Cultura

#Intervista: Alice Bernard e l’arte dell’horror vacui

#Intervista: Alice Bernard, l’horror vacui negli occhi di una bimba

Performer che morde il mondo trasformandolo in arte libera e totale, Alice Bernard ama creare dal nulla personaggi e visioni a 360, occupandosi di tutti gli aspetti delle sue iniziative artistiche: montaggio video, editing, coloring, grafiche manuali e digitali.

E ovviamente l’ideazione e la realizzazione dei costumi, mestiere che appassiona particolarmente Alice e in cui è maestra: “Una volta mi è stato detto che ‘suono con i costumi’: mi è piaciuto molto“.

Oggi vi racconto qualcosa in più di questa performer piena di intraprendenza e creatività, del suo amore per la musica e per il burlesque, di come trovi emozionante “quando capitano bambini e bambine che rimangono meravigliati e mi parlano come se fossi una fata o una bimba gigante“.

Perché per Alice passare da una performance di “Suspiria” a un gioco per bimbi è del tutto naturale.

L’importante è lottare contro quella “solitudine individualistica all’insegna della mediocrità umana e umanistica” forte di un immenso amore per la cultura, per gli artisti e per lo studio e seguendo la libertà del suo impeto creativo, che le dona il potere della visione.

Alice Bernard (Foto: Gianni Dauria)

Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Alice? 

Ho sempre avuto a che fare con le immagini, che fossero pitture, progetti CAD, grafiche.

Quando raggiunsi l’età dei 21 anni misi da parte lo studio dell’Architettura per avvicinarmi al burlesque e al costume per lo spettacolo credendo, così, di poter dare forma al meglio alle mie visioni e diventarne icona, tanto per cominciare.

Volevo diventare performer e costumista, dunque.

Non dimenticherò mai quando mi ostinavo a creare le mie prime coreografie burlesque su Frank Zappa: non ebbero l’esito che una performer burlesque esordiente avrebbe sperato, ma era ciò che volevo io e aver esibito questa attitudine verso la musica valse l’invito di Claudio Simonetti a creare performance per i suoi Goblin.

Quella fu la prima importante conferma per me riguardo le mie scelte puramente artistiche.

Parlami della tua arte: cosa ti piace proporre, soprattutto?

La performance tratta di accompagnare una musica attraverso immagini vive con bei costumi in evoluzione, una linea sensuale e elegante.

Ti racconto il mio approccio: da un primo ascolto visualizzo un’atmosfera a cui collego stile e colore.

Parte la ricerca iconografica, il disegno del bozzetto per il costume e la caratterizzazione del personaggio (compreso di trucco e parrucco) a cui segue la realizzazione.

Poi ascolto in cuffia e analizzo le battute con un codice grafico che ho messo a punto per comporre la coreografia su 3 livelli: l’emozione che verrà poi evocata dall’espressione del viso, il movimento danzato/mimato del corpo e il movimento relativo al costume e la sua tecnologia.

Una volta mi è stato detto che “suono con i costumi”: mi è piaciuto molto.

A questo pacchetto “base” di lavoro posso unire altri media espressivi come oggetti di scena, scenografie, visuals

Adesso mi trovo molto bene con il montaggio video, mi occupo direttamente di editing e color e talvolta di grafiche manuali/digitali: il montaggio video mi aiuta a esprimere al meglio quel che voglio evocare in condizioni ottimali, dando risalto al dettaglio. 

Cosa distingue il tuo modo di esprimerti da quello di altri tuoi colleghi?

Forse le mie scelte artistiche di immagine e musicali e il mio background artigianale autarchico hanno sempre derivato un prodotto… 100% Bernard

Il risultato è ogni volta diverso e libero, cangiante rispetto alla visione che per quella precisa contingenza ho concepito.

Mi ispiro a tante cose via via come tutti, ovviamente! Ma non mi comparo a nessuno, insomma.

Performer, danzatrice, attrice sperimentale e adesso anche artigiana. Cosa ti definisce meglio?

Agisco facendo di tutto per esprimere al meglio ciò che visualizzo.

Ma se guardo i vecchi disegni, mi accorgo di essere sempre stata anzitutto creatrice di personaggi attorno cui ruotano emozioni, stili e colori.

Poter vestire la figura umana, per renderla essa stessa protagonista di una visione… Che sogno!

Costumista, dunque? Sull’etichetta, tuttavia, scriverei solo il mio nome.

Da quanti anni lavori nel mondo della cultura? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Ho iniziato a mettermi in gioco da circa 6 anni, subito ricevetti la proposta di collaborazione con i Goblin, così il ruolo di performer musicale si è delineato presto.

E ancora oggi, benché il mio lavoro rimanga comunque indipendente, amo collaborare con altri artisti.

L’arte libera e totale è la mia unica vera spinta propulsiva. Per perseguirla nelle migliori condizioni da 3 anni ho il mio Alice Bernard Lab che è la discreta macchina attraverso cui opero: dalle grafiche e progettazioni alla realizzazione dei costumi, alla registrazione e post-produzione.

Le occasioni capitano in maniera spontanea, spesso inaspettata. Mi piace così che vada la vicenda artistica e umana!

Hai un pubblico-tipo?

Direi di sì. Sono lusingata dalla qualità delle persone che hanno avuto modo di conoscermi e che hanno piacere di seguirmi: amanti di generi musicali che io stessa amo e su cui opero, musicisti, artisti visivi che diventano amici-colleghi che traggono ispirazione da ciò che creo e che mi nutrono tantissimo, donne che apprezzano il mio modo di presentare e vivere la mia femminilità…

Trovo super quando capitano bambini e bambine che rimangono meravigliati e mi parlano come se fossi una fata o una bimba gigante.

C’è una cosa che un artista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

MAI lasciarsi ostacolare. Da cosa? guadagno/povertà, critiche/autocritiche, favore/solitudine, comfort/disagio, edonismo…

Un certo equilibrio e mens sana in corpore sano sono importanti, a mio avviso, per creare liberamente.

Un artista esiste solo se produce la sua arte o quando la esibisce, in quel preciso istante. Poi torna a essere un vaso vuoto.

Quindi FARE sempre, anche quando non te lo ha commissionato nessuno. Se non sei ispirato esercitati, restaura, fai ordine, osserva gli altri, studia, viaggia, nutri l’anima di bellezza e affetto…

Riempi il vaso. Poi torna a studio e dacci dentro. 

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro? 

Ho approfittato subito per riprendere alcuni esperimenti di laboratorio che avevo sospeso come approfondire il mondo del video, il che mi ha permesso di lavorare anche in remoto partecipando alla realizzazione di un videoclip.

Muoversi sul posto è comunque movimento, avevo tante stoffe che aspettavano di diventare qualcosa e gli ho dato forma.

C’è molta attività di background dietro un progetto…

Mi sono dedicata a quella senza obiettivi particolari, è stato un gioco interessante.

Fuck the cage.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Da ottobre ho avviato un progetto completamente nuovo, un corto interamente ideato, prodotto e realizzato da me basato sul romanzo “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse.

Dalla regia, ai costumi, alle grafiche, riprese, fotografia, suono, recording, editing e color. La musica? Una sorpresa.

Ho deciso di riadattare i testi mantenendoli in lingua originale: reciterò in tedesco. È la prima volta che scelgo di usare la voce per interpretare, sono molto elettrizzata!

Per raccontare in forma sintetica ma spero efficace un romanzo esistenzialista con i vari personaggi è stato necessario lavorare in modo articolato su vari livelli estetici ed ermetici.

Ad esempio in fotografia ho scelto prevalentemente il contrasto del bianco e del nero per evocare il dualismo su cui si basa il dissidio interiore del protagonista.

Il lavoro è complesso ma non complicato: non ho previsione di quando terminerà, al momento sono a metà riprese. Non vedo l’ora di montare! Ti allego una foto estratta da una clip!

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Sono molto affezionata alla performance di “Suspiria” perché nella sua semplicità la trovo lineare e d’effetto.

Quando ricevetti l’ispirazione stavo osservando il concerto dei Goblin dalla platea ed ebbi l’illuminazione: dopo la prima parte del brano, dopo la pausa… Quatta quatta si materializza “the witch” spiegando di botto sull’organo le ali di Iside argentate schizzate di sangue e facendole poi muovere a tempo di moog! Un espediente semplice, ma efficace.

Il costume: “soltanto” un body rosso con intarsi di cristalli rossi, frange tri-componenti ritinteggiate e fregi liberty in argento ispirati alla sintesi che elaborai della fotografia del film di Dario Argento.

Non nascondo che a distanza di anni mi piacerebbe rielaborare la coreografia e aggiungere qualche momento e costume in più.

Prova a dare un consiglio al nuovo Governo su come gestire il mondo della cultura. E alla nuova Assessora Fruci qui a Roma

L’arte e la cultura sono beni immateriali che nutrono l’anima senza consumare troppe risorse, sono il trionfo del patrimonio intellettuale umano insieme alla ricerca scientifica.

A giudicare da come lo Stato negli ultimi decenni abbia trattato il settore partendo dalla scuola e l’educazione credo che piuttosto dovremmo essere noi a organizzarci nonostante lo Stato.

Non so, chi ha da dare prenda per mano i più piccoli, chi ha spazio lo condivida…

Concerti da camera? certo, non questi streaming maledetti, soprattutto per i piccoli che devono provare vere emozioni. Per piccoli intendo coloro che si sanno meravigliare.

Forse un ritorno al Rinascimento anche clandestino è l’unica via per non chiuderci del tutto nella solitudine individualistica all’insegna della mediocrità umana e umanistica.

Roma è piena di bei luoghi, se avessi un figlio mi piacerebbe se camminando per strada potesse rimanere catturato da suoni meravigliosi e seguendoli scoprire realtà concertistiche e di rappresentazione in set da sogno.

Non so fare proposte più concrete e politicamente corrette.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Alice Bernard con un’immagine e con 3 parole? 

L’immagine: Un occhio azzurro sgranato senza pupilla, graficamente un tondo azzurro racchiuso tra 2 curve: l’ho dipinto all’ingresso del mio laboratorio.

Per me rappresenta il potere della visione.

Le 3 parole:

Eros
Eleganza
Horror Vacui

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: