Teatro

Invito a Teatro: aspettando il Teatro Studio Uno

Invito a Teatro: aspettando il Teatro Studio Uno

Lo abbiamo più e più volte definito la casa del teatro off romano. E per questo ci piace davvero moltissimo.

Abbiamo spesso raccontato dei loro spettacoli all’interno della nostra rubrica #Club29, ci siamo stupiti per la capacità di trasformazione degli spazi che lo compongono.

Il Teatro Studio Uno è un esempio di resilienza artistica, capace di dialogare con il territorio e di creare nuove opportunità di confronto. 

Abbiamo chiesto a Eleonora Turco e Alessandro Di Somma di rispondere alle domande del nostro “Invito a Teatro”, lo spazio dedicato al teatro in questo tempo difficile di Covid-19.

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C’era una volta il Teatro Studio Uno: se doveste compilare la sua carta d’identità, cosa scrivereste?

Eleonora – Testardo, fuori dagli schemi, con lo sguardo rivolto all’orizzonte. Questo scriverei sulla carta d’identità del Teatro Studio Uno, una descrizione che combacia con le caratteristiche delle persone che lo hanno abitato in questi anni, che lo hanno trasformato in quello che per tutti era diventato, uno spazio d’arte dove tutto o quasi era possibile.

Un’isola felice dove poter sperimentare in assoluta libertà la propria idea di teatro, mettendo in relazione artisti, addetti ai lavori e pubblico.

Un luogo fatto di persone, relazioni, incontri dove imparare, confrontarsi e condividere. Una comunità che si incontra attraverso gli spettacoli, le residenze, i laboratori, che si è fatta sempre più consapevole della forza e della ricchezza di quest’incontro.

Alessandro – Spazio unico nel suo genere, cresciuto in contenuti e organizzazione anno dopo anno, sempre a disposizione degli artisti.

Un luogo contaminato da idee, persone, filosofie completamente diverse ma che convergono nella voglia di creare progetti artistici nuovi, dal messaggio chiaro e contemporaneo, di matrice popolare ma non commerciale.

Rifugio, casa, luogo del cuore più che dell’anima. 

Ma oggi c’è ancora! Sogni, speranze e progetti per il post quarantena

Eleonora – Le speranze sono tante, abbiamo tanta voglia di ricominciare ma ancora non abbiamo chiaro come poter risorgere dopo questa profonda crisi, che da sanitaria sta diventando inevitabilmente anche economica.

2 mesi fa, come prima reazione alla chiusura, abbiamo trasmesso online le dirette streaming dei 2 spettacoli che avevamo pronti per il debutto: “Amleto e sua moglie Ofelia” e “È ita“.

Ma quella era una reazione al momento, non intendevamo trasferire le nostre attività online e infatti così è stato. Ci siamo fermati. Come tanti.

Il motivo è semplice: il nostro è un lavoro dove il contatto è imprescindibile, non mi riferisco solo allo spettacolo.

In un teatro, soprattutto un piccolo spazio, presidio culturale di quartiere, il contatto è necessario, tutto avviene perché ci si incontra, si scambiano visioni, idee, emozioni, il rapporto umano è fondamentale.

Tutto questo non è più possibile, almeno per ora.

In questo momento tutti i progetti sono fermi, vogliamo ragionare su come riprendere in sicurezza le attività sociali e relazionali, fondamentali per la comunità.

Vogliamo ripartire, quando le condizioni sanitarie lo permetteranno, insieme alle persone che hanno trasformato con noi il Teatro Studio Uno in quello che è oggi “La casa romana del teatro indipendente“.

È da qui che ripartiremo, dalle relazioni e dal rapporto con la comunità. Ma per ora è impossibile fare previsioni. Si vedrà giorno dopo giorno.

Alessandro – La speranza per il futuro è di poter far tesoro di tutte le riflessioni del post lockdown per ripartire più determinati di prima, consapevoli ancora di più delle esigenze del nostro settore e delle possibilità che non abbiamo sfruttato appieno.

Un futuro di lavoro e passione per scavare fondamenta ancora più profonde e porsi obiettivi sempre più grandi.

Non si può vivere senza, l’umanità non può vivere senza il Teatro. Forse un giorno si potrà vivere senza il cinema, ma senza il Teatro è impossibile. Almeno finché esiste l’uomo, finché esiste lo specchio, il riflesso di noi stessi che respira, vivo come noi. L’uomo ha bisogno dell’uomo, di essere riconosciuto, di vedersi di fronte e farsi delle domande, per cui non penso che il Teatro morirà mai.

Emma Dante

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)

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