Cultura Musica

Erriquez: alchimie, sorrisi e un mondo finalmente buono

Erriquez: alchimie, sorrisi e il pensiero di un mondo finalmente buono

È passata poco più di una settimana dalla scomparsa di Erriquez, leader della Bandabardò che lo scorso 14 febbraio ci ha lasciati dopo una lunga lotta contro un brutto male che alla fine se l’è portato via.

Oggi pubblichiamo il ricordo della nostra Stefania Perna di un artista travolgente e di un uomo buono, capace di generare sul palco una gioia purissima tra il pubblico e i suoi amici musicisti.

Una persona mai stanca di ricordarci che “in ogni parola, in ogni nota, in ogni salto sul palco, in ogni risata e incoraggiamento a saltare ancora più in alto, in tutto quello che ci circonda c’è magia”.

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L’arte abbonda di tentativi per portare conforto di fronte alla morte.

Alcuni sono commoventi, altri strazianti, altri ancora riescono ad alleviare il peso dell’assenza.

Più difficile è trovare parole capaci di colmare il vuoto che si crea quando a mancare non è solo una persona, ma il sogno che incarnava. 

La giornalista americana Elizabeth Gilbert una volta disse: “Il dolore è una forza che non può essere controllata né predetta… Il dolore non obbedisce ai nostri piani o desideri. Il dolore fa ciò che vuole, quando vuole. In quel senso, il dolore ha molto in comune con l’amore”.

Ed è stato proprio nel giorno in cui l’amore è celebrato che, senza obbedire a nessun piano, il dolore si è presentato.

Scuotendo cuori, facendo riemergere ricordi di quel mondo magico che Erriquez ha disegnato in più di vent’anni di danze e balli sotto la luna.  

Parlare di tristezza e della Bandabardò insieme è contronatura, completamente innaturale.

Chiunque abbia ascoltato un loro brano, o partecipato a un loro concerto, sa che la Bandabardò ed Erriquez sono inequivocabilmente sinonimi di euforia, libertà e sogno. 

Perdersi tra le note e i testi delle loro canzoni è entrare in uno stato onirico, in un mondo di sentimenti avvolgenti.

Mentre la banda sul palco generava pura gioia, ballare tra il pubblico era come volare, era sentirsi leggeri.

Era sentirsi parte di un tutto. Di un mondo possibile. Di un mondo finalmente buono. 

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Ascoltare la Bandabardò era credere di poter essere sposati dall’amore dei propri amici, in una casa su una spiaggia disegnata con i colori della fantasia.

Credere di essere incoronate regine dei fiori, quel giorno in cui si diventa ricchi. 

Era pregare chiedendo solo “vino e allegria, calore delle mani”.

Perché, proviamo a pensare, quanto sarebbe bello che “invece del potere si pensasse all’amicizia come modo di godere”?  

Erriquez, il “vecchio frikkettone”, ci ha ricordato in ogni parola, in ogni nota, in ogni salto sul palco, in ogni risata e incoraggiamento a saltare ancora più in alto, che in tutto quello che ci circonda c’è magia.

Ci ha incoraggiato a non andare a dormire per non rubare tempo ai nostri sogni, per colorare le case che non dovremmo mai abbandonare.

E che basta una scusa qualsiasi “per finire in abbraccio” e per perdersi in una “alchimia di sorrisi dritti al cuore e alla mente” che quella delinquente di Miriam serve alla gente.

Rimanere svegli era per sentire un ubriaco cantare amore alle persiane e per unirci a lui nel suo grido “io sono più contento!” anche di fronte a chi credeva che fosse “un errore da digerire”. 

Erriquez, con il suo profondo amore per l’umanità, ci voleva convincere che tutti i sogni sono possibili, che un giorno quello che desideriamo “succederà”, che si può volare e che bisogna fare sempre sogni grandiosi.

E mentre noi siamo ancora qui a chiederci se tutto questo sia davvero possibile, lui stanco ci ha detto: “E se ancora non ci credi, fa come vuoi, Io mi lancio verso il cielo, apro le braccia e poi…”. 

E noi qui, siamo rimasti divisi tra il sogno e la realtà.

Siamo rimasti qui, tra le mille incertezze della nostra libertà.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Stefania Perna)
(Foto: © Emanuela Vertolli)

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