teatro, avevo 15 anni.

Ero diffidente, ma dopo il primo saggio non ci siamo più lasciati.

Parlami delle tue attività in tempi di “non pandemia”: cosa ti piace proporre, sul palco, soprattutto?

Il teatro esiste a prescindere dal contesto in cui si svela. Un testo, un attore, uno spettatore. Non serve altro.

A me piace condividere quello che sono e che sento, con chi vuole ascoltare, in quel preciso momento.

Mi riempie di gioia sapere di aver dialogato con il pubblico e che ognuno di loro, tornando a casa, metabolizzi ciò che ha visto e sentito.

E magari stimolare la sua voglia di essere una persona migliore, in primis per sé stessa.

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Mi sono diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica nel luglio nel 2009 e da quel momento sono diventata una professionista del settore.

Resta il fatto che, secondo me, o per lo meno per come lo vivo io, il mio mestiere non “si fa” ma è parte di quel che ti definisce come persona.

Io non ricordo un momento in cui non sono stata un’attrice e mi reputo così fortunata per questo che potrei urlare di gioia per giorni interi, ma poi mi arresterebbero quindi cerco di non farlo.

Detto ciò potrei aggiungere che, in un certo senso, il mio approccio non è mai cambiato, ma si è evoluto con me negli anni.

Ora sono più grande e ragionando per sottrazione, ho capito cosa non mi interessa, o almeno ho eliminato dalla lista alcune cose che non mi piacciono.

Sono più organizzata, ma seguo il flusso di quello che sento. Cerco sempre di ascoltarmi molto.

Voglio trasmettere la verità, non mi piace mentire, quindi ogni personaggio su cui e con cui lavoro è intriso di un messaggio molto preciso che è parte del mio pensiero.

Secondo te qual è il pubblico-tipo di Giulia Santilli?

Chiunque abbia voglia di giocare e dialogare con me.

ragazza-viso-vestito-rosso

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Il mio mestiere è arte, creazione, evoluzione. Questo lo rende estremamente personale, quindi non ci sono regole.

Mi sento di dire, però, che l’umiltà è la qualità migliore che un attore possa avere, poiché ti tiene con i piedi per terra, ti permette di osservare e ascoltare profondamente tutto e tutti, fa sì che tu non ti discosti troppo dalla realtà, così da rimanere connesso con il pubblico e con te stesso.

Dovremmo tutti ricordarci che senza gli altri non saremmo in grado di creare nulla e che i nostri pensieri, sentimenti ed emozioni, senza qualcuno con cui condividerli si fanno sterili e quindi inutili.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

Detesto le bestemmie, quindi non so come rispondere alla tua domanda.

Dirò “enormemente”, ma non rende l’idea.

Al momento di cosa ti stai occupando?

Ogni giorno cerco di lavorare sul mio corpo attraverso l’allenamento a corpo libero, e sulla mia mente, con lo Yoga e coccolando molto il mio cane, che credo stia cercando casa per conto suo a questo punto.

Faccio qualche turno di doppiaggio, che mi tiene il sorriso sul volto da 5 anni oramai, perché mi diverto tanto e imparo in modo incredibile tante cose che ho ingenuamente ignorato per troppo tempo.

Credo mi abbia completato come attrice.

Poi ho dei progetti che mi frullano per la testa, ma ancora non mi sento pronta a vedere i tratti neri della penna sulla carta.

Chiusura dei teatri e dei cinema, mentre hanno riaperto le mostre solo nelle Regioni gialle. La cultura è davvero “non necessaria”?

Io credo fermamente, sarò anche di parte, che un Paese che esclude la cultura dalle necessità delle persone sia un Paese senza futuro.

Siamo il prodotto del nostro passato, cresciamo facendo esperienze nuove e superando ostacoli, formiamo le nostre opinioni e la nostra essenza di esseri umani accogliendo e metabolizzando gli stimoli che riceviamo da fuori.

Abolire, perché questo sta succedendo da quasi un anno, in Italia, la cultura è un abominio che avrà un impatto tragico sulle persone e non solo del settore.

Anzi, verranno colpite maggiormente le nuove generazioni. 

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Non posso dire nulla, un po’ per scaramanzia e un po’ perché non ho ancora le idee chiare.

Scriverei frasi con ancor meno senso di quelle scritte fino ad ora. 

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Ci chiamarono tutti Alda“, un testo straordinario scritto da Fabio Appetito che racconta gli anni vissuti in manicomio da Alda Merini e di quanto la sua fiamma fosse forte e fiera.

Abbiamo girato 3 anni con questo testo, che è quindi diventato uno spettacolo, un parto glorioso.

A cui, per l’ultimo anno, si è aggiunto un progetto fotografico a cura di Emanuele Bencivenga, che è diventato quasi un secondo figlio per me.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Giulia Santilli con un’immagine e con 3 parole?

Il Das, la pasta modellabile a mano.

Le 3 parole sono: Sensi, Condivisione, Emozioni.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: