Cultura Intervista

#Intervista, Viviana Colais: “l’ottimismo è uno stile di vita”

Intervista, Viviana Colais: “l’ottimismo è uno stile di vita”

L’abbiamo incontrata la prima volta fra gli attori protagonisti del progetto culturale “Visite guidate teatralizzate” in collaborazione con I viaggi di Adriano.

Viviana Colais è una professionista eclettica e una giovane donna piena di contagiosa energia.

In questa interessante intervista scopriamo insieme le mille e una qualità di Viviana.

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Viviana Colais

C’era una volta Viviana…. Continua tu questa fiaba speciale. Cosa diresti?

Che ama camminare sempre in avanti, nonostante i ciottoli e gli ostacoli da saltare.

Come nasce la tua passione per il teatro? 

Sono salita sul palcoscenico poco dopo aver iniziato a parlare.

Mi ricordo, o meglio mi dicono, che fin dalla materna avevo voglia di partecipare a ogni canzone, balletto o recita!

Fin da piccola andavo a teatro con nonna la domenica pomeriggio e sia con lei che con i miei guardavamo tanti film, specialmente in bianco e nero!

La passione come attrice però si è concretizzata da grande.

Prima al liceo, come organizzatrice del teatro (prendevo contatti con i teatri e portavo le classi a vedere gli spettacoli) ho avuto modo di vederlo da vicino, poi come attrice al primo corso di recitazione.

Dopo un piccolo stop, a 24 anni ho ricominciato e da lì non mi sono più fermata! 

Quale ricordo è quello al quale sei maggiormente legata pensando alla tua professione? 

Il provino per il ruolo di Sandra in “Che Disastro di Commedia”.

Mark Bell, il regista del format inglese e anche del nostro cast, è venuto in Italia grazie all’AB Management.

Primo provino su parte: scendo le scale sperando mi chiedesse Anna (quella impacciata), ma mi guarda e mi dice: “Ok tu fai Sandra”! Io la bomba sexy? Ma casco continuamente nella vita!

Durante il provino ci dà delle indicazioni e capisco subito l’ironia inglese che voleva e che io amo avendoci vissuto fino a un anno fa.

Ricordo che alla prima battuta rise. Il call back è durato 3 ore, sembrava di esser tornati in Accademia. 3 attori per ogni personaggio (in tutto 24).

Abbiamo fatto esercizi in gruppo, improvvisazioni e in ultimo le scene. Ricordo che per nessun istante delle 3 ore mi sono detta “non ce la farò”. Credo di esser stata per la prima volta davvero nel “qui ed ora”, me la sono goduta e sono stata in ascolto.

Esser stata scelta da lui e aver avuto l’opportunità di partecipare a un provino meritocratico, con attori bravissimi, che sembrava un workshop in Accademia, è sicuramente uno dei ricordi più belli!

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Viviana fuori dal palcoscenico cosa ama fare? 

Le cose che amano tutti! Ascoltare musica, scrivere, andare al cinema, a teatro, camminare, allenarmi, stare insieme ai miei amici, alla mia famiglia, parlare (sono logorroica), leggere libri di psicologia, di filosofia, di neuroscienza, di comunicazione (sembro matta lo so!).

Fino a prima del lockdown ero anche un’amante delle serie, ma stranamente dalla quarantena guardo poco la TV.

Sono un essere curioso, quindi mi invento sempre un nuovo interesse, anche se sono costante su pochi.

Un amico mi prende in giro perché dice che in realtà non riposo mai, sono sempre in apprendimento! HA RAGIONE!!! 

A quali progetti stai lavorando? 

Al momento fortunatamente sto lavorando su 2 set; una serie TV Mediaset e un film.

Dovremmo finire di girare a novembre e dovrebbero uscire con il nuovo anno, ma vista la situazione generale che stiamo vivendo, il condizionale è d’obbligo.

Spero nella ripartenza di “Che Disastro di Peter Pan” e “Che Disastro di Commedia”, mi mancano tantissimo!!

Al momento sono molto fiera dei progetti dove sono autodidatta. Mi spiego meglio. Ho passato il lockdown da sola in 50mq. Non ho fatto parte del gruppo workout, neanche del gruppo Masterchef, mi sono semplicemente chiesta “cosa so fare? Cosa mi piace?”, “cosa voglio comunicare?”, “come posso reinventarmi?”.

Ho imparato a far cose che non sapevo: a usare programmi di montaggio, di illustrazione (sono un po’ geek).

Ho dato vita a dei progetti che sto realizzando da sola e seguendo.

Il grande contenitore è VIVI semper (“vivi nonostante tutto”). Lì c’è una parte dedicata più alla scrittura: un libro, (ma sono indietrissimo), delle favole che sto pubblicando al momento sui social, ma che farò illustrare e altri articoli (li chiamo spunti di riflessione, visto che è ancora tutto work in progress).

L’altro pezzo del puzzle sono i video.

In alcuni parlo con Alexa (“Vivi Alexa“), perché realmente ho parlato molto con lei durante la quarantena. In altri cerco di ironizzare sul mio stato di single (“Vivi single“) e prendo in giro tutti gli stereotipi classici che mi vengono attaccati da ormai un anno.

C’è una terza parte alla quale sto lavorando e dove non sarò sola e che è femminile. Lotto per i diritti umani in generale, ma sono molto attaccata a temi relativi alla diversity.

Sto cercando, sempre con ironia, di creare contenuti che possano comunicare quanto ci sia ancora bisogno di FARE per ridurre il dream gap che c’è tra la condizione femminile e maschile, non solo nel lavoro, ma fin dalla scuola.

Questo tema mi sta talmente tanto a cuore che sto coinvolgendo diverse realtà. Vediamo cosa esce fuori!

In ultimo c’è uno spettacolo di stand up che spero riprenda forma e che si è interrotto causa Covid.

Nella fiaba della tua vita artistica, chi sono i tuoi compagni di viaggio e cosa vorresti dire loro?

Mi vengono in mente 3 persone: Luca Basile, Valerio Di Benedetto e Piera Saladino.

Sono cresciuta artisticamente con loro e con Valerio e Luca, ho ancora la fortuna di lavorarci in più di una realtà.

Vicino a loro vedo subito tutti i ragazzi della Fenix 1530 e i diversi membri dei cast di “Che Disastro“. Direi a loro prima di tutto GRAZIE.

Mark Bell mi ha insegnato che “un attore deve recitare bene per far brillare il proprio compagno sul palco”. Grazie di avermi fatto brillare e spero di continuare a farvi brillare!

Cosa serve al teatro oggi? 

Il teatro ha diverse funzioni, a maggior ragione ora, ma che in Italia non vengono colte o forse raccontate male.

A Londra il teatro ha la funzione di intrattenere, ma anche civica.

Il teatro è al pari di un monumento per intenderci, è SACRO, è ARTE.

Come tale può permettersi di vestirsi alla Andy Warhol o da Michelangelo.

Purtroppo come si nomina la parola “teatro” in Italia, si immagina sempre un vecchio professore di Italiano pesante e ottuso. Se si cerca di renderlo più “fruibile” sembra quasi di offenderlo o si scade nel commerciale.

Il teatro è un luogo sacro, dal colore cangiante. Può intrattenere, emozionare, comunicare, scuotere.

Potrebbe essere quel posto dove ancora tutto è possibile, dove non siamo costretti a essere polite per forza, perché è ancora una zona franca.

In Economia si parla di Domanda e Offerta (scusate come errore di gioventù ho una laurea in Economia). L’Offerta, ossia il pubblico, se da una parte sceglie, dall’altra deve essere educato. E solo agendo su una Domanda puoi far scoprire all’Offerta delle novità, incuriosirli.

Che Disastro” ne è la dimostrazione: 8 sconosciuti con un format di un infallibile successo mondiale. Al Teatro Greco nel 2016 abbiamo avuto giorni con 23 persone su 400 perché non c’erano i nomi. Se però lo spettacolo funziona, se la Domanda funziona, L’Offerta si crea.

Il teatro ha il dovere di riconquistare le masse, di intrattenerle e di farle pensare, senza avere la prosopopea di essere “IL TEATRO”, ma semplicemente uno dei tanti canali artistici di comunicazione.

Il teatro ha la funzione di essere il posto del possibile, dove tutto veramente può diventare possibile.

La cultura in generale sta attraversando un momento storico di grande criticità. Che riflessione ti senti di condividere rispetto a questa affermazione? 

Siamo in un momento dove sembra che tutti possano fare tutto! Potenzialmente tutti gli essere umani possono fare tutto, a fronte di fatica e impegno.

La cultura è lo strumento per rendere tutto possibile, per realizzare i nostri sogni, le nostre aspettative. Per combattere l’ignoranza, che limita gli orizzonti e alimenta gli invidiosi.

Per cultura intendo tutto ciò che possa aprire la mente, che possa sviluppare un pensiero critico.

Abbiamo parte del patrimonio artistico mondiale nel nostro Paese, siamo stati tra i padri del cinema ma sottovalutiamo il tutto, non ci investiamo, lo abbandoniamo.

Cosa ancora più grave non lo divulghiamo, perché la CULTURA è PESANTE.

2 parole bellissime, “cultura” e “pesante”, che sono state comunicate come agé.

Dalla cultura dovremmo ripartire perché quella genera meraviglia, curiosità. Crea senso di appartenenza, gruppo e unione.

Abbiamo il dovere di insegnarlo ai bambini e di ricordarlo ai giovani e meno giovani.

La cultura è sapere e solo conoscendo possiamo scegliere.

Domanda politicamente scorretta: ma, il tuo attore/attrice preferito/a, qual è? 

Facilissima! Cate Blanchett, Kate Winslet, Benedict Cumberbatch.

Sono molto british nei gusti e di italiani amo e adoro l’unica e inimitabile Monica Vitti

Prima di andare in scena cosa ti ripeti? C’è un piccolo rito scaramantico al quale sei legata?

Mia mamma mi chiama al telefono per farmi il rituale, come lo definisce lei!

E poi mentre mi preparo ascolto musica, ballo e canticchio.

Recitare su un palco è un dono, quindi entro sempre come una bambina al parco giochi!

A chi dedichi il tuo percorso artistico? 

Alla mia famiglia: i miei genitori e mia sorella.

Mi supportano e sopportano dopo tanti anni, oggi più di prima. 

Se dico amicizia, cosa ti viene in mente? 

La mia linfa vitale. Senza i miei amici non sarei quella che sono. Sono felice di averne di storici e di averne incontrati di nuovi, ma che “prepotentemente sono entrati nella mia vita”.

Gli amici se ci sono, ci sono sempre, anche a distanza.

Ti sei mai scoraggiata? 

Capita spesso. Con il tempo è cambiato il modo e il tempo con il quale reagisco.

Incasso bene: faccio un provino e lo dimentico.

Certo, magari il NO lavora sotto traccia e allora mi rimetto in gioco con lo studio, perché un attore NON DEVE mai smettere di farlo e rilancio.

Su questo dico sempre “cado, rimbalzo e salto più in alto”.

Il tuo sorriso è contagioso: puoi dedicarci un saluto che ci sappia regalare un sorriso? 

Ogni cosa che pensiamo è possibile: il problema è che ci pensiamo troppo prima di farla!

Regaliamoci questa perversione, pensiamo di meno e agiamo di più! Magari ci piace!

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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